Anthropocene: la mostra sulla natura alterata dall’uomo vi aspetta al MAST

0 613

Fino al 22 settembre sarà possibile visitare la mostra Anthropocene al Museo MAST di Bologna. Il progetto -ambizioso e conturbante allo stesso tempo- nasce oltre cinque anni fa, dalle menti di tre fotografi di fama internazionale come Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky.

L’obiettivo -ben chiaro fin da subito- era quello di mostrare al mondo come la natura, i paesaggi, l’ambiente si stiano progressivamente trasformando grazie all’intervento dell’uomo, essendo questo non più una parte integrante della natura stessa, ma il protagonista, il “dio” plasmante” e creatore di ciò che abbiamo oggi intorno.

Come si può ben immaginare dalla premessa, i risultati sono tutt’altro che felici; le fotografie che si possono ammirare nella mostra, raccontano di un mondo alterato, violato, soffocato dalle attività umane, che intervengono nel naturale corso paesaggistico della natura, alterandola, soffocandola, trasformandola.

Edward Burtynsky
Dandora Landfill #3, Plastics Recycling, Nairobi, Kenya 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

In Kenya si può “ammirare” una montagna di colore che a prima vista sembra essere un’opera d’arte contemporanea, ma che nella realtà è un cumulo di immondizia e plastica sui quali camminano indifferenti uomini e cani, come se quella “natura” fosse la normalità. Gli stessi colori variegati si trovano sulla barriera corallina fotografata da Burtynsky, che -oltre ad estasiare il fruitore con la sua incredibile bellezza- denuncia il grave inquinamento degli oceani, poichè i coralli assumono quelle tonalità, proprio perchè incapaci di mantenere il loro colore bianco, a causa dell’alto livello di tossicità delle acque. E ancora, in Malesia si assiste ad una foresta a metà, dove una sottile linea di demarcazione separa ampie distese di alberi (e quindi ossigeno) da una coltivazione di olio di palma (che sappiamo non essere esattamente salutare).

Le fotografie a realtà aumentata proiettano lo spettatore direttamente sul posto, creando sentimenti di stupore ed inquietudine al contempo. Le immagini sono veramente spettacolari, ma lo è anche il senso di perplessità e afflizione che ti accompagna dopo aver capito come  l’uomo stia distruggendo il pianeta, e gli effetti si vedono eccome, non sono cose che vedranno solo i nostri nipoti.

Edward Burtynsky
Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Le riflessioni vengono poi suggerite grazie ad un innovativo progetto espositivo che unisce fotografia, arte, scienza ma anche tecnologia; curata da Sophie Hackett, Andrea Kunard e Urs Sthael, la mostra si propone come interattiva, e, grazie all’App AVARA scaricabile gratuitamente sull’App store, lo spettatore può “entrare” dentro alcune fotografie, per esempio guardando da vicino quello che succede tra le sovraffollatissime strade nigeriane o in uno stabilimento chimico della Siberia; e può quindi vivere per alcuni minuti l’esperienza vissuta in prima persona da questi fotografi di fama mondiale.

L’ultima sala della mostra è dedicata alla riflessione sui risvolti della politica umana sugli animali, e merita un approfondimento. Parte integrante del progetto è anche un film -in cui si raccontano i cinque anni di lavoro dei protagonisti- ed una delle scene che non possono lasciare indifferenti, è quella della lavorazione dell’avorio e quindi dello sterminio degli elefanti. Un mercato squallido, marcio, che prevede l’uccisione di innocenti animali solo per poter  intagliare, cesellare le zanne e farle esporre come mobili o spalliere di sontuosi letti a qualche ricco imprenditore. A risposta di questo mercato, nell’ultima sala espositiva, c’è una foto della famosa protesta avvenuta in Kenya nel 2016, dove sono state bruciate oltre 105 tonnellate di zanne (e quindi avorio), letteralmente mandando in fumo un possibile ricavo di 90 milioni di euro.

Sempre grazie all’App sopra citata, è possibile “entrare” dentro quelle montagne di avorio e vedere la i minuti che precedono il rogo, ma è anche possibile far rivivere l’ultimo rinoceronte bianco morto lo scorso anno, Sudan, che ha segnato l’estinzione di questa particolare specie.

Il rinoceronte Sudan rivive grazie all’App AVARA

Fotografie a realtà aumentata, video, app, murales e la genialità della Baichwal, di de Pencier e di Burtynsky. Arte, scienza e tecnologia vi aspettano al MAST di Bologna, e vi faranno vivere un’esperienza unica nel suo genere, almeno qui in Italia. E’ fortemente consigliata soprattutto a chi è appassionato di scienza, ambiente e tecnologia perchè è una mostra veramente pensata per loro.  L’esposizione è aperta da martedì a domenica ed è ad ingresso gratuito!

In copertina: Edward Burtynsky
Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.