Lezioni d’Arte – L’infinito amore di Dante Gabriel Rossetti

A Palazzo Reale a Milano sono arrivati i PreRaffaelliti: tra le opere in mostra anche la famosa BEATA BEATRIX di Dante Gabriel Rossetti

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Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix – olio su tela, ca. 1864-70
Tate Gallery, Londra

L’uomo, per sua natura, guarda prima indietro e poi prosegue in avanti. È sua indole quella di cercare nelle epoche passate il fondamento valido per le sue nuove azioni.

Nell’arte succede la stessa cosa: uno stile rinnova e ripropone l’altro, un ponte lungo anni e decenni unisce i secoli. Per esempio, nell’Inghilterra vittoriana, elegante nei modi ed imperante sui mari, modello per l’intera Europa, si aprì una parentesi fra le più belle dell’arte europea, sull’onda di questo ritorno al passato: è la stagione dei Preraffaelliti.

La Gran Bretagna in quel periodo era ai massimi livelli economici ed industriali, e la società rifletteva questo fermento portato dallo sviluppo, dove la fede nel progresso guidava e sovrastava la capacità umana. Ma l’artista, fermo ad osservare ciò che la bellezza apparente nasconde, avverte che qualcosa non quadra, l’uomo non è più un essere della natura, l’uomo è divenuto meccanico.
I Preraffaelliti, un gruppo di pittori riunitosi in una confraternita nel 1848, contrari a questa nuova visione, svoltano ed iniziano a viaggiare controcorrente, abbandonando così il mondo pratico e relativo per una realtà onirica e simbolica: questa dimensione dava loro sicurezza e scacciava via gli spettri della realtà industrializzata. La naturalezza insita nelle cose è la musa ispiratrice del pittore preraffaellita, che ad essa accosta la personale sfera interiore. Questi pittori riprendono a dipingere dall’esperienza di Raffaello e la purezza del linguaggio pittorico li accomuna.

In questo terreno pone le radici Dante Gabriel Rossetti (Londra, 12 maggio 1828 – Birchington-on-Sea, 10 aprile 1882), pittore ed esponente di spicco del gruppo preraffaellita. La sua celebre opera intitolata Beata Beatrix, un olio su tela datato 1863 e conservato presso il Tate Britain di Londra, racchiude e ci racconta la sua filosofia figurativa.

Rossetti si accosta alla pittura in età giovanile e in questi anni di formazione lo affascina la poetica stilnovista di Dante Alighieri ed è proprio il sommo poeta ad ispirare l’opera. Qui ci mostra la forza dell’amore e lo fa attraverso Beatrice la donna angelo che Dante amava: la pone in primo piano con gli occhi chiusi mentre rivolge la testa verso l’alto, ha le braccia posate su un piano ed apre lentamente le mani, un senso di abbandono avvolge la figura. Beatrice non si oppone al destino fatale, una luce rossa ha già avvolto il suo capo e presto prenderà la parte restante del corpo, il passaggio dalla vita alla morte è iniziato. Una colomba rossa, di natura divina (lo si deduce dall’aureola posta sul capo dell’animale), che stringe nel becco un fiore di papavero, si posa vicino al braccio della donna. Dietro in secondo piano, sono collocate due figure umane poste l’una di fronte all’altra: in questa atmosfera onirica, Dante assiste al transito dell’amata nel mondo ultraterreno.

Dante Gabriel Rossetti, in maniera sublime, riesce a rendere il duplice aspetto presenti nell’opera, ovvero quello figurativo e quello simbolico. Per quanto riguarda il primo, Rossetti riesce a ben definire la figura posta in primo piano e lo fa attraverso l’uso di toni ombrati illuminati solo da piccoli tocchi di luce, mentre, mentre le figure del secondo piano appaiono offuscate e dunque non definite con totale chiarezza. Il pittore si limita, attraverso il gioco di luci ed ombre, a definirne le parti. Questo particolare non solo mette in risalto la figura in primo piano, ma riesce a rendere il senso di profondità.

L’atmosfera surreale è una componente fondamentale dell’opera e nell’aspetto più simbolico di essa, ovvero Beatrice, Rossetti rivede sua moglie Elizabeth: nel racconto figurativo il pittore omaggia il suo amore per colei che non c’è più. La forza dell’amore spirituale si pone su tutto, guida l’osservatore alla verità ovvero alla potenza del sentimento che supera i confini terreni. L’altro simbolo presente nel quadro è la colomba rossa: questo uccello viene strappato dalla sfera sacra canonica, non è più l’animale portatore di speranza, bensì lo è di tormento. Nell’opera la colomba strige nel becco un papavero: proprio da questo fiore prese vita il veleno che ha condotto alla morte Elizabeth nel 1862.

Dante Gabriel Rossetti in un suo scritto, in merito  all’opera disse:

Bisogna ricordare, guardando il quadro, che non intende assolutamente rappresentare la morte… ma renderla attraverso una sorte di trance, in cui Beatrice, seduta al balcone che guarda verso la città, è improvvisamente rapita dalla terra al cielo.

Domenico Ble per MIfacciodiCultura

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