I feroci colori di Henri Matisse, l’artista ribelle

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I feroci colori di Henri Matisse, l’artista ribelle

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Donna con Cappello (1905) – Museum of Modern Art, San Francisco

Henri Matisse, nato a Le Cateau-Cambrésis, nel nord della Francia, il 31 dicembre 1869, è stato uno dei più importanti pittori francesi del XX secolo, nonché uno dei maggiori esponenti della corrente del Fauvismo.

Non soddisfatto dei suoi studi giuridici, è grazie alla convalescenza post appendicite, trascorsa a letto a dipingere nature morte grazie ad una scatola di colori regalatagli dalla madre, che inizia a dedicarsi all’arte, passione che coltiva di anno in anno fino a quando all’età di 22 anni si iscrive definitivamente all’Académie Julian di Parigi. Passo dopo passo si avvicina alla tecnica impressionista, sperimentando però alcune innovazioni e conquistandosi così l’appellativo di “ribelle”, infatti il colore per Matisse era l’elemento fondamentale, era grazie ad esso che le figure potevano essere create. A tal proposito affermò: «il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione».

Nel 1905 Matisse e i suoi amici pittori André Derain e Maurice de Vlaminck espongono al Salon d’Automne di Parigi alcuni dei loro dipinti caratterizzati dall’uso di colori vivi e la distorsione delle forme. Famosissimo è Donna con Cappello, dello stesso Matisse: i colori sono posti in maniera violenta, quasi sporca e innaturale, come si può vedere nelle pennellate grosse e verdi nel volto della donna. Non a caso fu a partire da questa esposizione che il gruppo venne soprannominato “le bestie selvatiche”, in francese les fauves e nacque così il Fauvismo.

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La musica (1919) – Hermitage Museum, San Pietroburgo

L’opera che sicuramente tutti conosciamo è La Danza, commissionatogli insieme a La Musica nel 1909 dal collezionista russo Sergej Scukin. Si tratta di due pannelli decorativi che il collezionista voleva mettere nella sua residenza dove spesso ospitava concerti di musica classica e che quindi dovevano saper rendere un’atmosfera accogliente e di gioia. Ne La Danza le figure danzano tenendosi per mano fino a formare un cerchio che sta per aprirsi, dando allo spettatore l’idea del movimento. In La Musica, invece, le figure sono disposte come le note di un pentagramma, quasi ad intonare una melodia: quest’ultimo quadro, però, non ha mai convinto pienamente Matisse.
In entrambi i pannelli l’uso dei colori è ristretto ai soli verde, rosso e blu, rispettivamente la collina, le figure e il cielo. Entrambi i quadri sono esposti al museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.

Matisse era un grande appassionato di musica, in particolare del violino che iniziò a suonare in tarda età, è per questo che il violino appare in molti dei suoi dipinti, tra cui nell’evidente autoritratto Il Violinista alla finestra.

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Violinista alla finestra (1918) – Centre Georges Pompidou, Parigi

Nel 1947 Matisse, nonostante la malattia che lo costringeva a trascorrere le sue giornate alternando tra il letto e la sedia a rotelle, non aveva ancora perso il suo genio creativo ed elabora una nuova tecnica: Papiers Gouaches Découpés, ovvero carte dipinte e ritagliate, una sorta di découpage. La tecnica consisteva nel ritagliare nella carta colorata delle forme che poi andava ad assemblare insieme tenendo conto dell’armonia tra i colori e le linee e delle figure. Ancora una volta Matisse si dimostra promotore di innovazione, ideando una tecnica originale che fino ad allora ancora nessun artista aveva osato sperimentare.

Un editore, vedendo alcune di queste tavole nello studio del pittore, convinse Matisse a farne un libro: nacque così Jazz, composto da 20 tavole alternate da piccoli pensieri sulla vita dell’artista: un composto armonioso di figure colorate e parole che rappresentano l’improvvisazione tipica del ritmo del Jazz.

Matisse riteneva che un artista, nella creazione di un’opera, dovesse avere due capacità fondamentali che sapessero guidarlo: l’istinto e l’intuizione. «Occorre guardare la vita con gli occhi di un bambino» affermò un giorno.

Henri Matisse muore a Nizza il 3 novembre 1954.

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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