William Shakespeare, o del dare voce all’umana natura

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Dura lex sed non uguale per tutti, pacta non servanda sunt: sarà un caso che il Grande Bardo scelse proprio Venezia come luogo di residenza del suo Mercante? Io non penso proprio: poteva ben essere il Mercante di Amburgo, Southampton, Marsiglia, Anversa, e invece fu Venezia, il solo posto dove era plausibile, ed anzi normalmente accettato, un abuso sofistico delle autorità sul singolo. Perché diciamocelo, la libbra di carne era, effettivamente, di Shylock (Antonio e Bassanio mi han sempre ricordato dei membri della famiglia Agnelli, chissà perché). Basterebbe questo, a rendere conto della grandezza e dell’attualità di William Shakespeare, (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616).

William Shakespeare, chi era costui? In realtà, la maggior parte dei dati della sua vita privata sono sconosciuti, mancando fonti a riguardo; in compenso, la cronologia delle sue opere è incerta e rappresenta un argomento ancora dibattuto dagli studiosi; però almeno non è chiaro per quali compagnie teatrali Shakespeare scrisse le sue prime opere; per chiarezza, va detto che Shakespeare non ha partecipato alla redazione e pubblicazione delle sue opere (d’altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo), ed i testi esistenti sono solitamente trascrizioni effettuate dopo le prime rappresentazioni oppure provengono direttamente dal manoscritto autografato dello scrittore o dagli stessi copioni (teniamo conto del fatto che anche nelle stampe spesso le pagine non erano ordinate correttamente).

Ma a far luce sulla quaestio shakespeariana ci sono i cosiddetti lost years (“anni perduti”), ossia il periodo che va dal 1585 al 1592 (tra il battesimo dei figli gemelli e la sua comparsa sulla scena letteraria inglese): qui, documenti relativi alla vita di Shakespeare non vi sono proprio, per cui il tentativo di spiegare questo periodo ha dato vita a numerose supposizioni e fantasie, nel senso che tra processi per caccia di frodo e un periodo da stalliere, tra l’insegnante di campagna ed il mestiere di tutore privato, l’unica cosa certa è che Shakespeare non era sull’Apollo 13.

Ad essere lucidi, verrebbe da chiedersi se William Shakespeare, autore di 37 testi teatrali e 154 sonetti  (più una serie di altri poemi) sia esistito veramente, o non sia piuttosto un artificio dovuto ad una pletora di possibili motivi che vanno dalla comodità pubblicitaria per impresari e proprietari di teatri dell’epoca di attribuire ad un unico autore di provato successo una serie di opere apocrife, alla necessità/vantaggio per gli studiosi di confrontarsi con un unico, grande e prolifico autore piuttosto che con una serie di autori che quasi casualmente sfornano l’opera della loro vita.

In realtà restiamo sì lucidi, ma le domande che ci poniamo come personale quaestio sono ben diverse: come il problema dei tre giorni di fioritura dei ciliegi, quale Shake è più grande, il commediografo, il tragediografo o il poeta? La parte finale del sonetto 116 

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra

E gote dovran cadere sotto la sua curva lama;

Amore non muta in poche ore o settimane,

Ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;

Se questo è un errore e mi sarà provato,

Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato

Ci dice che il Bardo, quale cantore dell’amore, può essere considerato secondo solo a Catullo, anche ammesso che simili graduatorie abbiano un senso, e non ne hanno.

Tragedie, commedie e drammi storici, si sa, sono entrati dappertutto nella linguistica, nell’immaginario collettivo, nella storia del teatro, nel cinema, nella musica: da Romeo e Giulietta a La bisbetica domata, da Riccardo III a Molto rumore per nulla, da Otello a Sogno di una notte di mezza estate, da Enrico IV a Macbeth: elenco verosimilmente superfluo, come una discussione breve sullo stile – ha forse senso buttare là mezza riga sul blank verse e sull’enjambement? Ci porta a qualcosa spendere un paragrafo sulle fonti, da Plauto a Ovidio, dai contemporanei alla cronologia Tudor fino alla novellistica italiana? Parliamo dei temi del corpus shakespeariano, dall’amore al desiderio di potere, fato, follia, inquietudine, gelosia, tradimento, razionalità, mito? Elenchiamo le ispirazioni più disparate che W.S. ha donato a piene mani, da L’attimo Fuggente ai Dire Straits, fino ai meme e alle frasi sulle t-shirt? Si dice che nulla in letteratura è stato inventato dopo Omero: affermazione forse eccessiva, certamente dopo Shakespeare non sono rimasti inesplorati aspetti dell’animo umano e delle sue passioni.

Poco conta, quindi, che del Bardo di Stratford non abbiamo certezze sul suo aspetto fisico, la sua sessualità, sul suo credo religioso: anzi, meglio, ché la nozionistica agiografia distrae dal nucleo dell’opera e uno sguardo troppo ravvicinato sull’uomo allontana spesso dall’artista. Arrivati a questo punto, Shakespeare è esistito ed ha scritto tutto quello che gli è stato attribuito: ne abbiamo bisogno, di uno specchio del XVI secolo, in cui guardarci e dire, sconsolati o iracondi,

Che epoca terribile, quella in cui degli idioti governano dei ciechi.

Re Lear

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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