In difesa del dissenso civile, contro il fascismo: esiste ancora l’articolo 21 della Costituzione?

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«Si arriva a fatti di questa specie: una ragazza porta un garofano rosso; è privata violentemente del garofano. Essa risponde con un doveroso schiaffo sulla guancia del fascista; la Questura si precipita ad arrestare la ragazza». Potrebbe sembrare l’ennesima cronaca di questi giorni, tristemente fatta di telefonini sequestrati, di fermi di polizia, di identificazioni e schedature di manifestati assolutamente pacifici, di giovani presi a schiaffi da esponenti di organizzazioni neofasciste, di tentativi di impedire le esternazioni del sindaco di Riace. Cronaca fatta di striscioni rimossi, da Salerno a Brembate, con l’ultimo che ha scosso particolarmente la famosa opinione pubblica. Ma si tratta, invece, di una citazione di Giacomo Matteotti: esattamente, da discorso pronunciato alla Camera il 31 gennaio del 1921: ben prima, quindi, di quello che sarebbe stato poi la sua condanna a morte, pronunciato circa tre anni dopo, entrambi raccolti in un volume Garzanti intitolato Contro il fascismo. Una lettura illuminante: al termine della quale la conclusione che si può trarre, angosciantemente semplice a fronte di una situazione terribilmente complicata, è che stiamo rivivendo i prodromi dell’ascesa fascista passo a passo.

Vero è che l’episodio di Brembate ci ha toccati tutti in modo particolare: probabilmente perché ha visto coinvolti i Vigili del Fuoco, un corpo che sino ad ora era identificato esclusivamente con l’abnegazione e l’eroismo. Ma va detto che si tratta di un episodio, non il più grave né tantomeno il primo: nel quadro complessivo vanno per forza di cose, e urgentemente, compresi anche l’attacco alla libertà di stampa, al giornalismo libero, la criminalizzazione di qualsiasi comportamento non conforme ad una morale presunta, persino se legale, l’ingerenza i ogni settore della vita privata e dei diritti civili, la fomentazione di un clima di violenza giustificato da inesistenti motivi di ordine pubblico e di “sicurezza”.

Leggiamo la cronaca di questi giorni, leggiamo Matteotti, ed inorridiamo: da confronto sinottico non sembrano passati 98 anni, e forse nemmeno 98 giorni. I diretti interessati, ovviamente, negano l’evidenza, sostenuti da orde di analfabeti funzionali non in possesso degli strumenti per decodificare la situazione: ma siamo ormai giunti ad un punto in cui il totalitarismo in chiave italica ha ripreso non soltanto le idee, che non erano mai state sopite, ma anche le esteriorità, l’iconografia e soprattutto i modi. Stiamo assistendo ad un ribaltamento di prospettiva, al punto che un editore può dichiarare che il male dell’Italia è incarnato dall’antifascismo.: il che, ci giustifica in un’idea di segno opposto. E pur apprezzando la definizione di Eco di Ur-fascismo (Il Fascismo Eterno, Umberto Eco) e comprendendo la frequente apposizione del prefisso neo- a determinati fenomeni, sarà bene riconoscere che quello con cui abbiamo a che fare è fascismo tout court, non Ur- né Neo-.

Servisse mai una definizione, un sistema di comando, per cui le definizioni di politico e sociale sarebbero largamente sprecate, in cui viene gradatamente ma rapidamente e con moto accelerato, messo fuori legge qualsiasi comportamento possa venir considerato deviato rispetto alla volontà gestionale dei dominanti: il che, comporta la soppressione di diritti civili e della libertà di espressione, per tutti tranne che per gli adepti, gli accoliti, i fascisti. In maniera sistematica e programmatica: perché il fascismo è, prima di tutti, un sistema di pensiero, per quanto distorto e

Squadrismo fascista

malato: un sistema in cui qualsiasi forma di violenza è bene accetta ed incoraggiata, a patto che non si ritorca in alcun modo verso chi la perpetra, cosa che va scongiurata attraverso l’occupazione delle istituzioni (uno stato di cose straordinariamente simile alle organizzazioni mafiose, peraltro). Quella fascista è una visione manichea dell’esistenza, divisa in modo primordiale tra noi e loro, buoni e cattivi, giusti e nemici. In tutti gli aspetti della società.

Ordinare la rimozione di uno striscione di civile dissenso in cui ci sia scritto “Non sei il benvenuto”, è un atto fascista. Giustificarlo nascondendosi dietro motivazioni di ordine pubblico è un atto tipicamente fascista. Sottovalutarli, un errore clamoroso dalle conseguenze potenzialmente, di nuovo, catastrofiche.

Perché a leggere le parole di Giacomo Matteotti, 1921, si trova tutto quello che stiamo rivedendo adesso: squadrismo, simbolismo, culto della personalità, razzismo, sessismo, manicheismo, maschilismo, attacco alle libertà civili, omofobia, alla Costituzione (esiste ancora, l’articolo 21?), all’informazione, alla cultura, alle classi disagiate. Manca, per il momento, solo una cosa, che potrebbe segnare un punto di non ritorno per molti anni di là da venire. Cerchiamo di evitarlo, ché i tempi son quasi maturi.

Un nuovo caso Matteotti.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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