Frank Capra, “La vita è Meravigliosa”… se sei Frank Capra

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Frank Capra, La vita è Meravigliosa… se sei Frank Capra

image_bookIn libreria potete trovare un libro speciale: l’autobiografia di un genio come Frank Capra, Il nome sopra il titolo, pubblicata per la prima volta nel 1971 quando il regista era 74enne.

Tra addetti ai lavori e cinefili estremi Frank Capra non ha certo bisogno di presentazioni; tra tutti gli altri, probabilmente sono superflue, dato che dubitiamo che il mediocre medio andrà a porre in atto riflessioni su un regista statunitense di origini siciliane che raggiunse l’apice della sua carriera nel 1946: parliamo, ovviamente, di La vita è meravigliosa, che resiste e anzi imperversa ad ogni Santo Natale praticamente su tutte le emittenti televisive del globo come film “di Natale”, intriso di buonismo all’americana e in odore di incenso e santità, dickensiano fino alle estreme conseguenze diabetologiche.

Nondimeno, volendo gli spunti di riflessione si sprecano.

capra (1)Si dice che La vita è meravigliosa avrebbe fatto piangere persino Humphrey Bogart: il quale, secondo il gossip hollywoodiano (ma chi era là a vedere?) faceva proiettare sul suo maxischermo privato il film guardando tutti i 131 minuti del film in lacrime per la commozione. Va da sé, questo non dimostra nulla di particolare se non che, come molti compreso lo scrivente, forse Bogart aveva bisogno di tanto in tanto di uno sfogo emotivo per liberarsi delle tossine dell’esistenza e ricorreva ad uno stimolante lacrimale di provato effetto.

Assai più significativo è leggere che della sua biografica Capra disse che era stata scritta per «dire a chi è scoraggiato e pieno di dubbi, a chi è disperato, la stessa cosa che ho voluto dire nei miei film: “Amico, tu sei un impasto divino di fango e polvere di stelle. E allora datti da fare: se le porte si sono aperte per me, si possono aprire anche per te”». Caso lampante e dichiarato di buonismottimismo alla Paulo Coelho secondo il quale tutti possono essere felici, basta volerlo (si vede che i bambini del Bangladesh, nel Darfur, la gente in Ruanda non lo vogliono abbastanza fortemente) e non tenere conto che in una felicità materiale all’americana vige il principio economico per cui ad uno che vince devono corrispondere 100 che perdono: la “visione spirituale che trascende le singole fedi, espressione dell’umanesimo del regista” pare proprio di quella matrice cattolica che si erge consolatoria per tenere a freno le rivendicazioni delle masse dei diseredati – e cosa c’è di più consolatorio di voler credere che un individuo faccia sempre la differenza perché siamo tutti collegati in una empatia universale? Ed eravamo pure ben distanti dagli omini verdi di Toy Story, noi siamo uno.

280px-Vita_è_meravigliosa (1)Poi, sul cinema del 1985, in occasione di una ristampa dell’autobiografia, Frank Capra disse del cinema:

Quello americano è una bolgia che descrive l’America come una pestilenziale contrada dove trionfano gli edonisti, gli omosessuali, le lesbiche, i maniaci sessuali, i marchesi de Sade, i drogati, i liberali della domenica, i beautiful people, gli anti-Cristo, i pagani, i sommozzatori del peccato, gli accoltellatori, gli stupratori; dove Dio è morto e la Patria sta per fare la stessa fine.

In definitiva, pare che i Clarence abbiano fallito il loro compito, o che perlomeno siano in via d’estinzione (a noi risulta comunque più simpatico il Michael di John Travolta): non paiono affatto in procinto di far la fine dei Dodo invece coloro i quali possano apprezzare le parabole cristiano-buddiste di Capra, per cui non è difficile pronosticare un nuovo buon ritorno editoriale per la biografia del regista. Nella quale, peraltro, troviamo una caterva di spunti interessanti, proprio a partire dai racconti più puramente biografici quali le origini, il corso di studi (era laureato in ingegneria chimica), l’ingresso nel mondo del cinema, l’amicizia con Aldous Huxley; si scopre poi che Il nome sopra il titolo deriva dalla lotta «affinché la figura del regista conquisti “il nome sopra il titolo” del film. Smetta cioè di essere un supertecnico della macchina da presa e diventi il deus ex machina riconosciuto dell’opera, l’unico col diritto di firmarla. Una lotta compiuta per se stesso ma anche per i colleghi dell’epoca, giganti del calibro di John Ford». Come a dire, un uomo può
fare la differenza ed è giusto che lo sbandieri ai quattro venti, che possiamo anche interpretare come «il tema predominante dei miei film fu il grido di ribellione dell’individuo contro il rischio di essere stritolato dalla massificazione, e in particolare dal conformismo di massa».

La-vita-è-meravigliosa (1)Tutto sommato, Il nome sopra il titolo non è la prima autobiografia di Frank Capra: tutte le “lotte” del regista, di stampo molto pragmaticamente cristiano-statunitense, paiono sintetizzarsi nella necessità dell’esistenza di George Bailey, al quale il povero angelo di II classe Clarence spiega in loop come sarebbe stato diverso, e peggiore, il mondo, se lui non fosse mai nato – «Strano, vero? La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest’uomo non esiste, lascia un vuoto».

Sicuramente, la vita di Frank Capra, senza Frank Capra sarebbe stata diversa, mentre invece è stata meravigliosa.

Ma la vita è meravigliosa?

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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