William Shakespeare e l’illusione moderna della verità

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William Shakespeare e l’illusione moderna della verità

Il poeta inglese William Shakespeare ha realizzato attraverso le sue opere una delle più interessanti indagini della vita umana, riuscendo a coglierne contraddizioni e precarietà. Egli mette in scena un uomo in perenne conflitto con se stesso, indeciso tra l’azione e la passività, vinto dalla sorte avversa e testimone impotente della propria infelicità.

I temi trattati nelle sue opere sono molteplici, dall’amore alla critica della società del suo tempo, ma uno degli aspetti che brillano per attualità e originalità è quello del sogno e dell’illusione. In La tempesta, il mago Prospero esprime con poche, musicali parole l’essenza stessa dell’incedere umano: «Noi siamo della materia di cui son fatti i sogni e la nostra piccola vita è circondata da un sonno». In questi versi vengono riassunte in maniera magistrale l’ambiguità e l’inconsistenza della realtà, nonché l’impossibilità per l’individuo di afferrarne il senso, sempre che esso ci sia.

Nell’opera Il mercante di Venezia, Antonio si esprime con parole lapidarie: «Io considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte», o ancora, nel Macbeth, Shakespeare mette in bocca al protagonista la descrizione stessa della vita: «La vita non è altro che un’ombra in cammino: un povero attore che s’agita e si pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. Un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore e senza alcun significato».

William Shakespeare e l'illusione moderna della veritàNonostante il poeta abbia scritto i propri capolavori in un periodo collocabile tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, non se ne può negare la modernità, tanto che quei versi potrebbero essere letti come un monito per tutti gli uomini e quelle parole si adattano perfettamente anche alla nostra epoca, dove i confini del certo e dell’incerto sono sempre più labili.

Proviamo ora a trasferire questi assiomi nel mondo attuale, rivolgiamo la nostra attenzione ad un istituto fondamentale, il processo penale italiano, e vediamo quali conseguenze se ne possono trarre: la realtà che si presenta di fronte al giudice non può mai essere quella dell’effettivo svolgersi della vicenda di cui si sta trattando in quanto il processo si svolge nel momento in cui quel fatto è passato. Egli ha dunque il compito di ricostruire l’accaduto tramite le prove che gli vengono presentate dalle parti e, nella maggioranza dei casi, si tratta di testimonianze di soggetti che hanno assistito al reato o che sono in possesso di informazioni utili al fine del suo accertamento. La testimonianza è una preziosa ed irrinunciabile fonte di informazioni, ma non se ne deve trascurare la fallacia. Ciò che il teste riporta non è il fatto così come accaduto, ma è il fatto come egli lo ha percepito.

La differenza tra i due concetti è netta e crea una frattura non rimediabile. Inoltre, sono molteplici gli elementi che intervengono a viziare questo tipo di prova per cui diviene fondamentale il giudizio di attendibilità del testimone: se il giudice lo considera credibile, ogni eventuale errore contenuto nella testimonianza confluirà nella sentenza finale. Il discorso diventa ancora più ampio e articolato se si guarda alla memoria umana e ai meccanismi che la regolano. Ad esempio, il processo di memorizzazione è complesso e prevede in importante passaggio: inizia con l’introduzione dell’informazione, priva di ogni dettaglio, relativa al tipo di percezione, se uditiva o visiva; nel passaggio dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine si perdono i dati sulle modalità di presentazione e sulla struttura del materiale, ottenendo una sorta di rappresentazione astratta. La quantità di materiale che viene perso nell’arco di questo procedimento può essere più o meno ingente. Ciò che si vuole sostenere è, insomma, che non si può fare completo affidamento sulla correttezza del ricordo che appare spesso imperfetto.

Interessanti elementi emergono, però, anche sul versante opposto. È possibile che un soggetto, sottoposto a stimoli particolari, possa ricordare eventi che in realtà non ha mai vissuto. È ciò che accade durante terapie particolari quali l’ipnosi. È anche possibile ricordare in maniera del tutto naturale un fatto a lunga distanza di tempo. È un fenomeno raro, chiamato reminescenza, che può portare al recupero di importanti informazioni. Lo stesso accade nella pratica del “ricordo guidato”, per cui il fatto, sempre rimasto in memoria, viene riportato alla luce tramite suggerimenti e stimoli mirati.

Quanto finora esposto in materia di psicologia dovrebbe dimostrare come in realtà Shakespeare avesse ragione. La vita dell’uomo si basa in buona parte sul ricordo e sulla memoria, ma se questa è così fallace come possiamo riconoscere la realtà? E se il ricordo stesso è illusione, cosa rimane della verità?

Il poeta Pedro Salinas aveva forse trovato la risposta:

Non respingere i sogni perché sono sogni. Tutti i sogni possono essere realtà, se il sogno non finisce. La realtà è un sogno. Se sogniamo che la pietra è pietra, questo è la pietra.

Se, dunque, la realtà appare all’uomo come un’illusione, ogni contraddizione tra i due termini si sana nella loro totale identificazione.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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