Alper Dostal e le opere che si distruggono come il nostro pianeta

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«Mi chiamo Alper Dostal, sono un designer e vivo a Vienna»: una presentazione sintetica quella sulla sua pagina Instagram eppure, in quanto a originalità, il designer ideatore della Hot Art Exhibition non ha nulla da invidiare ai grandi inventori.

Rivisitazione de “La persistenza della memoria” di Salvador Dalì

Dostal è un artista che distorce e osserva il processo di dissolvenza, quando è già avviato ma non ancora giunto al termine: lo fa coi numeri, le lettere e anche con i quadri. Ne ha selezionati alcuni, quali L’urlo di Munch, Guernica di Picasso, La notte stellata di Van Gogh, la Composizione in rosso, blu e giallo di Mondrian, La persistenza della memoria di Dalì, e li ha restituiti rivestendoli di una certa peculiarità. O forse sarebbe meglio dire, disfacendoli con una certa peculiarità. L’obiettivo di scarnificare queste opere auree della loro bellezza è un riferimento diretto: lo sconvolgimento climatico messo in atto dall’uomo lo depriverà della stessa bellezza che egli ha creato negli anni.

Rivisitazione de “Il figlio dell’uomo” di Renè Magritte

Sarcasmo e orrore, risata grottesca ma altrettanti pensieri seri sono celati dietro una chiazza corvina che va liquefacendosi sul terreno, che viene come corroso dall’estensione ombrosa del disfacimento della figura de Il figlio dell’uomo di René Magritte. E mentre a Bruges il Museo Xpo ospita un meraviglioso allestimento per ricreare la storia e la mente di Dalì, La persistenza della memoria diventa una realtà sempre meno tangibile nella sua già precedente fattezza d’astratto.

Rivisitazione de “La notte stellata” di Vincent van Gogh

Nel frattempo, van Gogh dissemina le sue stelle e perde l’orientamento delle fisionomie nerastre dei cipressi, che troppo poco furtivamente scivolano via sempre più lontani dalla Notte stellata, solo apparentemente illuminata dal volto della stabilità.

Le mie opere sono spesso influenzate dalla vita di ogni giorno, dal surrealismo, dal disegno industriale e dall’astrattismo. Vorrei descrivere il mio lavoro come estetico, un po’ bizzarro, umoristico e con un goccio di sarcasmo, che spesso nasconde una storia (Alper Dostal

E mentre la lotta per rendere coscienti sempre più persone viene strenuamente portata avanti da attivisti quali Greta Thunberg e Oliviero Alotto, osservare con un leggereìo sorriso da stregatto smarrito e un’inquietudine tutt’altro che astratta il rischio di perdere un’intero patrimonio di cimeli emotivi è un’arma potente, che non può e non deve lasciare indifferenti.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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