#1B1W / 97esima raccolta di versi di Giuseppe Napolitano: “Tutte le parole”, davvero?

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Tutte le parole (Volturnia Edizioni, 2018) è la 97esima pubblicazione del poeta Giuseppe Napolitano, con questo titolo dall’aria di rimando ad un punto di bilancio, segnato dall’interpretazione suggerita più che mai anche dall’uscita del compendio letterario a ridosso del settantesimo compleanno dell’autore e dai quarant’anni della pubblicazione della sua prima antologia poetica Dentro l’orma, avvenuta nell’ormai lontano 1978, e preceduta solo dalla raccolta versi Momenti (1970).

Tutte le parole sembra davvero una combinazione ossimorica: alla luce della vasta produzione e dell’uso delle parole del Napolitano è davvero difficile credere che le parole possano essere “tutte”, che non ce ne siano delle altre dietro l’angolo, pronte a sgorgare; un’inflessione della voce diversa, però, certamente interrogativa accende facilmente un senso ancora più mestamente interrogativo. In questa direzione andrebbe letta, quindi, l’omonima poesia della raccolta:

Forse le hai dette –

tutte – le parole

quando probabilmente

non era il tempo e il modo – quello

giusto – perché fossero dette

troppo tardi forse adesso

per trovarne di nuove

ti accontenti

delle povere cose comuni

che sa dire il poeta – ogni giorno

ogni volta che avvertono i sensi

l’urgenza di parole in sintonia.

Antonia De Francesco con “Tutte le parole”

Qual è il ruolo delle parole e del poeta che ne fa uso e abuso, come la più prelibata delle pietanze? E’ il poeta uno strano mercante, un vagabondo, uno che la sua mercanzia alla fine magari anche per niente la regala, e la poesia emerge come un bisogno, come il mondo più accogliente quando qualcuno resta senza casa. Insomma, come sempre accade, anche la poesia di Napolitano è ricerca: le molteplici dediche, che ben si sa, si riservano a pietre miliari della propria esistenza (ad esempio a Siham e Abdelmajid, a Raffaele, a Leila ed immancabilmente alle sue donne Irene e Gabriella) appaiono come il ripercorre di una vita ( rimando a quella famosa romantica soglia!) che inizia proprio dalla memoria piena di questo vuoto di vent’anni lasciato dalla mamma.

Un susseguirsi di fotogrammi verbali riportano al travolgente amore giovanile, sì come alle scelte, al dolore e alla speranza, tutte lì ad addensarsi nella vita, esattamente come in questi versi. Diversamente non potrebbe essere, d’altro canto, perché quella del poeta

[…] è vita che non teme e non riposa

la vita del poeta:

ha paura soltanto che un colpo di vento

gli chiuda la porta

nascondendo un inganno.

E’ così che vive la vita il poeta –

mosaico difficile a comporre

– passo passo per non la sciupare.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura

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