Quanto siamo realmente disposti a rischiare nella vita?

"Facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza" (Esopo)

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Nella quotidianità capita spesso di ritrovarsi a pensare o ad affermare a gran voce: “No, è davvero troppo rischioso, non so se posso farcela”. Questa frase potrebbe pronunciarla chiunque, ma la connotazione tragicomica sta nella considerazione che una persona potrebbe riferirsi all’imminente balzo che eseguirà col paracadute, un’ipotetica signora parlerebbe invece del suo timore per un viaggio d’oltreoceano con più di dieci ore di volo (e jet lag!) mentre infine- ma solo nell’esempio- qualcuno intenderebbe il rischio di cambiare marca di biscotti, con la possibilità di incappare in una assai deludente.

Shadow of Doubt Art Print by Franço Arocha

Da ciò si evince che ognuno, nello scorrere delle proprie giornate più o meno originali, sperimenta delle sensazioni connesse al rischio, intendendo questo con connotazioni squisitamente personali e differenti da persona a persona. In psicologia ci sono delle teorie, denominate dell’arousal, le quali affermano il bisogno di mantenere un livello equilibrato di stimolazione e attività costanti, grazie al quale è possibile affrontare le situazioni con la giusta serenità. Quando gli eventi finiscono per subissare la mente e far percepire stress, il corpo in automatico tenta subito di regolare le energie, mentre all’opposto quando il soma rileva una stimolazione insufficiente (ipostimolazione), l’organismo cerca di default di alzare i livelli di attività. Quest’equilibrio che permette di esperire un livello ottimale di attivazione non è sempre facile da raggiungere nè da mantenere, ma occorre intanto conoscere il proprio livello di sensation seeking.

Per tutti i cambiamenti importanti dobbiamo intraprendere un salto nel buio (William James)

In quanti sanno che a Tōyako onsen, una moderna stazione termale della prefettura nell’isola di Hokkaido, ci sono più di 10 000 persone che vivono alle pendici del monte Usu rischiando consapevolmente di essere investite dalla potenza della lava? I sensation seekers sono coloro orientati al rischio, ossia quelle persone che avvertono una naturale spinta che li attrae verso situazioni pericolose o con un alto tasso d’incertezza. Zuckerman nel 1979 affermò che la ricerca di sensazioni si struttura in quattro modalità:

  1. brividi e avventura (thrill and adventure seeking)
  2. ricerca di esperienze (experience seeking)
  3. disinibizione (disinhibition)
  4. suscettibilità alla noia (boredom susceptibility)
Si rischia in amore, come Anna Karenina, a partire da “Posso avere questo ballo?” Si o no?

La ricerca di avventura e brividi si riferisce a situazioni inconsuete, in cui la persona sa che sta per imbattersi in qualcosa che non rientra nell’ordinario e che dunque potrebbe esporla a condizioni ignote o poco sondate. La ricerca di esperienze è cruciale in quanto implica il voler svolgere nuove attività. La disinibizione si concretizza quando si riesce a a scordarsi di sè e dei propri vincoli apparenti, aprendosi agli altri, al mondo e alle sue sensazioni senza remore o timore. Infine, la suscettibilità alla noia indica una vera e propria insofferenza nel rimanere troppo tempo nello stesso luogo, con le medesime persone e svolgendo asetticamente le regolari attività.

Colui che non ha visto il calar della notte, non giuri di inoltrarsi nelle tenebre (Tolkien,”Il signore degli anelli”)

Frank Arocha

Se ci si pensa, pare uno stereotipo ma è in realtà un dato di fatto: le persone giovani tendono ad avere il bisogno di spostarsi in centri culturali nei quali percepiscono esserci maggiori attrazioni e stimoli di ogni entità, dunque più spesso si orientano verso le città. I paesi, invece, vengono percepiti dalla fascia giovane come restrittivi e limitati, sia nelle attività pratiche sia riguardo alle opportunità relazionali. Progredendo con l’età, invece, generalmente si tende a insediarsi in un loco specifico e quel bisogno d’esplorazione e rischio iniziale si mitiga molto. Questo ovviamente non vale per chiunque, ma per la maggioranza di persone che non appartiene alla gamma dei sensation seekers sì.Sigmund Freud ne Il disagio della civiltà (1929) affermò che la massa tende a sacrificare la felicità per un po’ di sicurezza, a discapito della sua stessa vitalità entusiasta.

Chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza (Lorenzo il Magnifico)

Zuckerman provò a sostenere che i sensation seekers sono tali fin dalla nascita, in quanto caratterizzati da peculiari determinanti biologiche e genetiche. Ciò nonostante, le sue ipotesi non riscontrarono mai la presenza di prove tangibili a sostegno, anche se quanto ipotizzato dall’autore (implicazione dei livelli di eccitazione nel sistema nervoso centrale e attivazione del sistema limbico nei soggetti sperimentatori del rischio) si è rivelati veritiero per i sensation seekers.

Rischia Alice di Lewis Carroll che esplora un Mondo senza conoscere inizialmente i suoi limiti

Anche il sistema vestibolare riveste un ruolo importante, in quanto è specificatamente in questa sede che si esperiscono gli stati connessi alla velocità, alla caduta, alle frenate e a qualsiasi movimento accelerato con un margine di frenesia. Ma cosa s’intende per rischio? Si fa riferimento a una situazione in cui l’esito finale potrebbe non corrispondere alle aspettative iniziali dell’individuo, oppure che stravolgerebbe tali congetture. Quando accade, subentrano emozioni principali quali la paura ma anche complessi stati d’animo che generano risposte di attacco o di fuga rispetto allo stimolo. In realtà, sebbene si azzardi spesso anche nella vita quotidiana, il rischio viene tollerato fintanto che la mente pensa di poter gestire un margine d’incertezza; non appena si teme di perdere il controllo, automaticamente il rischio non viene più percepito come positivo e stimolante bensì si tramuta in stress e frustrazione (con il cortisolo prodotto in quantità ingenti).

Probabilmente ciò che conta realmente è comprendere i propri limiti, o comunque sondarli lungo la strada. Basti pensare ad Alice in Wonderland di Leiwis Carroll: Alice non conosce i suoi limiti prima di partire ma li incontra (quelli fisici ma altresì quelli mentali) passo dopo passo, storia dopo storia e inevitabilmente finisce per scontrarvici e accettarli dopo un’accurata analisi. Ciò che conta è dunque essere onesti e obiettivi con se stessi: solo così si potrà scegliere consapevolemente se rientrare entro il proprio range di solide certezze oppure se indovinare una meta nuova, di qualunque cosa si tratti, che si tratti del balzo da un trampolino troppo alto o del cambio della marca di biscotti domani mattina.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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