“L’attimo fuggente”, un film poetico: «Quale sarà il tuo verso?»

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Era il 2 giugno 1989 quando nelle sale cinematografiche statunitensi usciva Dead Poets Society, in Italia, dove uscirà il 29 settembre dello stesso anno, L’attimo fuggente, per la regia del regista americano Peter Weir. Il film è ricordato per la magistrale quanto indimenticabile interpretazione di Robin Williams nel ruolo del professor Keating.

Celebrare questo film oggi non coincide semplicemente col celebrare Robin Williams. Perché anche se l’attore scomparso nell’estate del 2014 ha incarnato perfettamente l’essenza de L’attimo fuggente, in sé questa storia è stata molto altro ancora.

Gather ye rosebuds while ye may,
Old Time is still a-flying;
And this same flower that smiles today
Tomorrow will be dying.

Cogliete le rose finché potete,
Il Vecchio Tempo ancora vola,
E lo stesso fiore che oggi sorride,
Domani sarà morto.

Robert Herrick, To the Virgins, to Make Much of Time

Nel nostro paese, la critica l’ha definita una produzione eccellente, didattica, istruttiva, commovente, ovviamente anche grazie al ruolo di Williams, nonostante il film fu presentato Fuori Concorso alla 46° Mostra del cinema di Venezia. L’Unità lo descrisse come «uno di quei rari casi recenti in cui la tradizione hollywoodiana si combina ad una riflessione toccante e profonda sui temi della conoscenza e della creatività». Perché, di fatto, la sceneggiatura parla proprio di questo: la creatività che riusciamo, che sappiamo, che vogliamo mettere nelle nostre parole, nelle nostre poesie, ma sopratutto nelle nostre azioni che compongono la nostra vita.

L’attimo fuggente mostra come si possa insegnare da un’altra prospettiva, vedere le cose con occhi nuovi, capovolgendo quanto abbiamo dinanzi agli occhi ogni giorno. Mostra come i manuali di testo accademici servano fino a un certo punto. La cattedra e la lavagna non sono indispensabili per far assimilare i concetti agli studenti. Perché certe cose non si possono misurare, anche se siamo a scuola e anche se viviamo in un mondo fisico. Le espressioni del viso dei ragazzi, quando sono arrabbiati, tristi, nervosi, felici, sereni, stanchi non si possono misurare. Il peso dentro ai loro occhi e al loro cuore non si può conteggiare.

A scanso di ogni banalità, di ogni frase preconfezionata, a ogni ovvietà di cui il film talvolta è stato accusato, il valore della libertà è ciò che è più difficile da soppesare. Questo termine coinvolge infiniti aspetti dell’esistenza umana, ma ne L’attimo fuggente qualcuno di essi ci viene presentato: il significato della libertà durante la propria giovinezza, dove tutto inizia a formarsi, a delinearsi, dove si realizzano scelte e decisioni, in ambito scolastico e universitario, nel mondo del lavoro, nella vita famigliare e sociale.

E la libertà dei propri sogni?
Per i giovani studenti del collegio maschile Welton che hanno aderito alla Società dei poeti estinti è intoccabile. Nulla vale di più di essa, nel momento della vita che si trovano ad affrontare.

Saranno state sicuramente l’influenza dei poeti greci e latini, degli autori romantici, della vitalità e dell’esuberanza del professor Keating a insinuare nella mente di questi giovani tutti i pensieri e le idee che stiamo citando.

Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati!
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Tu non cercare, non è dato saperlo, quale a me, quale a te termine ultimo gli dei abbiano dato, Leucono, e non tentare i calcoli babilonesi. Qu

ant’è meglio sopportare tutto ciò che accadrà, quale che esso sia! Sia che Giove abbia assegnato molti inverni, sia che (abbia assegnato) come ultimo (inverno) questo che ora fiacca contro le opposte scogliere il mar Tirreno: sii saggia, filtra i vini e, poiché il Tempo è breve, riduci la luna speranza. Mentre parliamo, il Tempo invidioso sarà già fuggito: cogli l’attimo il meno possibile fiduciosa nel domani.

Carpe Diem, Orazio

Carpe diem, credendo meno possibile nel futuro, perché la vita è breve, il tempo sta già fuggendo.

Cogli la rosa quando è il momento, perché prima o poi appassirà.

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Come non rimanere affascinati da queste parole? Come non rimanervi ammaliati a causa della loro poesia?

Rendere straordinaria la propria vita perché ci si crede, soltanto perché vi si crede, ecco qual è il più grande insegnamento che il professor Keating lascia a Neil Perry (il quale purtroppo si sentirà eternamente incompreso dal proprio padre e preferirà scegliere alla fine la via del suicidio), Todd Anderson (interpretato da Ethan Hawke), Charlie Dalton, Knox Overstreet, giusto per fare qualche nome. Così alcuni di loro, col tempo, riescono a far fronte ai propri dubbi, alle proprie difficoltà, a mettere da parte le incomprensioni, a gioire dei propri successi, a scoprire l’importanza delle relazioni, della passione. Insomma, imparano a crescere e a «succhiare tutto il midollo della vita».

L’attimo fuggente ha fatto sperare, ha fatto credere per un attimo che tutti i professori di liceo o universitari fossero come Keating. Poetici come lui, sognatori come lui, amanti della vita come lui. Eppure come di John Keating ce ne sono pochi, allo stesso modo non tutti gli studenti sono come gli allievi del Welton College. Non tutti sono disposti e capaci di volare così in alto, a essere riconoscenti nei confronti del proprio maestro.

Il maestro che li saluta un’ultima volta, prima che spiccano verso la loro meta, che li scruta uno per uno chiedendo semplicemente, «Quale sarà il tuo verso?»

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

Henry David Thoreau

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Qualche anno fa la Apple creò uno spot pubblicitario per l’iPad Air inserendo integralmente le parole di Walt Whitman recitate in una scena del film, con la voce dello stesso doppiatore di Williams, Carlo Valli. Per quanto le immagini promosse dalla Apple fossero visionarie e dirette alla massa, la poesia non è fatta per essa e non può essere strumentalizzata. Non basta comprare un iPad per saperla apprezzare. I libri di poesia vanno letti ingialliti, stropicciati, con i nostri appunti a margine. Così i versi sì che saranno veramente nostri.

Riportiamo qui sotto i videoclip di entrambe le citazioni:

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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