Mark Caltagirone: il pirandelliano esempio che il (vero) femminismo è morto

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Da settimane sui social network, sui siti d’informazione, nei programmi televisivi di qualsiasi ora, si sente parlare di tale misterioso Mark Caltagirone, ricco imprenditore (di non si capisce quale nazionalità) che ha rubato il cuore alla “showgirl” Pamela Prati, storica prima donna di programmi televisivi d’intrattenimento come il Bagaglino.

Da mesi abbiamo il “piacere” di apprendere che grazie alla salvifica mano di Mark,  meravigliosa creatura spuntata dall’ombra, proprio come un deus ex machina che tutti avremmo bisogno nella nostra vita, la promessa sposa Pamela Prati vince le sue paure più recondite come quella della claustrofobia e quella del volare in aereo; all’età di 60 anni per la prima volta crede nell’amore dopo le cocenti delusioni che hanno costellato la sua vita da sex symbol (così si definisce) e dulcis in fundo, ha realizzato il suo bisogno più importante: quello di diventare madre (adottiva) di due splendidi bambini poliglotti di origine italo-spagnola-albanese che, oltre alle loro lingue madri, parlano perfettamente francese ed inglese.

La showgirl di origine sarda insomma, in pochi mesi (tanto dura la sua relazione con Caltagirone) realizza tutti i suoi desideri, vive gioie mai vissute prima e corona il sogno della vita; convolare a nozze con il principe azzurro che sognava fin da bambina. Questo almeno è quello che racconta a sè stessa ogni giorno. Peccato che non ci sia nulla di vero, perchè Mark Caltagirone non esiste, i bambini non esistono, il matrimonio non sarà mai celebrato, e una storia che si poteva presentare come una malarchitettata  vicenda di gossip, adesso sta assumendo i toni noir che ricordano l‘Acchiappasogni di Stephen King con mostri che sembrano spuntare da ogni dove e la linea di demarcazione tra vittime e carnefici, realtà e fantasia, fiaba e follia si fa sempre più sottile, fino a scomparire.

Pamela Prati in lacrime di fronte alla giornalista Silvia Toffanin

C’è chi grida allo scandalo, chi trova la cosa in un certo senso divertente (si possono trovare in internet filmati e parodie davvero esilaranti in grado di strappare una risata anche a chi sta vivendo un momento profondamente buio della sua vita),e chi tenta di analizzare la vicenda da un punto di vista sociologico o addirittura -vista la natura perversa di alcune azioni e dichiarazioni- psichiatrico.

La verità è che il Pratigate non è niente altro che la conferma che il femminismo -quello vero  che vedeva le nostre nonne chiedere il diritto all’aborto, al divorzio, al non arrivare vergini al matrimonio, ma soprattutto che gridava al diritto all’emancipazione, al lavoro femminile e all’indipendenza– è morto. Sepolto.

Da anni assistiamo a fenomeni di massa che si riempiono di belle parole, ma che non fanno altro che allontanare le donne da loro stesse, dalle battaglie che le nostre nonne hanno combattuto per noi. Il movimento delle Femen ne è un esempio (a parte il clamore che i loro spogliarelli suscitano, qualcuno sa elencare i risultati che hanno raggiunto?) ma quello più opinabile è senza dubbio il più recente movimento del Me too.

Nato con ogni buon presupposto per difendere le donne dall’abuso di potere che gli uomini al comando spesso esercitano, la protesta hollywoodiana è poi degenerata in una lotta pseudo-sessita che probabilmente offende le donne vittime di violenza più che le proposte indecenti di Harvey Weinstein. Se è infatti sbagliato pretendere che una donna “ci stia” facendo leva sul potere che si esercita, credo che una donna vittima di una vera violenza sessuale -che  lascia nell’anima cicatrici che l’accompagneranno per tutta la vita-  dove “qualcuno” la tiene ferma mentre altre belve fanno qualsiasi cosa dentro di lei, storcerà il naso sentendo la parola violenza accostata a donne che hanno ceduto (probabilmente controvoglia ma comunque consenzienti) ad un rapporto sessuale in cambio di un ruolo da protagonista in film da Oscar e milioni di dollari.

Asia Argento appartiene orgogliosamente al movimento Me too di cui è fondatrice

Se abbiamo veramente conosciuto le nostre nonne, sapremmo che le donne che ci hanno regalato i diritti di cui godiamo oggi, di fronte ad un Weinstein in accappatoio, avrebbero girato i tacchi, lavorato sodo, e sarebbero ritornate a bussare alle sue porte da donne realizzate; perchè come ci insegna una cantante che fattura milioni di dollari senza dover dire grazie a uomini potenti ma solo a sè stessa, “la migliore vendetta sono i tuoi soldi” (guadagnati con il lavoro ed i sacrifici e non con sesso inteso come merce di scambio e pseudo scandali che offendono prima di tutto noi stesse).

Pamela Prati, nell’assurda storia di cui si è resa protagonista, ricorda (con le dovute distanze ovviamente) il protagonista del libro di Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila. Come Vitangelo Moscarda assume una maschera, quella di donna innamorata guarita (grazie ad un uomo che non esiste) dalle ferite della vita, e quando il suo castello di sabbia inizia a crollare, sopraggiunge la follia.

Sarebbe ora di iniziare a raccontarlo alle bambine, che la principessa  che dorme beata nel suo castello in attesa del principe azzurro che la salva dalle sue paure e dalla sua solitudine, non arriverà mai. Bisogna iniziare a dire alla bambine (che non rimarranno sempre bambine, ma che diventeranno prestissimo le donne di domani), che la bella principessa si deve salvare da sola. Che deve trovare dentro di lei la forza per combattere i mostri cattivi che incontrerà nella vita, che non dovrà mai dipendere da nessuno e che dovrà prima di tutto amare sè stessa.

Immagine simbolo negli anni ’80 delle lotte femministe (ma che nasce durante gli anni ’40 per motivare gli operai americani a lavorare di più)

Se avrà la fortuna di incontrare il suo principe, dovrà lottare per non farselo scappare, e non credere che dopo il primo bacio resteranno insieme tutta la vita. Bisogna iniziare a dire alle donne di oggi che gli uomini possono essere deliziose creature con le quali passare bei momenti nel corso della vita; ma non sono qui per salvarci.

E’ solo con noi stesse che passeremo ogni istante della nostra esistenza. Impariamo ad amarci ma soprattutto ad essere autonome. Questo  è il vero femminismo. Resuscitiamolo. E a te Pamela vorrei dire: tranquilla. Visto che Mark non esiste, in tutta questa storia, non non hai perso un gran che. Solo te stessa.

In copertina, due immagini di una lotta femminista per il diritto al divorzio, Napoli anni ’60

Ilenia Carbonara per Mifacciodicultura

 

 

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