Banksy a Venezia: l’Arte tra rivoluzione e risoluzione, sincerità e censura

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Opera di Bansky- Piccolo migrante col razzo è il titolo dell’ultimo lavoro che da pochi giorni è stato rivendicato dal writer di Bristol. La notte di venerdì 10 maggio, su una facciata adiacente a campo Santa Margherita, in prossimità del ponte San Pantalon, è comparso un graffito raffigurante un bambino con indosso un giubbotto salvagente e un lanciarazzi violaceo impugnato nella mano destra. Non più fiori, dunque, e nemmeno Kissing Coppers.

Resta un ricordo anche La ragazza col palloncino, intenta a sgranare gli occhi per osservare la fisionomia aerodinamica che con le sue tinte color granta fuggiva via dalle sue mani, in direzione di un’imminente autodistruzione. Stavolta il protagonista è un altro innocente, un’indiscussa vittima dei sistemi politici e dei giochi economici europei che da tanto, troppo tempo s’ingarbugliano tra loro alla ricerca apparente di una soluzione. Venerdì alle 15, Banksy ha scelto Instagram (vedi qui) pe rivendicare il murales di rio Novo.

Prima ancora di questo post, il 23 maggio l’artista aveva pubblicato un video sul proprio profilo, intitolato “Venice in oil”.

Questa dicitura compare a tinte nere su una sorta di cavalletto in legno improvvisato, con un gatto certosino che la squadra dal basso. Pochi secondi dopo, col sottofondo musicale rievocante uno sbeffeggiamento pensiero ridente sul Canal Grande, si vedono 9 quadri di piccole dimensioni che assieme formano un puzzle ritraente una nave. Non una zattera ma un’enorme nave da crociera, che col suo maestoso bianco attraversa impavidamente la Laguna, sotto gli sguardi  attoniti degli uomini che, vesiti con abiti d’altri tempi, la squadrano dal basso con le mani alzate e gli occhi stralunati. Il video procede con le opere allestite da un finto artista in via Garibaldi che vengono fatte sgomberare perchè «non autorizzate». In merito al video, Banksy commenta così:

Setting out my stall at the Venice Biennale. Despite being the largest and most prestigious art event in the world, for some reason I’ve never been invited.

Quando non si riceve l’invito, si è dunque autorizzati a palesarsi sotto mentite spoglie? Viene a questo punto da riflettere sul concetto di censura, che dalla Treccani viene così definita:

Esame, da parte dell’autorità pubblica (c. politica) o dell’autorità ecclesiastica (c. ecclesiastica), degli scritti o giornali da stamparsi, dei manifesti o avvisi da affiggere in pubblico, delle opere teatrali o pellicole da rappresentare e sim., che ha lo scopo di permetterne o vietarne la pubblicazione, l’affissione, la rappresentazione, ecc., secondo che rispondano o no alle leggi o ad altre prescrizioni (Vocabolario Treccani)

Il video di Banksy esattamente quanto Piccolo migrante col razzo rappresentano l’identità dell’artista, il quale non si è sentito invitato da un’Italia che evidentemente egli non avverte più come matrona artistica affine ai suoi pensieri. Venezia, per Banksy è il ritratto azzurrino delle brutalità che, anche se mascherate e inverosimili per chi è dinanzi alle bellezze trasparenti dei vetri di Murano o all’imponenza dei raggi del sole in piazza San Marco, avvengono in realtà troppo frequentemente. «Art is resistance» scrive Banksy su Instagram, legittimando quel graffito che potrebbe appartenergli oppure no, ma che comunque egli percepisce come proprio.

Da sempre l’artista si destreggia nelle città di tutto il mondo palesando apertamente le proprie divergenze e le lotte frutto dei suoi pensieri silenziosi ma quanto mai eloquenti visivamente. Rivoluzione e risoluzione sono parole assai simili, divergono unicamente per una lettera, ma potrebbe essere questa a fare la differenza, facendo emergere dissapori e alimentando i sostenitori dell’artista oltre che i diffidenti rispetto alle opere di Banksy. 

Eugène Delacroix, “La libertà che guida il popolo”,1830

Ma quante opere dell’artista propongono realmente una soluzione? Oltre allo sconvolgimento, chiaramente comune a chiunque abbia un minimo di sensibilità, evocato dall’immigrazione incontrollata che ha causato una quantità indegna di morti, e oltre quello che questa tematica riveste tutt’ora, sarebbe interessante anche ricercare un razionale di risposta a tutto questo orrore. L’Arte di Banksy è esplicita contro la censura e i permessi, palesa il problema ma non fornisce una soluzione. È doveroso e quanto mai necessario sensibilizzare verso tematiche così attuali e dalle tinte troppo cruenti per essere ignorate, perchè da sempre l’arte è lo strumento sommo per l’esemplificazione dei dissensi e per rivendicare le resistenti dissonanze rispetto alla società,.

Eppure talvolta si è fatto un passo ulteriore, concretizzando una risposta. Occorrerebbe inanzitutto palesare la propria identià e farsi portavoce attivo di una risposta concreta e non meramente idealista, andando oltre l’esemplificazione della disumanità con la quale il problema viene trattato dai più e teorizzando dunque un razionale di risposta. Mettendoci la faccia, o addiruttura anche di più, basti pensare alla Marianne a seno nudo di Delacroix che con tutta se stessa guida il popolo verso una libertà sì sperata ma anche in procinto di essere realizzata.

 Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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