L’Europa e quella generazione del “combattete per quello in cui credete”

0 390

In tempo di elezioni di Europa si parla molto, ma le questioni politiche non sono tutto. C’è un’Europa un po’ spontanea, un po’ più semplice, che è quella della cosiddetta generazione Erasmus. Con ciò non vuol dire che partire col progetto Erasmus sia banale e indifferente – e nemmeno vuol dire che la generazione di giovani che viaggia per il continente in questo modo abbia vita facile e spensierata. Tutt’altro. Le difficoltà nella realizzazione del proprio futuro sono una costante nel mondo giovanile, per chi frequenta l’Università e poi va alla ricerca di un lavoro e per chi lavora già da subito dopo le scuole superiori. Però una dose di leggerezza – nell’accezione migliore del termine, si intende – non può non esserci in quell’età della vita che (dicono) a un certo punto non torna più.

Progetti come quello dell’Erasmus Plus – che tra anni Settanta e Ottanta ha visto la sua effettiva realizzazione, e l’Italia in questo ha contribuito molto in questo. Possibilità come questa – appunto, almeno una fra tante – che non si dovrebbero escludere al cento per cento, mentre si tenta di costruire la propria vita, cercando tra ciò che più si addice a ognuno, secondo le proprie capacità e qualità caratteriali. Di certo, chi è venuto prima di noi ci insegna che studiare è utile e sacrosanto, ma non basta. Perché bisogna imparare a guardarsi intorno e sperimentare, anche solo un passo alla volta, qualcosa di pratico e diverso dal solito, dalla nostra comfort-zone, che ci può far sviluppare autonomia e intraprendenza per il futuro. Mettersi alla propria con una lingua che non è la nostra, cercare di capire un sistema universitario che non è il medesimo del nostro Ateneo, osservare come sia una cultura nuova, uno stile di vita nuovo. Anche solo per qualche mese, anche solo per un anno, ma un po’ certo ci cambia. E si spera in meglio.

Sempre più ormai alle nuove generazioni sono richieste le cosiddette soft skills, capacità che vanno al di là delle competenze acquisite in ambito scolastico o universitario, e che vanno al di là della tecnologia e di tutto ciò che un sapiente uso dell’informatica ci può porre di fronte. A volte piacerebbe pensare che le queste capacità siano ciò che mette in mostra le potenzialità del nostro carattere, della nostra persona. E se sempre meno spesso qualcuno che sta gerarchicamente sopra di noi ci dice che valiamo qualcosa, ciò non toglie che ognuno di noi dovrebbe comunque essere in grado di darsi un valore, mettendo alla prova se stesso e quanto ha deciso di imparare e intraprendere anche da solo, senza farsi condizionare dalle scelte altrui.

Indro Montanelli una volta disse: «l’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani, è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio». Sarebbe interessante pensare che il celebre giornalista scrivesse proprio così come a significare che ogni giorno, ogni mattina ci troviamo davanti a una scelta. Quella che abbiamo incominciato a seguire ieri, e che seguiremo domani. Ciò per cui abbiamo deciso di impegnarci, secondo le nostre inclinazioni e secondo ciò che ci viene offerto. Lo specchio ci rappresenta – anche se a volte la nostra immagine fisica non ci piace granché – e ci ricorda quanto siamo felici, stanchi, tristi, arrabbiati. Ogni mattina e ogni sera. Ma quando di fronte lo specchio non l’abbiamo, abbiamo un mondo, un orizzonte davanti a noi. Che sia quello della nostra città, che sia la nostra cara Europa, che sia il mettere uno zaino sulle spalle prendendo e partendo. Però l’abbiamo scelto noi, e in qualche modo sappiamo di essere sulla buona strada.

Francesca Bertuglia

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.