Jean Baudrillard e il simulacro: la nostra realtà è reale?

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Jean Baudrillard e il simulacro: la nostra realtà è reale?Nel campo della sociologia e della filosofia, Jean Baudrillard  occupa un posto di imparagonabile rilievo. La sua figura e i suoi lasciti teorici ci offrono continui e sempreverdi pungoli per riflessioni sulla società, sul nostro modo di vivere e di essere nel mondo. È uno di quegli autori che sanno far aprire gli occhi su ciò che prevedibilmente e banalmente, almeno in apparenza, è intorno a noi; è un pensatore che è stato – e continua con i suoi scritti – a essere in grado di presentare un punto di vista analitico del tutto imprescindibile per l’uomo in quanto essere sociale prodotto della modernità.

Nato a Reims il 27 luglio 1929 (e scomparso il 6 marzo 2007 a Parigi), Jean Baudrillard inizia la sua formazione culturale come germanista, sviluppando un vero attaccamento nei confronti del movimento comunista e marxista, presenze e influenze mai del tutto accantonate nel corso dei suoi studi. Baudrillard comincia a proiettare il suo sguardo verso il presente con filtri critici e polemici verso il capitalismo, il burocratismo e cercando di elaborare una teoria che riprendesse la visione della storia marxista per poterla ambientare in quegli anni Sessanta del Novecento. Le sue tensioni valutative e sempre puntuali hanno fatto di Baudrillard un pensatore della post-modernità a cui non si può non far riferimento nel settore degli studi sociologici. Smantellate, infatti, le grandi teorie e visioni che guardavano alla realtà come un sistema complesso ma organicamente descrivibile (come l’idealismo o il positivismo), il presente diventa ora un insieme di segni. Non è la creazione di una realtà frammentaria ma la creazione di una iperrealtà: dalla realtà del concreto si giunge a una realtà iper, virtuale, di segni, appunto, che significano oltre, che hanno valore di qualcosa.

Jean Baudrillard e il simulacro: la nostra realtà è reale?Tali segni, per Baudrillard, sono i simulacri. Vivremmo, dunque, in una società di simulacri, laddove a essere messo in piena e completa discussione è il concetto di realtà, non di verità, come spesso era accaduto in passato. Lo sguardo di Baudrillard che si proietta sul quotidiano è pessimistico, per non dire tragico e drammatico. La cultura produce qualcosa senza significato, e la sola branca del reale che è in grado di tenere in mano le sorti dell’uomo è l’industria, la società dei consumi. Ecco allora come il pensiero di Baudrillard approda alla critica della costruzione di un desiderio che sovverte il bisogno. Il consumatore è portato – e qui scende in campo la tanto strategica pubblicità – a desiderare quasi capricciosamente un qualcosa di cui non necessita, nella convinzione di una felicità o positività insita in tale oggetto, se ottenuto.

I nuovi media hanno giocato un ruolo cruciale nella fabbricazione del significato o finto valore della realtà: Baudrillard ha commentato come la televisione ci abbia portato verso l’illusione di assistere a fatti accaduti in luoghi a noi distanti – esperienze di guerra, per esempio – di cui mai potremmo permetterci di sostenere la veridicità. Tutto ciò che vediamo attraverso lo schermo è una comunicazione artificiale, un reale contraffatto. E, fin qui, potremmo convenire che la nostra consapevolezza giunge a confermare tali teorie. Ma Baudrillard si è spinto più in là, nella simulazione della realtà che trascende lo schermo o il canale comunicativo, e tocca tutti i luoghi che vengono appositamente costruiti all’interno della società per vendere qualcosa, anche uno stile di vita o un tipo di esperienza quotidiana. È la proposta accattivante del fascino, ma che non corrisponde alla realtà, non è realtà, è simulazione, traduzione di quel simulacro.

Jean Baudrillard e il simulacro: la nostra realtà è reale?Proviamo, prendendo un esempio ben noto a Baudrillard, a considerare Disneyland: qui, tutto è incastrato in un meccanismo di funzionamento invidiabilmente impeccabile. Si entra in una realtà altra rispetto alla quotidiana, ci si ritrova in un mondo finto di cui possiamo avvertire lo scarto con l’esterno. E, analogamente, il fenomeno che è ormai una Las Vegas o una mentalità megalomane degli Stati Uniti sono alternative contrarie e caricaturali del vero. Ci rechiamo volontariamente in tali luoghi perché attratti dalla spettacolarità magnetica della ri-creazione, della meraviglia, del simulacro.

E come o dove collocare, quindi, in questa visione la tanto recriminata e lamentata – ma irrinunciabile – realtà virtuale? Non possiamo non considerare le teorie sviluppate da Baudrillard oggi che siamo inglobati dalla manipolazione dei media, dei programmi informatici e delle psicologie commerciali. Qual è l’originale realtà per noi? Viviamo di segni e simulacri o siamo in grado di concepirne la differenza con criticità?

Ricordare filosofi come Baudrillard significa dare un senso al suo prezioso lascito culturale e umano. Leggere i suoi testi – tra i tanti, La società dei consumi o Simulacri e simulazione – e tentare di rispondere a specifiche domande che sorgono spontanee ci permette di diventare uomini più consapevoli del nostro ruolo nella società.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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