«Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado»: Ovidio, tra letteratura e amore

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Publio Ovidio Nasone, più semplicemente Ovidio (Sulmona, 20 marzo 43 a.C.- Tomi, 17 o 18 d.C.) non è soltanto uno dei maggiori protagonisti della letteratura latina, ma è stato anche uno dei più fini interpreti del sentimento amoroso femminile e, più in generale, dei sentimenti. Inoltre non si può non dimenticare il suo contributo dato alla mitologia, con la redazione delle celeberrime Metamorfosi, dove stila la prima enciclopedia della mitologia classica, raccogliendo miti greci e romani.

«Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò»: Ovidio, tra letteratura e amore
Ovidio

Nato a Sulmona da una ricca famiglia equestre, Ovidio non è interessato alla vita politica, ma, in sprezzo alle raccomandazioni paterne, si dà alla letteratura. È opportuno rimarcare una prima differenza con l’approccio della romanità alla letteratura: egli si dedica, programmaticamente ed esclusivamente, all’otium e mai al negotium (cioè all’attività politica). L’otium non aveva una connotazione negativa, poiché indicava l’attività letteraria o, più generale, culturale a cui si dedicavano gli uomini politici dell’antica Roma al di fuori degli impegni quotidiani. Ovidio, tuttavia, è l‘archetipo del letterato che preferisce dedicarsi all’arte in luogo della politica (nella situazione attuale in Italia sarebbe, probabilmente, un modello da imitare). Non a caso egli trova l’appoggio di Messalla Corvino (intellettuale filorepubblicano), per poi approdare presso la corte di Augusto, sotto l’ala protettrice del suo ministro della cultura Mecenate, quello stesso Mecenate che aveva permesso a talenti del calibro di Virgilio e Properzio di emergere e di affermarsi.

Come si evince dal titolo di questo contributo, Ovidio è un poeta d’amore, con un’attenzione particolare rivolta agli esiti dei sentimenti nelle donne. Anche in questo caso, il letterato abruzzese si dimostra innovatore nel suo campo grazie ai suoi Amores (23 a.C.- 14 a.C.). Rispetto alla raffinata e sofferta poesia catulliana, dove il poeta veronese aveva espresso un servizio d’amore totalizzante nei confronti di Lesbia, nei tre libri ovidiani mancano di una figura femminile unificatrice, fatta eccezione per Corinna (che alcuni ritengono essere Giulia, figlia di Augusto), e, soprattutto, l’amore viene descritto con distacco e ironia, quasi fosse un lusus e non un dovere a cui dedicarsi anima e corpo. L’indagine della psicologia amorosa prosegue nelle Heroides (25-16 a.C., “Eroine”), raccolta di 21 lettere elegiache di donne del mondo greco-romano indirizzate ai loro innamorati o mariti. Si può rilevare una dialettica contraddittoria tra rifiuto e l’impossibilità di obliare l’oggetto d’amore, come si vede nella lettera di Didone a Enea:

Enea resta sempre impresso nei miei occhi insonni, Enea ho nella mente, notte e giorno. Ma lui è ingrato e sordo alle mie offerte generose e, se non fossi insensata, vorrei fare a meno di lui. Tuttavia non odio Enea, benché mediti il mio male, ma lamento la sua slealtà e, pur lamentandomi, lo amo di più 

Heroides VII

Il capolavoro della fase amorosa di Ovidio è l’Ars amatoria (1 a.C.-1 d.C., “L’arte d’amare”), dove egli dà consigli su come conquistare le donne. L’autore è esterno alle dinamiche dell’amore: il libro si pone come un manuale di consigli, in cui il praeceptor spiega al suo discente come fare conquiste. Un precetto che mi sembra essere essenziale è questo:

Exue fastus,  curam mansuri quisquis amoris habes!

Abbandona l’orgoglio, se desideri godere di un amore duraturo! 

t.d.r.

«Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò»: Ovidio, tra letteratura e amore

Indubbiamente il capolavoro di Ovidio sono le Metamorphoseon libri XV (8 d.C., “Le metamorfosi”), un immenso catalogo di miti della classicità. Anche in questo caso la materia viene trattata liberamente dall’autore latino: se per la poesia alessandrina il mito aveva una funzione di exemplum, una funzione morale, lo stesso non si può dire per Ovidio, il quale inserisce il tema della trasformazione nell’età dell’oro dell’antica Roma, cioè l’età di Augusto, basandosi sulla ricezione e sulla reinterpretazione di Esiodo, Platone o Callimaco. Va da sé che una simile opera ebbe una vasta eco nei secoli successivi, dimostrando la vitalità e il successo del mito come fonte eziologica di comportamenti o situazioni. Del resto non si può dimenticare come il mito abbia avuto un’importanza fondamentale per la letteratura modernista del secolo scorso, da T.S. Eliot a Joyce, e mi piace pensare che anche Ovidio abbia giocato la sua parte anche in quel caso.

Ovidio è un artista straordinario e incredibilmente moderno, soprattutto per l’attenzione dedicata alla donna e alla sua psicologia.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura

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