Vita ed opere di Dante Alighieri, da intellettuale sfigato a icona pop

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Una classica illustrazione dell’Inferno

Svariate sono, e molte, e valide, le cagioni che me rendon l’uom più atto a parlare de messer Durante di Alighiero degli Alighieri. Innanzitutto, il fatto che entrambi siamo noti con l’ipocoristico del nostro nome, ché Vieri lo è di Oliviero (ipocoristico è un modo altezzoso di dire “diminutivo”: Fusaro, crepa d’invidia), mentre per Durante lo è Dante, nella fattispecie Alighieri. In secondo luogo, il mio stesso nome deriva da messer Vieri de’ Cerchi, guelfo bianco di ricca famiglia di banchieri e politico in prima persona, che Dante biasimò moltissimo, ritenendolo tra i responsabili del proprio esilio a causa dell’incapacità politica nei confronti di Bonifacio VIII.

A questo punto, lo scrivente ritiene di aver rimpinguato a sufficienza il proprio curriculum relativo alla competenza specifica, probabilmente, visti i tempi, in misura tale da garantirsi, se non proprio una parentela da sei gradi di separazione, almeno la titolarità di una cattedra, un posto un una società di studi danteschi (ma non lo Studiolo che frequentava Hannibal Lecter, grazie), e quindi soprattutto la liceità di affrontare alcune righe su Dante Alighieri, che nasceva oggi o forse no, essendo la sua nascita incerta tra il 21 maggio ed il 21 giugno del 1265 a Firenze, e morto a Ravenna nella notte tra il 13 ed il 14 settembre 1321.

Naturalmente, sarebbe facile parlare del Dante che tutti conoscono a menadito, che appassiona le folle tanto che la Vita Nova è notoriamente il testo più letto, dopo la Commedia, nelle sedi dei club Ultras di calcio, e la vita di Beatrice desta almeno tanto interesse quanto quella di Miley Cyrus. Ma oggigiorno l’ormai relativa importanza di Dante Alighieri quale autore della Divina Commedia, il cui merito principale è di aver ispirato il titolo del penultimo best seller di Dan Brown e relativo film, quale padre della lingua italiana (?),

L’inferno secondo Disney

Insomma, il velo allegorico che si stende sulle pene dei dannati, le espiazioni del Purgatorio e la beatitudine del Paradiso, l’adesione allo Stil Novo, gli studi critici e filologici, l’espressione della cultura medievale, le rime amorose e petrose, il De vulgari eloquentia, le Egloghe, il ruolo della filosofia aristotelica nella produzione dantesca ed altre questioncelle – chi oggigiorno non padroneggia queste tematiche e, soprattutto, chi non ne sente nel profondo l’importanza, se non antro per dare un senso di profonda e consapevole unità culturale alla tanto sincera questione dell’italianità e della vexata questio della difesa della cultura italiana?

Tanto è radicata nel tessuto socio-culturale italiano la figura di Dante Alighieri, che pare offensivo riprendere tali discorsi (offensivo soprattutto in una chiave odifreddiana): molto meglio allora spendere parole per Dante come icona pop. Nel secolo scorso (il XX, ndr), la figura di dante Alighieri è infatti uscita dallo stato crepuscolare in cui era venuta a cadere dopo un inizio pur interessante, ed è stata finalmente valorizzata al di fuori della ristretta cerchia di intellettualoidi di sinistra e radical chic, dapprima con una serie di iniziative piuttosto rarefatte, quali lungometraggi ispirati all’Inferno in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia. Una certa rilevanza, nella diffusione della figura di Dante Alighieri presso il grande pubblico l’hanno avuta la televisione e grazie ad essa le letture dei versi danteschi da parte di attori del calibro di Vittorio Gassman e Roberto Benigni, ma soprattutto i commercial di un famoso olio d’oliva. Dopodiché, in ordine grossomodo crescente di importanza, ricordiamo la (encomiabile, seriamente) versione disneyana de L’inferno di Topolino, le monete da 2 euro con l’effige del poeta, il film del filone catastrofico Dante’s Peak, un cratere lunare nonché personaggi e luoghi dell’Inferno scelti dall’Unione Astronomica Internazionale per la toponomastica di Io, satellite di Giove, dei manga di Go Nagai e soprattutto due videogiochi chiamati Dante’s inferno.

Se Andy Wahrol ci avesse pensato, oggi Dante sarebbe famoso

Tutto questo, ha finalmente fatto sì che Dante Alighieri uscisse finalmente dall’anonimato della sua cultura spocchiosa e rarefatta, fino a renderlo, appunto, una sorta di icona pop – purtroppo, Andy Wharol non lo usò mai per le sue serigrafie, ma il volto del poeta non avrebbe sfigurato al confronto con Marilyn: così, il sottoscritto non corre più il rischio che si ripeta l’incidente culturale di qualche anno fa, quando chiedendo un’indicazione per via Dante si è sentito rispondere «Ma Dante Alighieri?».

Anche perché, fortunatamente, oggi c’è Google Maps.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Purgatorio, canto sesto, 76-78

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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