Anna Frank e la sua memoria: un’esistenza da non dimenticare

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Il 12 giugno del 1929 a Francoforte, nella città tedesca sul Meno, nasce Anna Frank, un’esistenza che noi esseri umani abbiamo il dovere di ricordare affinché il nostro passato non diventi mai il nostro futuro. Un passato fatto di violenza e odio, una violenza inaudita che ha causato la morte di milioni di persone: donne, uomini, bambini hanno perso il respiro a causa di un essere spietato che non sa che cosa sia l’amore. Anna Frank nacque in questo mondo dominato da una natura tremenda. L’innocenza dei suoi occhi è stata annientata dal sangue innocente che vedeva scorrere davanti a lei.

È dal famosissimo Diario di Anna Frank, pubblicato dopo la Seconda Guerra Mondiale dal padre di Anna, l’unico sopravvissuto alla deportazione, che dopo anni emergono i dettagli di questa storia: la storia di una famiglia ebrea e di una ragazzina tanto piccola, quanto grande. Ha tredici anni quando inizia a narrare quella che poi diventerà una delle biografie più importanti nella storia: è il 14 giugno del 1929, due giorni dopo il suo compleanno. La voglia di avere un’amica è tanto forte fa del diario quella stessa amica. Scrive il 20 giugno:

Allo scopo di dar maggior rilievo nella mia fantasia all’idea di un’amica lungamente attesa, non mi limiterò a scrivere i fatti nel diario […], ma farò del diario l’amica, e l’amica si chiamerà Kitty.

Figlia di Otto Heinrich Frank e di Edith Frank, Anna era la sorella minore di Margot Elisabeth Frank, di tre anni più grande. La sua famiglia era di origini ebraiche e questo purtroppo segnò le sorti della stessa famiglia Frank. Quando infatti Hitler nel 1933 emanò le leggi razziali, la famiglia è costretta a trasferirsi ad Amsterdam dove il padre trova un lavoro come dirigente in un’importante azienda grazie all’aiuto del cognato. Passano anni relativamente tranquilli fino al 1940, quando i nazisti invadono l’Olanda. Per gli ebrei sembra essere iniziata la fine: vengono privati dei propri beni, così come viene vietato loro la possibilità di prendere il tram. Sono inoltre costretti a cucire sui propri abiti la stella giudaica, la stella di David, simbolo delle loro origini ebraiche.

Com’è terribile l’essere umano, non comprese e purtroppo continua a non comprendere quanto siamo tutti profondamente uguali. Questo rende chiaro come l’urgenza di ricordare esistenze come quelle di Anna Frank è necessario, sia perché lo meritano, sia perché è giunta l’ora che l’essere umano si liberi dall’ignoranza che sia un’origine a decretare il valore di una vita.

Nonostante la situazione sempre più complicata, i genitori delle due sorelle Frank cercano di far loro condurre una vita abbastanza normale: vengono infatti iscritte al liceo ebraico. Nel frattempo Otto, il padre di Anna Frank, lungimirante, cerca un posto in cui eventualmente rifugiarsi, qualora la situazione degenerasse ulteriormente. Il motivo di tale lungimiranza era dettato dal fatto che molte famiglie di origine ebraica scomparivano dopo che le veniva loro detto di essere state traferite in campo di lavoro in Germania. A luglio arriva una lettera indirizzata ai Frank in cui si comunica che la figlia maggiore Margot, allora sedicenne, aveva l’ordine di presentarsi per un lavoro ad est.

La famiglia Frank fugge al rifugio che previdentemente aveva trovato Otto. Anna vive questo momento con molto dolore e confusione, ma non perde quella forza che la caratterizza, quella vitalità che noi oggi dovremmo tenere a mente, quando persi in futili problemi ci gettiamo nel baratro nell’inconsistenza.

Cara Kitty, da domenica mattina a oggi sembra che siano passati degli anni. Sono avvenute tante cose da far credere che il mondo si sia capovolto. Ma, Kitty, vedi bene che vivo ancora, e questo è ciò che conta, dice papà […]. Effettivamente vivo ancora, ma non mi domandare dove e come.

Vive così Anna quella situazione in cui deve nascondersi da un mondo crudele e spietato. Il diario rappresenta la memoria di quei due anni rinchiusi in un rifugio. Pochi metri quadri in cui vivere insieme alla famiglia Van Daan e il dentista Dussel. Senza finestre, senza nessun tipo di contatto con il mondo, con un unico contatto, quegli amici fedeli che conoscendo il rifugio portavano a queste famiglie, ormai diventati un’unica famiglia, libri, cibi, notizie di quanto accadeva all’esterno. Nel diario viene raccontato in modo dettagliato come passano le giornata tutti loro, come dovevano restare fermi e immobili in determinati momenti per non farsi sentire e quindi scoprire. Nel diario viene raccontato anche il mondo interiore di Anna Frank: gli sbalzi di umore tipici di un adolescente, la mancanza del mondo esterno, della natura, la forza di lottare per riavere indietro una vita degna.

Arriva poi il 1° agosto del 1944, l’ultima profonda lettera di Anna che come un flusso di coscienza fa emergere la profondità del suo animo. Tre giorni dopo, il 4 agosto, fa irruzione nel loro nascondiglio la Gestapo. Nel marzo del 1945, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, Anna Frank muore.

Abbiamo il dovere di non dimenticare l’esistenza di Anna Frank, perché la violenza che la uccise, c’è purtroppo ancora oggi, con una forma diversa forse, ma c’è ancora.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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