Bob Dylan, auguri di buon compleanno a colui che “soffia nel vento”

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Una versione della moto di Bob Dylan

Adesso che so che Bob Dylan, nel 1966, ebbe un incidente mentre viaggiava a cavallo della sua Triumph T 100 ho ancora più voglia di averne una e magari anche di avere un incidente, magari risolutivo, giusto per la soddisfazione di fare una cosa con maggior successo di un Bob Dylan. Che poi, non è nemmeno del tutto sicuro che l’incidente ci sia stato davvero o che sia stato un incidente: potrebbe essere stato un escamotage per staccare recisamente per un diciotto mesi, o anche un momento, forse consapevole forse no, in cui la nausea aveva preso il sopravvento, conato verso un futuro che presagiva avvilente rispetto a quelle che erano le sue aspirazioni e tensioni ideali e morali.

Il futuro, come la Storia dell’alter ego italiano Francesco de Gregori, gli avrebbe dato torto e ragione. Torto perché lo avrebbe incensato di fama e premi, Grammy Award, Oscar, Pulitzer, National Medal of Arts, Medal of Freedom, Legion d’onore, Polar Music Prize e, ovviamente, Nobel. Poi, Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941) da figlio del Minnesota si è ritrovato ad essere cantante, polistrumentista, scrittore, poeta, attore, scultore e conduttore, giudicato al secondo posto tra gli artisti più influenti di tutti i tempi per il parere di Rolling Stone dietro solo a certi Beatles (e il primo cantautore e settimo come cantante).

Un giovane Bob Dylan, chitarra e armonica a bocca

Dylan ha suonato gospel, rock, rockabilly, jazz, swing, country, blues, ovviamente da solo oppure con colleghi del calibro di John Fogerty, The Band, Tom Petty, Joan Baez, George Harrison, The Grateful Dead, Johnny Cash, Willie Nelson, Paul Simon, Eric Clapton, Patti Smith, Emmylou Harris, Bruce Springsteen, U2, The Rolling Stones, Joni Mitchell, Jack White, Merle Haggard, Jeff Lynne, Neil Young, Van Morrison, Ringo Starr, Mark Knopfler, Stevie Ray Vaughan, Carlos Santana, The Byrds, Roger McGuinn, Ramblin’ Jack Elliot, Wilco, My Morning Jackets, Ryan Bingham, e Stivie Nicks; ha sdoganato la durata non commerciale delle canzoni con i sei minuti di Like a Rolling Stone, è l’autore del primo videoclip in assoluto, del primo box set e viene considerato alla base del bootleg. Ma, nonostante tanta musica suonata, vi sono opinioni autorevoli secondo le quali il maggiore contributo di Bob Dylan alla letteratura, storia nordamericana ed alla cultura mondiale, sia la scrittura: delle canzoni, ovviamente, che sono incontrovertibilmente poesie e che sono state riprese, interpretate, personalizzate da una schiera di artisti ancor più folta di quelle soprastante di coloro che hanno collaborato direttamente col menestrello del Minnesota.

Dylan attore, Heatrs of Fire

Ma Bob Dylan si è anche trovato a vivere un’epoca che sì, gli ha conferito anche il premio Nobel per la Letteratura, con la motivazione di «aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana», che a ben guardare è solo una presa d’atto di una situazione consolidata, ma che fondamentalmente non ha capito nulla, assolutamente nulla di tutto quello che l’osannato Dylan ha cantato per mezzo secolo, e si ritrova oggi a festeggiare il suo compleanno in un mondo che non ha fatto un solo passo avanti in tema di diritti civili, lotta alla povertà ed alla fame nel mondo, conservazione dell’ambiente, tutela degli animali, un mondo dominato da guitti e saltimbanchi, un’epoca in cui un friggitore di uova viene assimilato ad un maître a penser.

Fondamentalmente, il mondo ha dato torto a Robert Allen Zimmerman, che pensava di poter cambiare il mondo, almeno un po’, con le sue canzoni: perché ancora la folla giudica poesia ciò che parli d’amore e venga scritto allineato al centro, senza riguardo o pensiero per ciò che è poesia, per rima e assonanze, idioti che meriterebbero il Prichard e di soffrire per amore, che non distinguono un enjambement da un croque monsieur, incapaci di vedere Thoreau e Masters e Whitman dentro Bob Dylan, ma applicanti la sintesi più deleteria del concetto di democrazia, quel principio per cui uno vale uno ed esige libertà di critica assoluta su ciò che non si sa, non si è studiato e non si è capito, poco più che primati crudeli e feroci epigoni della gente che lo aveva insultato per la famosa svolta elettrica.

Una delle tante collaborazioni prestigiose, i Travelling Wilburys

Quindi, Bob Dylan è stato criticato sia per aver vinto il premio Nobel per la Letteratura, sia per non essere andato a ritirarlo subito: ma how many times sarà stato imbarazzato in vita sua, mr. Tambourine, how many times sarà stato in imbarazzo Like a Rolling Stone in un negozio di cristalleria, a vedere di essere lodato e osannato senza essere capito, e poi senza che nulla, dopo migliaia di concerti, milioni di chilometri, assolutamente nulla cambi di un micron e tutto sia ancora e sempre solidamente nelle mani dei pervicacemente fascisti, degli orgogliosamente razzisti, degli ottusamente sessisti, specisti, terrapiattisti, creazionisti, aziendalisti, carrieristi?

Yes, ‘n’ how many years can some people exist  / Before they’re allowed to be free / Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head / And pretend that he just doesn’t see / The answer, my friend, is blowin’ in the wind / The answer is blowin’ in the wind.

La risposta sta più che mai soffiando nel vento, ma soprattutto la voce di chi la chiede, ancora, quella risposta, è clamans in deserto: e come avrebbe potuto mai non essere in vistoso imbarazzo Bob Dylan all’idea di una festosa cerimonia a Stoccolma?

Happy Birthday, mr. Dylan.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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