André Breton: un sogno poetico tra Surrealismo e libertà

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André Breton: un sogno poetico tra Surrealismo e libertà

André Breton (Tinchebray, 19 febbraio 1896 – Parigi, 28 settembre 1966), scrittore, poeta e critico d’arte, deve la sua fama in particolar modo al Movimento Surrealista, di cui ne fu uno dei fondatori. Ebbene si, fu proprio Breton che nell’autunno del 1924 scrisse il Manifesto del Surrealismo (Manifeste du Surréalisme) dando inizio ad un movimento culturale senza eguali.

Breton si trasferisce a Parigi nel 1913 per studiare medicina: durante il periodo che va dal 1913 al 1918 compone diverse poesie e inizia a sviluppare un certo interesse per la psichiatria. È proprio alla fine degli anni ’10 che Breton matura i proprio ideali e li manifesta dapprima con il coinvolgimento al Manifesto del Dadaismo, di Tristan Tzara, poi divenendo uno dei fondatori della rivista d’avanguardia Littérature.

I suoi principali interessi non erano l’arte o la poesia, come si potrebbe pensare, ma la vita e la possibilità e capacità di trasformarla. Fu però grazie alla poesia che Breton si avvicinò ai movimenti culturali d’avanguardia, ovvero tramite la scrittura automatica che sfuggiva dai procedimenti classici dettati da leggi ben precise e si abbandonava quindi all’inconscio. Le origini del Surrealismo vanno infatti ricercate nel Dadaismo, quel movimento dell’assurdo a cui Breton aveva aderito entusiasticamente agli inizi e da cui si discostò radicalmente poi, chiudendo la rivista Littérature e fondandone un’altra, La Révolution Surréaliste.

Nel Manifesto Surrealista, a cui viene allegata una raccolta di poesie Poisson Soluble di Breton stesso, viene fatta un’analisi dell’uomo comune, descritto come anonimo ed intristito, rivendicando contro il suo destino di repressione i simboli della libertà psichica individuale: l’immaginazione, il sogno, l’infanzia. Secondo Breton e i surrealisti, il destino buio contro cui l’uomo si trovava a combattere e contro cui voleva lottare l’arte surrealista era dovuto dall’oppressione della logica e della coscienza. La funzione della ragione è dunque quella di reprimere l’identità individuale e gli istinti che vorrebbero essere soddisfatti nel piacere. Si tratta di un evidente riferimento a Freud, fondatore della psicanalisi, che fu per Breton un “amore non corrisposto”. Freud si dimostrò sempre piuttosto critico nei confronti del Surrealismo: egli partiva dal sogno per interpretarlo, non pensava che il sogno rappresentasse la libertà, anzi.
Il tanto sognato incontro di Breton con Freud non fu all’altezza delle aspettative: pare che lo scrittore venne liquidato con una pacca sulla spalla o che addirittura tale incontro non si verificò mai. Sta di fatto che intrattennero una corrispondenza epistolare: in una lettera Freud dichiarò che tutta l’arte d’avanguardia, compresa dunque quella surrealista, sfuggiva alla sua comprensione. Nonostante questo rapporto burrascoso, Breton rimase per sempre un suo grande ammiratore.

Nel 1927 Breton fa la conoscenza di Salvador Dalí, di cui ne diventa amico appassionandosi così al cinema. Nell’ultimo numero de La Révolution Surréaliste del 1929, oltre alla pubblicazione del Secondo Manifesto del Surrealismo compare la sceneggiatura di Un chien andalou di Luis Buñuel e Dalí, considerato il film surrealista per antonomasia.

Gruppo Surrealista, 1930

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale cambia però i piani di Breton, che viene chiamato come medico militare. Successivamente, essendo scritto nell’elenco dei comunisti, decide di lasciare la Francia trasferendosi a New York, dove verrà aiutato economicamente da Peggy Guggenheim.
Nel 1947 fa ritorno in Francia e organizza una mostra insieme a Marcel Duchamp con l’intento di rilanciare nuovamente il Surrealismo, purtroppo però il risultato non sarà quello sperato.

Breton, definito oltre che uomo di straordinario talento ed energie, anche come capo intransigente, quasi si trovasse a comandare una setta o un partito più che un semplice gruppo artistico, morirà a causa di una crisi respiratoria il 28 settembre 1966 a Parigi.

Il meraviglioso è sempre bello, anzi, solo il meraviglioso è bello.

Manifesto del surrealismo

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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