La vita secondo Eduardo De Filippo: una tragicommedia da palcoscenico

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Uno degli artisti che ha segnato l’Italia del Novecento, un uomo poliedrico le cui mille ombre e luci hanno lasciato un’eredità culturale immensa: stiamo parlando di Eduardo De Filippo, nato a Napoli il 24 maggio 1900 e morto a Roma il 31 ottobre 1984. Drammaturgo, poeta, regista e sceneggiatore italiano, è l’autore di numerose opere teatrali, ancora oggi messe in scena non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo.

Eduardo De Filippo

Quella di Eduardo è stata una vita traboccante di momenti di buio, solitudine e emarginazione, ma proprio quelle difficoltà sono diventate stelle luminose in un cielo rimasto scuro per lunghi anni, trasformandolo così nell’artista che conosciamo oggi. Nato da una relazione extraconiugale, Eduardo vive fin da subito sul palcoscenico. Suo padre era attore e commediografo di una compagnia teatrale di Napoli e, insieme ai fratelli Titina e Peppino (anch’essi figli illegittimi), viene convocato più volte  per qualche apparizione sul palco. Eduardo era un bambino cresciuto tra le strade di Napoli, quella Napoli i cui colori, voci, odori e suoni lo accompagnarono lungo tutto il suo percorso di vita. Sempre considerato dagli altri come un “diverso”, covava dentro di sé un senso di ribellione impossibile da incatenare. Le sue sofferenze e frustrazioni durante gli studi, le sue fughe e il suo rifiuto delle regole lo hanno segnato, ma da quelle ferite sono nati i primi germogli di creatività, quelli che in futuro sarebbero diventate piante verdi e robuste. È durante gli anni al collegio Chierchia che Eduardo compone la sua prima poesia.

Terminati gli studi con non poca fatica, tenta prima la sua fortuna a Roma, fallendo.

La mia “diversità” mi pesava a tal punto che finii per lasciare la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada. Dovrei dire: di trovare la mia strada nella strada che avevo già scelto da sempre, il teatro, che è stato ed è tutto per me.

La vita secondo Eduardo De Filippo: una tragicommedia da palcoscenicoÈ nella sua città, Napoli, che Eduardo comincerà a vivere davvero l’esperienza teatrale. Sempre qui, fa la conoscenza di un uomo che sarebbe diventato poi un suo grande amico: Antonio De Curtis, in arte Totò. Diventato ormai attore nella compagnia di suo padre, Eduardo comincia ad avvertire nuovamente quella ormai familiare sensazione di insoddisfazione. Essere interprete delle commedie non gli basta più, vuole scrivere e produrre soggetti tutti suoi. Scrive così la sua prima vera commedia, Farmacia di turno, un’opera dai toni agrodolci con un un finale non usuale per l’epoca. Emerge già quella personalità che lo accompagnerà per tutta la sua vita: la rigidità e il rigore che caratterizzeranno non solo il suo teatro ma anche il suo rapporto con gli altri. Nonostante la sua giovane età, Eduardo comincia ad assumere un certo rilievo nella compagnia. Tra le sue opere principali del periodo ricordiamo: Il berretto a sonagli, I morti non fanno paura, Ditegli sempre di sì.

Dal 1931 i tre fratelli realizzano il sogno di mettersi in proprio, mettendo così in piedi la compagnia I De Filippo. Un periodo di vivace creatività per Eduardo, che scrive in questo periodo la sua opera più famosa: Natale in casa Cupiello, ritratto tragicomico di una famiglia dove al dramma della gelosia si contrappone l’ingenuità fanciullesca del suo protagonista, Luca Cupiello. Il ritratto dell’anziano Luca, che con occhi incantati e amorevoli si dedica alla preparazione del presepe, incapace di vedere ciò che accade attorno a lui, può essere considerato la summa dell’ars poetica di Eduardo De Filippo, che aveva una certa affezione per i personaggi anziani e che credeva a una vita fatta di Bellezza. Per Eduardo il teatro poteva restituire allo spettatore gli occhi di un bambino, quegli occhi capaci di scorgere la fiaba anche lì dove regnavano il buio, la solitudine e la tristezza. Non a caso era un amante del teatro di Pirandello, il cui incontro fu per lui decisivo.

La vita secondo Eduardo De Filippo: una tragicommedia da palcoscenico
Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello

I fratelli Peppino e Eduardo infatti erano ormai in crisi per evidenti divergenze creative. Il primo ancora legato alla tradizione farsesca napoletana, il secondo invece desideroso di slegarsi dal provincialismo e sperimentare un teatro più “internazionale”. Eduardo decise di mettersi in proprio e fondare una propria compagnia.

Eduardo De Filippo non fu solo teatro, ma molto di più: fu impegno politico (fu nominato senatore a vita nel 1981), fu cinema (collaborando con Vittorio De Sica, Totò e Luigi Comencini). Soprattutto, fu un uomo capace di rappresentare la vita, con tutte le sue luce ed ombre, con una semplicità disarmante.

Perché, come disse una volta:

Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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