Giuseppe Parini, l’eccellenza della poesia e l’Illuminismo del pensiero

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Giuseppe Parini nacque a Bosisio (dal 1929 Bosisio Parini) il 23 maggio del 1729, figlio di un modesto mercante di stoffe: le sue umili origini sicuramente lo aiutarono ad assumere uno sguardo oggettivo sulla nobiltà del tempo.

Giuseppe Parini, l'eccellenza della poesia e l'illuminismo del pensiero
Giuseppe Parini

Dopo aver concluso gli studi presso i barnabiti ed aver ottenuto una modesta sicurezza economica grazie ad un’eredità, nel 1752 irruppe nel panorama letterario lombardo con una raccolta di rime pubblicate sotto lo pseudonimo di Ripano (anagramma per Parino, il suo cognome d’origine) Eupilino (dal nome latino del lago di Pusiano). La raccolta si compone di 94 componimenti in cui l’autore si cimentò con grande sperimentalismo nei temi più disparati, spaziando dal sacro al profano, dal tema amoroso a quello satirico. Queste poesie tuttavia mostrano una formazione ancora “provinciale”, legata all’Accademia di Arcadia ma ben lontana dai fervori dell’illuminismo europeo, che nel giro di pochi anni avrebbe dato alla luce Il Candido di Voltaire. Tuttavia il giovane già mostrò una raffinata sensibilità e un abile uso degli artifici retorici, oltre che un grande capacità di spaziare con uguale eleganza tra i vari topoi della poesia.

L’apprezzamento da parte degli studiosi del tempo fu tale da permettergli di essere accolto nell’Accademia dei Trasformati, cenacolo letterario raccolto intorno alla figura del conte Giuseppe Maria Imbonati: qui venne a contatto con i maggiori esponenti della cultura lombarda del tempo, quali il Baretti e Pietro Verri. Nel frattempo prese i voti sacerdotali, ma per far fronte all’indigenza economica iniziò a  frequentare gli ambienti dell’alta nobiltà come precettore del figlio del duca Gabrio Serbelloni.

In casa Serbelloni, grazie al grande interesse della duchessa Vittoria per i fermenti culturali d’oltralpe e il materialismo professato dal medico di famiglia Giuseppe Cicognini, Parini venne a conoscenza del pensiero dei francesi Rousseau, Voltaire e Montesquieu.

Dall’incontro tra la sua formazione scolastica e il pensiero illuminista elaborò la capacità di analizzare la società contemporanea con ironia, rifacendosi con richiami colti alle opere di autori greci e latini. Questi due poli della sua formazione si armonizzano nella raccolta de Le Odi e nel poemetto Il Giorno.

In casa Serbelloni Parini potette valutare da vicino la miseria morale della classe aristocratica settecentesca, ormai cullata dai fasti di un antico splendore ma incapace di riaffermare il proprio ruolo di guida per la società. Giunto a conclusione il suo servizio presso il duca, nel 1763 pubblicò in forma anonima Il Mattino, la prima parte de Il Giorno, un poemetto in endecasillabi sciolti articolato in tre parti (Il Mattino, Il Mezzogiorno, La Sera). L’opera narra la giornata del Giovin signore «che da tutti servito a nullo serve», rampollo di una famiglia di antica nobiltà. L’uso del linguaggio aulico dell’epica antica crea un contrasto stridente con la monotonia della vita di un uomo abituato ad avere il mondo ai suoi piedi, per il quale l’impresa più ardua è scegliere tra il cioccolato o il caffè la mattina, viziato e annoiato da tutto. Con ironia antifrastica, Parini presenta l’assurdità di alcuni comportamenti, come nell’episodio La Vergine Cuccia, in cui si narra il giorno funesto in cui un servo dopo esser stato morso diede un calcio alla cagnetta della padrona la quale, dopo esser svenuta per l’indignazione, lo licenziò nonostante i molti anni di fedele servitù. Forte è la componente autobiografica in questo caso, poiché Parini fu licenziato da casa Serbelloni per una reazione esagerata della duchessa, dopo aver difeso una fanciulla ingiustamente schiaffeggiata dalla nobildonna.

Giuseppe Parini, l'eccellenza della poesia e l'illuminismo del pensiero
“Morning”, William Hogarth , 1738

La composizione delle Odi invece (22 in tutto, pubblicate nel 1791) si sviluppò durante tutta la vita dell’autore. In questi componimenti in settenari emerge la versatilità dell’autore, capace di spaziare dal tema encomiastico (L’educazione, per Carlo Imbonati), alla decantazione della vita agreste di richiamo catoniano (La vita rustica), all’autoapologesi (La Caduta), fino alla lirizzazione di temi “materialistici” (L’innesto del vaiuolo). Nelle Odi si assiste alla nascita di un moderno Giovenale, uno scrittore satirico nel senso classico del termine, in cui l’attacco alla nobiltà non si limita alla vituperatio ma contiene un’esortazione al recupero dei giusti costumi: la nobiltà deve prendere atto del ridicolo in cui è caduta e riassumere la guida della società.

In una Milano dilaniata dalla municipalità Napoleonica e dall’irruzione degli austro-russi, si spense il 15 agosto del 1799 Giuseppe Parini, sepolto in fosse comuni ma destinato ad avere un ruolo di prim’ordine nella letteratura italiana, tanto da essere definito da Giacomo Leopardi «uno dei pochissimi Italiani che all’eccellenza nelle lettere congiunsero la profondità dei pensieri».

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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