Andrea Camilleri, gli insulti sui social sono “flatus vocis” e non toccano il Maestro

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Senza tanti preamboli né ricerca di bella scrittura o ragionamento, che cosa possiamo imparare, dagli ultimi giorni di Andrea Camilleri? Verosimilmente, molto poco: sta a dimostrarlo il fatto che non abbiamo imparato niente dalla Storia con la maiuscola, per non dire del fatto che ci arroghiamo di diritto di credere che il grande scrittore la pensi come Socrate, quando riteneva che non si possa insegnare nulla se non a pensare.

A bene vedere la gioia e la foga con cui i sostenitori del Ministro dell’Interno gioiscono in queste ore sui social per il malore del Maestro, anche l’insegnare a pensare ci sembra un’impresa troppo ambiziosa. Persino per Andrea Camilleri. Nondimeno, non siamo d’accordo con le titolazioni indignate, con i peana contro il cosiddetto “sfregio a Camilleri”: ancora una volta, dobbiamo rilevare la totale inconsistenza, l’assoluta indifferenza di tanto, pur disgustoso odio. Non crediamo, e non vogliamo credere, che la solita bullistica replica del Ministro, “pensi a scrivere”, abbia potuto incidere sulla salute di Andrea Camilleri: non dopo tanta cultura, creatività, dopo tanto dispensare sapere. Eppure, dobbiamo fronteggiare il fatto che un gigante non possa essersi fatto intimorire da un pigmeo (con rispetto parlando per i pigmei), ma possa aver subito il contraccolpo del vedere la propria amata nazione farsi travolgere ancora una volta dal razzismo più becero, dalla violenza più bassa ed ingiustificata, dalla stupidità di massa. Dalla recrudescenza delle modalità mafio-fasciste: perché una cosa ci ha colpito dell’odio riversato su Andrea Camilleri a seguito del suo malore: il fatto che molti, molti subumani abbiano inveito contro questo nostro prezioso aedo rinfacciandogli di aver “infangato” il loro “capitano”.

Il che, è precisamente il modus cogitandi tipico sia della Mafia che del fascismo: nemmeno la difesa è consentita, secondo questi mostri, e viene vissuta come un’offesa primigenia e diretta. Il modello comportamentale è Al Capone che dà dell’infame ad Eliot Ness: questo sono tutti coloro i quali pensano che Camilleri sia stato un infame a criticare il loro “leader”; nulla più, semmai meno, come l’altra parte, quella degli ignavi, quelli che non si

Seminare odio a spaglio, lo state facendo bene

schierano in attesa di un’opportunità proficua, che moderatamente vogliono pensare che le esternazioni di Camilleri siano state “inopportune”.

È stato coraggioso, Andrea Camilleri, a dire di avere bisogno di un antiemetico ad osservare il Ministro di cui sopra? Non crediamo sia l’aggettivo corretto, nella fattispecie. Almeno, è ben triste accorgersi del coraggio di Camilleri solo in questa circostanza. A novantatré anni ed essendo Andrea Camilleri, dire ciò che si pensa non è un atto di coraggio ma di onestà intellettuale. E un atto didattico. Il coraggio, indubitabile, è venuto prima. Ad esempio in quell’episodio di Montalbano in cui il commissario di Vigata spara alle spalle di un criminale responsabile di violenze e traffici su bambini: perché in questi giorni ce lo siamo dimenticati in un empito di giusta indignazione per un atto di barbarie, ma in realtà in questo nostro mondo fatto di infinte sfumature di grigio si può anche sparare alle spalle. Anzi, la fucilazione alle spalle era qualcosa di codificato, per le colpe più infamanti. Ma bisogna avere il coraggio di dirlo, come quello di dire che giustizia e legge non sempre coincidono, anzi, e che il diritto è un concetto assai complesso e fantasmatico.

Per questo, fondamentalmente non siamo d’accordo col coro di invocazioni che augurano sì a Camilleri di riprendersi, ma di farlo perché “ne abbiamo ancora bisogno”. Maestro, non ci lasci soli con i fascisti, abbiamo letto. Questo è ingeneroso. Di una puerilità imbarazzante. Andrea Camilleri, maestro della maieutica, tanto anziano da aver sostenuto conversazioni con Tiresia, ci ha già mostrato come pensare, come essere coraggiosi, come fronteggiare il nemico e guardarlo dritto negli occhi anche essendo ciechi. Non è lecito chiedergli di rimanere qui perché non abbiamo ancora capito la lezione: sembreremmo quegli adolescenti che han lasciato passare l’anno scolastico giocando a biliardo e vanno a lezione di recupero il giorno prima dell’ultimo compito di giugno, ingenui e patetici.

Sta a noi, e solo a noi applicarla. Ben venga una ripresa di Andrea Camilleri: che il tempo scorra all’indietro e ce lo riporti in grado di sostenere altre conversazioni in Sicilia, a scrivere altri cento libri. Lo sappiano, ben poche altre figure di riferimento ci rimangono, in questa Italia devastata dall’ignoranza orgogliosa, da questa stupidità talmente profonda da non percepirsi neppure, da questo odio spaventato dalla cultura, dal bello, dalla varietà. Lunga vita, Andrea Camilleri. Ma nel frattempo, stiamo serenamente pronti a preparare il coro, gli scudi, le vele nere e le cetre e quant’altro.

Il Maestro Andrea Camilleri ci ha già mostrato, come Socrate, come inventare l’uomo moderno.

Rendiamogli onore mostrando di aver capito la lezione, suvvia. Non c’è altro modo di farlo.

Voglio morire con la speranza che si possa vivere in un mondo di pace. Il futuro è nelle mani dei giovani, non disilludetemi! – Andrea Camilleri

 Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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