Il Pontormo, l’artista perfezionista della Prima maniera fiorentina

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Jacopo Carucci, detto Il Pontormo (Pontorme, 24 maggio 1494 – Firenze, inizio 1557) è tra gli anticipatori del Manierismo.

Il Pontormo, l’artista perfezionista della Prima maniera fiorentina
Pontormo ritratto da Vasari

La sua Firenze è quella dei pittori della prima maniera fiorentina, Rosso Fiorentino e Andrea del Sarto, ma anche del grande Michelangelo al pieno della sua attività creativa.

Il Pontormo prende da Andrea del Sarto il modo di disegnare e di colorare, adottando un proprio impianto compositivo definito arcaico dallo stesso Andrea. Guarda inoltre Leonardo, Raffaello e appunto Michelangelo con cui avrà modo di raffrontarsi.

A un diciannovenne Pontormo, per felicitarsi dell’assunzione al soglio di pontificio di papa Leone X Medici, i frati dei Servi affidano una delle sue prime commissioni ad affresco. Deve realizzare le figure di Fede e Carità che avrebbero decorato il primo portico della Nunziata. Quando Andrea del Sarto vede i cartoni preparatori, li loda con «infinita maraviglia e stupore». Dopo questo episodio tuttavia Andrea non vedrà più il suo giovane allievo «con buon viso». Davanti all’opera compiuta, Michelangelo dice «Questo giovane sarà anco tale per quanto si vede, che se vive e seguita porrà quest’arte in cielo».

Il Pontormo, l’artista perfezionista della Prima maniera fiorentina
Ritratto del Duca Cosimo olio su tavola 1519 Uffizi

È l’inizio di un periodo ricco di commissioni per Pontormo in tutto il territorio fiorentino, gran parte delle quali legate alla figura di papa Leone X Medici e alla sua famiglia.

Partecipa alle decorazioni per il Carnevale e nel 1516 ultima un lavoro incompiuto di Andrea del Sarto, partito per la Francia, nel cortile de’ Servi. Si dedica inoltre alla ritrattistica di personaggi illustri della Firenze dell’epoca.

Grazie al ritratto di Cosimo il Vecchio de’ Medici, nel 1519/20 ottiene da Ottaviano de’ Medici di decorare la sala grande della villa medicea di Poggio a Caiano. Per essa affresca due lunette: Vertumno con gli agricoltori e Pomona e Diana. Con il lavoro ancora in fieri muore Leone X, costringendo molte opere a restare incompiute. Dopo il Sacco di Roma, papa Clemente VII Medici ordina di far ultimare la Villa. Poiché degli artisti l’unico ad essere ancora in vita è Pontormo, l’intera decorazione è affidata a lui.

Nel 1522 la peste a Firenze gli impone l’allontanamento momentaneo. È un periodo significativo per l’artista che realizza dei lavori di chiusura con il Rinascimento Fiorentino.

Il Pontormo, l’artista perfezionista della Prima maniera fiorentina
Deposizione (1526 ca) Cappella Capponi di Chiesa di Santa Felicita (FI)

Tra il 1522 e il 1525 affresca la Certosa del Galluzzo con episodi della Passione di Cristo. L’impianto compositivo trae spunto dalle famose incisioni del Dürer.

Tra il 1527 e il 1528 decora la Cappella Capponi in Santa Felicita assieme all’allievo Bronzino. Realizzano i tondi con gli Evangelisti, l’Annunciazione e la pala d’altare il Trasporto di Cristo al sepolcro.

Prima vera occasione per cimentarsi con Michelangelo gli è offerta da Alfonso Davalo. Questi gli affida la trasposizione da cartone di Michelangelo di un Cristo che appare alla Vergine nell’orto. Pare che il Buonarroti abbia detto «che niuno poteva meglio servirlo di costui».

Pontormo lavora poi per Cosimo de’ Medici con opere, ora perdute, nelle ville medicee di Careggi e di Castello. Inoltre, realizza i cartoni per gli arazzi di Palazzo Vecchio e la decorazione interamente perduta del coro di San Lorenzo.

Uomo parco, modesto, umile, schivo, perfezionista e pieno di ossessioni. Questi gli aggettivi con cui descrive Vasari l’artista che ha cercato per tutta la vita di superare Michelangelo e della cui fama e successo Raffaello ha preannunciato il successo.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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