Le “salutares admonitiones” di Seneca: la filosofia come medicina

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Le “salutares admonitiones” di Seneca: la filosofia come medicina

Le "salutares admonitiones" di Seneca: la filosofia come medicinaPartendo dall’ottava lettera a Lucilio, tratteremo dell’evoluzione della funzione della filosofia attraverso i secoli e la domanda finale a cui risponderemo è: la filosofia può essere medicina? In questa epistola Seneca effettua innanzitutto un’analisi sulla sua condizione personale: cogliamo, dunque, l’occasione per riprendere la biografia dell’autore.

Seneca, figlio di un brillante retore, cominciò molto giovane il proprio apprendistato a Roma, per intraprendere la carriera politica e ottenere la carica di senatore. Tuttavia, durante gli anni dell’Impero, i senatori detenevano ben poca libertà decisionale: giudicato ostile al potere, nel 41 d.C. venne condannato dall’imperatore Claudio alla relegatio in Corsica (ovvero, a un allontanamento temporaneo da Roma, pur senza perdere lo status di cittadino romano). La sua carriera politica sembrava ormai conclusa quando, dopo otto lunghi anni, gli venne finalmente offerta la possibilità di rientrare a Roma: questo grazie all’intercessione di Agrippina, la nuova moglie dell’imperatore Claudio. Agrippina stava infatti cercando un maestro per il figlio sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, destinato a diventare il famigerato imperatore Nerone. Seneca trascorse così molti anni al servizio della corte imperiale, prima come maestro e poi come consigliere: anni di intensa vita politica, definita, in latino, negotium. La propensione più profonda di Seneca rimase, tuttavia, quella per l’otium, termine che in latino non ha affatto valenza negativa: indica, infatti, il tempo trascorso nello studio della filosofia, ovvero nella crescita personale e spirituale. Alla corte di Nerone risultava impossibile per Seneca conciliare negotium e otium: sordo agli insegnamenti del maestro, il principe divenne sempre più intollerante e dispotico, arrivando progressivamente agli eccessi che la Storia ci tramanda (tra cui il matricidio).

Le "salutares admonitiones" di Seneca: la filosofia come medicinaNonostante l’opposizione di Nerone, nel 62 d.C. Seneca decise di abbandonare la carica di consigliere e di ritirarsi a vita privata: era ormai profondamente disgustato dal potere tirannico dell’imperatore. Il nostro autore vedeva certamente la condotta politica di Nerone come un fallimento personale. Avrebbe voluto giovare all’impero, che, invece, si stava sgretolando lacerato dagli intrighi di palazzo. A chi poteva trasmettere la propria dottrina, ora che il suo più importante allievo lo aveva rinnegato? A chi poteva giovare? A Lucilio, certamente suo destinatario privilegiato. Ma come lui stesso scrive, anche a noi, ai posteri:

In hoc me recondidi et fores clusi, ut prodesse pluribus possem.

Mi sono ritirato e ho chiuso le porte proprio per questo: per giovare ai più.

Può sembrare un controsenso, ma, quando il potere è persecutorio e annulla la libertà di espressione, nascondersi (nascondere è proprio uno dei significati primari del verbo recondo) sembra rimanere la sola opzione disponibile per poter proseguire le proprie attività. Seneca sa bene che alla corte di Nerone non è riuscito ad adoperare la propria filosofia per il bene pubblico. Cerca allora di farlo veicolandola attraverso le lettere e allungandole la vita nella posterità.

È a questo punto che l’autore parla della filosofia come medicina:

Illis aliqua quae possint prodesse conscribo; salutares admonitiones, velut medicamentorum utilium compositiones, litteris mando, esse illas efficaces in meis ulceribus expertus, quae etiam si persanata non sunt, serpere desierunt.

Ai posteri prescrivo qualche cosa che possa portare giovamento; affido ai miei scritti esortazioni salutari, come ricette mediche utili, che so essere efficaci per le mie ferite: anche se non ancora completamente guarite, almeno hanno cessato di espandersi.

Ritirarsi nella filosofia ha aiutato l’autore a guarire, almeno in parte, le proprie ferite di disillusione e insoddisfazione. Seneca vuole allora consigliare questo rimedio anche agli altri che potessero averne bisogno, attraverso la metafora medica del componere medicamentorum compositiones, ovvero prescrivere ricette mediche, atte a curare le ferite non del corpo, ma dell’anima.

Le "salutares admonitiones" di Seneca: la filosofia come medicinaIn ogni società c’è sempre stato bisogno di persone specializzate per la cosiddetta cura dell’anima, ovvero di supporto per lenire i disagi spirituali, che oggi potremmo definire, con lessico contemporaneo, mentali. Insomma, persone che fossero in grado di interpretare tutto ciò che, nell’uomo, sta oltre il corpo. Inizialmente c’erano i sacerdoti, persone in grado di assicurare i contatti con il divino, interpretare la sua volontà, purificare le anime degli individui che avevano commesso errori, specialmente in ottica comunitaria. La presenza di pochi eletti e saggi capaci di guidare la comunità umana è, d’altronde, prerogativa di ogni religione, come accadde nelle prime società arcaiche e come accade ancora oggi. Tuttavia, circa nel VII secolo a.C., in Grecia cominciarono a nascere le scuole filosofiche. È grazie alla filosofia (soprattutto grazie ad alcune correnti che non staremo ora a specificare) che i pensatori tentarono di allontanarsi dall’approccio magico-religioso nell’interpretazione della natura per dare fondamenti logici alla conoscenza.

Per questo ritengo, con Seneca, che ancora oggi leggere una pagina di filosofia possa essere una vera e propria medicina, un atto salutare e curativo per la psiche che può aiutarla a conoscere se stessa e i propri equilibri. Certo, nulla a che vedere con un farmaco, ma sicuramente in grado di fornire consigli per migliorare la propria conscientia, ovvero la conoscenza e il giudizio di sé. Approcci contemporanei a questo scopo sono i corsi di sviluppo personale o il coaching motivazionale, metodi senza dubbio nuovi, dinamici e all’avanguardia. Ma, d’altronde, se l’oggetto della quête esistenziale di ogni uomo rimane sempre la felicità, in questa ricerca il recupero della saggezza antica come guida è da considerarsi eccellente catalizzatore e preziosa panacea.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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