Fichte e Schelling: la complessità della natura nei due idealisti tedeschi

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Fichte e Schelling: la complessità della natura nei due idealisti tedeschi

Fichte e Schelling
Schelling

Fichte e Schelling, forse per volere del fato, oltre ad essere due filosofi legati dalle loro riflessioni condividono una data: il primo moriva il 27 gennaio, mentre il secondo vi nasceva.

All’Idealismo tedesco è indissolubilmente legato anche il nome di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ma non meno importanti e decisivi furono i contributi di Johann Gottlieb Fichte (Rammenau, 19 maggio 1762 – Berlino, 27 gennaio 1814) e Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (Leonberg, 27 gennaio 1775 – Bad Ragaz, 20 agosto 1854).

Di origine sassone (come Lutero), Fichte intraprese studi teologici e si confrontò per la prima volta con la filosofia grazie alla lettura della Critica della ragion pratica kantiana. Tuttavia, il filosofo di Königsberg rappresentò per Fichte il punto di partenza nell’elaborazione di un proprio sistema filosofico: sintetizza il filosofo che l’antinomia tra noumeno e fenomeno kantiana è, in sé per sé, inammissibile: non ha senso ammettere l’esistenza di qualcosa che non può essere compresa dalle nostre facoltà intellettive (noumeno, cosa in sé). Ne consegue, dunque, che il fenomeno kantiano non è un prodotto dal noumeno, ma è da attribuirsi al soggetto stesso. Con queste posizioni Fichte tiene a battesimo l’Idealismo: il mondo fenomenico è dunque una libera creazione della consapevolezza del soggetto.

Fichte e Schelling
Fichte

Come per tutti i giovani romantici, anche per Fichte la questione della libertà era di primaria importanza e il voler accentuare la fine della dialettica noumeno-fenomeno significa andare in questa direzione: non può esistere un simile scontro in quanto la realtà fenomenica è il prodotto dell’Io e della sua consapevolezza. La vena libertaria si rispecchia inoltre nella filosofia politica del filosofo sassone. Egli sintetizza che ogni stato dovrebbe educare i propri cittadini alla libertà, arrivando a un inaspettato paradosso: il senso di libertà che i governi dovranno instillare nei loro cittadini dovrà essere tale da rendere l’idea stessa di un governo superfluo, in quanto, a quel punto, tutti sapranno come comportarsi e controllarsi. Lockiano è invece l’invito di ribellione contro il tiranno: se il re si comporta come un tiranno, è opportuno che il popolo si ribelli (cfr. Secondo trattato sul governo).

Fichte è anche una delle anime del nazionalismo tedesco: tra il 1807 e il 1808 il filosofo compone i Discorsi alla nazione tedesca. Fichte si faceva promotore della grandezza della nazione tedesca, l’unica in grado di guidare l’Europa grazie all’unità culturale e linguistica che la contraddistingue da sempre. I tedeschi sono dunque, a giudizio del filosofo, investiti da una santa missione civilizzatrice.

Hegel

L’altro grande esponente dell’Idealismo è rappresentato da Schelling. Nato nel Baden-Würrtemberg e figlio di un pastore luterano, egli nacque in un ambiente intellettuale e acculturato (suo padre era anche un valente orientalista). Egli fu allievo di Fichte, da cui prende le mosse nel sviluppare un sistema filosofico autonomo: l’Io fichtiano, orientato al mondo e all’agire etico, si scontra con la percezione estetica e del rapporto dell’uomo con la natura impressa da Schelling. La fine del XVIII seocolo è particolarmente proficua per l’elaborazione di un sistema filosofico coerente. Nel 1799 egli scrive Primo progetto di un sistema della filosofia della natura: essa è vista come un sistema organicistico e finalistico, dove l’Io riesce finalmente a realizzarsi. Ciò che attrae Schelling è la Natura in sé, vista come in tutta la sua complessità, spontaneità e nella sua attività inconscia (egli avrà una significativa influenza su Coleridge e sulla sua visione della natura).

Tuttavia la sferzante critica del padre-padrone dell’Idealismo, Hegel, mette in crisi la filosofia di Schelling: essa, concentrandosi in una percezione estetica e inconscia della natura, non riconosce che essa si articola in tre momenti, tesi, antitesi e sintesi (derivati da Fichte), i quali indicano una natura cosciente e viva. Schelling non potrà che ritirarsi a vita privata e morire dimenticato da tutti nel 1854 in Svizzera.

Sia Fichte che Schelling hanno incarnato una rivoluzione: una rinnovata attenzione alla natura.

Al di là degli opposti sistemi filosofici, l’umanità dovrebbe raccogliere la loro lezione e battersi per salvaguardare l’ambiente e ciò che ci circonda. Con buona pace di Trump e di coloro che ritengono il cambiamento climatico una bufala.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

 

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