Louis-Ferdinand Céline, ritratto di uno scrittore controverso

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È cosa nota che la filosofia e la letteratura novecentesca costituiscano una controversia continua: da Heidegger e il suo rapporto col nazismo a Pirandello e d’Annunzio con il loro appoggio al fascismo fino a Louis-Ferdinand Céline (pseudonimo di Louis-Ferdinand Auguste Destouches, Courbevoie, 27 maggio 1894 – Meudon, 1° luglio 1961). L’autore, o il dottor Destouches, è senza ombra di dubbio uno degli scrittori francesi chiave della letteratura del Novecento d’Oltralpe ma, al tempo stesso, è anche uno dei più controversi per le sue posizioni politiche, in quanto non nasconde il suo antisemitismo e le sue posizioni naziste.
Nasce a Courbevoie, non lontano da Parigi, in una famiglia caratterizzata dalla forte tensione: il padre Ferdinand vive un garnde complesso di frustrazione e di insicurezza sociale, in quanto non riesce a uguagliare la grandezza del mestiere di famiglia, ovvero professore ordinario di francese. Se il rapporto col padre è certamente disfunzionale, Céline ha invece un rapporto fortissimo con la nonna Céline (da cui trarrà lo pseudonimo), donna forte ed energica, e con lo zio Julien, con il quale ci saranno diversi dibattiti sulle questioni tecnologiche.

Louis-Ferdinand Céline

La vita di Céline conosce un riscatto grazie alla laurea in medicina conseguita a Rennes nel 1924, sulla figura del medico ungherese Ignác Semmelweiss e la sua rivoluzione medica contro la sepsi. In questo modo, egli riesce a riscattarsi socialmente e, soprattutto, inizia a sviluppare la sua nozione di viaggio, che sarà centrale nel celeberrimo Viaggio alla fine della notteLa sua esperienza di medico di bordo gli fa capire che il viaggio è l’unica cosa importante, il resto è solo delusione. Si tratta di un’occasione di conoscenza ed esperienza è senz’altro un elemento positivo ma, dall’altra parte, emerge anche la sua visione nichilista dell’esistenza: se tutto il resto è delusione, il viaggio serve a ben poco.

Tuttavia, Céline si prodiga, in quanto medico, per i più poveri, curandoli gratuitamente. Il rapporto coi derelitti e gli ultimi arriva a farlo ammalare: la morte sembra essere il motivo dominante della vita, una viva presenza specialmente nel contesto post-bellico e di crisi esistenziale innescato dal modernismo filosofico e letterario. C’è in Céline un che di Kierkegaard: come il filosofo e teologo danese, anche lo scrittore francese è dell’avviso che ciò che contraddistingua maggiormente l’esistenza sia l’angoscia. Seguendo la filosofia heideggeriana, se l’essere umano è gettato nella vita fatta di angoscia, il suo unico progetto è la morte; dunque, al contrario di Kierkegaard, non c’è una scelta, ma un percorso obbligato.

Nel suo pamphlet Bagattelles pour un massacre (1937, “Bagatelle per un massacro”), lo scrittore francese non esita a dar voce a un violento antisemitismo, non dissimile dai deliri hitleriani e nazista sulla razza pura e ariana. Lo stile di Céline rispecchia la sua ideologia: data la natura franta del mondo, anche i moduli retorici le corrispondono fedelmente. Ciò che caratterizza l’opera sono frasi ellittiche e frammentarie, interrotte dai tre puntini sospensivi, con frasi retoriche e iperboliche. Céline viola la natura del pamphlet, dove dovrebbe emergere una voce terza, ma è tutto un susseguirsi di domande e argomentazioni, uno stile che ricorda il saggio di Montaigne. Del 1936 è invece il celebre Mort à crédit (“Morte a credito”). La Geworfenheit heideggeriana nella vita si risolve con il nostro unico credito a disposizione: la morte. Tutto ciò che facciamo, nella visione di Céline, ci porterà alla fine dell’esistenza.

Nel 2018 quale può essere il messaggio dello scrittore? Un ritratto frammentario e controverso. Da una parte abbiamo un autore socialista e pronto a dedicarsi ai più poveri e dall’altra, una mentalità fascista e antisemita, contraddistinta da una vena heideggeriana e nichilista. Così direbbe Louis-Ferdinand Céline, sulla falsariga del saggista cinquecentesco:

Questo è il ritratto di me stesso: sono una persona contraddittoria, ma non posso essere altrimenti perché la vita stessa ci impone questa scelta, ben sapendo che finirà tutto con la mia morte

Andrea di Carlo per MIfacciodiCultura 

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