Jordan Cozzi, il fotografo che immortala la bellezza degli anziani

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Durante uno di questi appuntamenti si presentò una coppia anziana proveniente da Mantova che da giovane si trasferì a Milano per lavoro. Mi innamorai subito dei loro sguardi e del modo in cui ci raccontavano i primi momenti della vita passati insieme, ma soprattutto mi colpì la loro strana scelta (o tale allora mi sembrava) di trasferirsi in quella casa di riposo

(Jordan Cozzi)

Si chiama Jordan Cozzi, e questa è la descrizione di una coppia. Non una giovane, non è il ritratto di due intrepidi avventurieri agli albori delle prime esperienze amorose. Non vi è quella bellezza apparente che subito emana dalle candide pelli senza rughe e dall’effluvio di capelli, lisci dorati o evocanti la frizzantezza dei ricci corvini. Anche dal bianco e nero, le fisionomie risaltano trasmettendo la concreta essenza di fotogrammi incartapecoriti, coi segnali di quello Zeitgeist (spirito del tempo) che s’è avvinghiato alla carne e ne ha solcato indelebilmente i lineamenti. Eppure, nonostante l’evidenza di tale sconfitta somatica, a conferma di quella mente embodied che si relaziona a un corpo e assieme ad esso esperisce gioia e felicità alternata a sofferenza e schizzi di rabbia, le due figure sono vicine. Molto vicine: lui le cinge la vita con le mani imbiancate di blu dalle vene in risalto e lei dolcemente gli sfiora una guancia e lo bacia.

I particolari de “Il bacio” di Francesco Hayez ricordano molto la coppia anziana di Cozzi

Sigmund Freud in Al di là del principio del piacere, scrisse che «Le analogie non dimostrano nulla, questo è vero, ma aiutano a capire» e dunque come fare a meno di notare l’incredibile somiglianza con il Bacio (1859, oggi alla Pinacoteca di Brera) di Francesco Hayez? Non è l’età a stabilire la bellezza, ma la bellezza a presentarsi sempre nelle stesse forme ma cambiata d’aspetto nelle differenti età della vita.

Oltre al progetto True Love, sul sito di Jordan vi è un’apoteosi monocromatica di antiche storie.Tra quei fotogrammi più o meno recenti, hanno sede fiumi di sentimenti pensanti in età avanzata, che Jordan ha pecepito e suddiviso in diverse sezioni a tema:

  • Morte come Individualità: fotografie impostate sul modello di Philippe Ariès, raccontato nel saggio Storia della morte in occidente. Per Jordan, la morte, quell’ultimo istante, fa comprendere appieno la ricchezza della propria Individualità e l’attaccamento al Sè
  • Domenica con mia nonna: riprese bianche e nere da diversi punti di vista; solo in una si vede il volto della nonna riflesso nello specchio
  • Smart City: relazione tra gli aspetti tecnologici e quelli sociali
  • 80° in Residenza Vignale: scatti di un ottantesimo compleanno, con discorsi incorniciati nelle espressioni visive immortalate al dettaglio, con parole disperse tra gli anfratti lussuriosi di una residenza d’epoche fa

Nato da un parto plurigemellare, Jordan ha studiato presso la Scuola Internazionale di Fotografia e della Narrazione Visiva di Firenze. Dopo numerosi riconoscimenti (vincita del Premio Viani consegnatagli da Oliviero Toscani e successiva menzione nel I° Triennale della Fotografia Italiana), dal 2014 lavora al suo progetto True Love, nato in seguito all’esperienza di volontariato presso una casa di riposo a Garbagnate Milanese. Nella sua biografia, si definisce:

«costante nel suo lavoro è lo sguardo intimo ed empatico verso le persone, che si dimostra in immagini di vita quotidiana, privata, assurte a concetti assoluti di amore, tempo e morte». 

Morte dunque: Thanatos che sconfigge Eros o una convivenza fino all’ultimo respiro? Per Jordan la risposta è evidente: comunque vada, la bellezza dell’essere insieme non verrà cancellata dal tempo.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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