Diari Immaginari – Bella Rosenfeld e il suo “amore in volo” per Chagall

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Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Bella Rosenfeld.

Non muoverti, resta dove sei. Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra, mentre tu prendi lo slancio con un piede, come se ti sentissi troppo stretto in questa piccola stanza. Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori…

Chagall e Bella Rosenfeld

Le tue parole mi arrivano all’orecchio come una dolce melodia suonata al violino. «Bella, Bella, guarda qui…ti piace?»

Mi mostri il tuo nuovo quadro: un prato verdeggiante, un cielo bianco, quasi niveo,e sullo sfondo… la riconosco! Vitebsk. E al centro… io e te! Tu sei così elegante, nel tuo completo nero…ed io invece, fluttuo nell’aria come un palloncino! «Volteggi costantemente sulle mie tele ispirando la mia arte». Sembro essere leggera e fluttuante come uno scialle, nel mio vestito rosa che svolazza al vento con tanti ghirigori. Sembriamo una cosa sola, tra terra e cielo, giovani e sorridenti, innamorati. Non mi dire cosa stavi pensando mentre lo dipingevi! Voglio indovinare io.

Allora… Il terreno così verde mi fa pensare alla primavera, quando le diverse colture alternate ai campi d’erba medica creano un mosaico di verdi differenti. Ma il cielo…non è un cielo! Sembra quasi un manto nevoso. Siamo in inverno e in primavera allora. Vitebsk, questa è facile. È la città dei nostri primi incontri . Io ero solo una giovane borsista, una ragazzina piena di sogni, innamorata della letteratura, con la pelle troppo delicata per il rigido inverno bielorusso. Tu eri più grande di me. Come nel quadro, passeggiavamo tanto. E volavamo, le nostre parole ci portavano su su nel cielo. Mi chiedevi spesso di raccontarti della mia infanzia, del tempo in cui ancora non ti conoscevo. Spalancavi divertito i tuoi occhi blu quando ti parlavo delle mie arrampicate sulla quercia in giardino per trovare i nidi degli uccellini ed osservarli per un po’, e delle mie avventure infantili vicino al ruscelletto. E con te mi sono ricordata di come si è da bambini, quando ogni piccolo aspetto della quotidianità genera stupore. Parlando di tutto ciò che ci veniva in mente, ridendo e perdendoci nei nostri sguardi, tutto ciò che ci circondava sembrava non esistere più, e all’improvviso ci ritrovavamo dall’altra parte della città senza sapere neppure come c’eravamo arrivati.

La passeggiata, 1918

Nella mano hai un passerotto, e a terra…sembra che abbiamo appena finito di fare un picnic! Ricordi quella volta che ci sorprese un grande acquazzone? Stavamo bevendo del buon vino, da un fiaschetto simile a questo che hai dipinto. Ci stavamo per baciare…quando ecco ci cadde una goccia sul naso…iniziammo a ridere, tu mi baciasti sulla fronte ridacchiando. Rimanemmo qualche minuto sotto le prime gocce con gli occhi chiusi, aspettando che iniziasse a scrosciare, e poi mi prendesti per mano e corremmo veloci, non si sa verso dove, alla ricerca di un riparo. L’uccellino e il vino: la leggerezza e il divertimento.

Quindi nel dipinto siamo io e te che passeggiamo come in quei bei pomeriggi a Vitebsk. Tu mi tieni a terra, io ti porto in cielo. Come due forze opposte ma concordi, sembriamo una cosa sola sospesa tra il suolo e le nuvole. Il nostro amore è un volo continuo, un costante fluttuare mano nella mano, resi leggeri dal reciproco incantesimo, accarezzati dalle nuvole, immuni allo scorrere del tempo.

«Allora, ho indovinato?»

«In tutto, Bella, in tutto»

Bella Rosenfeld (Vitebsk, 15 novembre 1895 – New York, 2 settembre 1944) fu una scrittrice bielorussa, moglie e musa di Marc Chagall. Originaria di una famiglia ebrea benestante, frequenta scuole pubbliche anziché ebraiche. Studentessa brillante, a 15 anni vince una borsa di studio per l’Università di Mosca. Nel 1909 incontra Marc Chagall, allora ancora un artista squattrinato. Dalla autobiografia dell’autore sembra che sia stato da subito colpo di fulmine. Lui rimase incantato dalla pelle d’avorio e i grandi occhi neri . La stessa Bella Rosenfeld parla di un colpo di fulmine per quel ragazzo dai ricci spettinati e lo “sguardo di una volpe negli occhi azzurro-cielo”. Nonostante l’opposizione da parte della famiglia di lei, si sposano nel 1915, e nel 1916 arriva la loro figlia Ida. Il loro amore sognante, ricco di poesia e leggerezza d’animo è per entrambi un “angolo di pace” in una Russia divisa dalla Rivoluzione. Nelle opere del pittore emerge esclusivamente l’universo sereno, quasi onirico, dei suoi affetti familiari, di cui la protagonista indiscussa è proprio Bella Rosenfeld. Nei suoi diari, Bella descrive i momenti passati ad osservare il marito dipingere, i consigli che spesso si scambiavano. A causa dell’antisemitismo, si trasferiscono a Parigi e poi negli Stati Uniti.  Marc tiene molto al giudizio della moglie sulle sue opere, e la considera la sua massima fonte d’ispirazione, la fonte di tutta la sua felicità. La morte della moglie, a soli 49 anni, a causa di un’infezione virale, è come un brusco ritorno alla realtà, che trascinerà l’artista in un periodo di profonda depressione. Scrive Marc:

Poi a un tratto, un rombo di tuono, le nuvole si aprirono alle sei di sera del 2 settembre 1944, quando Bella lasciò questo mondo. Tutto è divenuto tenebre.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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