La fotografia di moda da Avedon a Thorimbert: l’Arte dentro e fuori dall’obiettivo

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La fotografia di moda da Avedon a Thorimbert: l’Arte dentro e fuori dall’obiettivo

Richard Avedon

La fotografia di moda è un genere fotografico il cui scopo principale è ritrarre, valorizzandoli, capi di abbigliamento ed altri oggetti legati al mondo della moda. Con il passare degli anni, grazie al contributo di fotografi che hanno saputo stravolgere completamente il genere, è riuscita a strapparsi via di dosso tutte quelle regole e quei canoni che incastravano l’arte dietro a pose rigide e costruite. Ma proviamo a ricostruirne la storia.

La fotografia di moda nasce ufficialmente nel 1856 quando Adolphe Braun (1812–877) pubblica una serie di fotografie realizzate a Virginia Oldoini, una nobildonna alla corte di Napoleone III, ritratta nei suoi abiti di corte. Solo nel XX secolo  il genere si delinea in modo più netto. La svolta avvene nel 1909, quando Condé Nast rileva la rivista Vogue, che tutt’ora, dopo più di un secolo, riesce ancora ad essere la rivista di punta del settore, continuando a dettare le regole di stile di generazione in generazione.

I nomi che si potrebbero citare sono moltissimi. Uno fra tutti, Richard Avedon (New York, 15 maggio 1923 – San Antonio, 1° ottobre 2004). Un nome, il simbolo di un’epoca.  Lui prima di tutti ci ha insegnato che la fotografi di moda non è solo il ritratto di un capo di abbigliamento, ma piuttosto la rappresentazione di una scelta di vita, di un pensiero, di un’idea. L’America di quegli anni era in pieno Neopositivismo: lo sviluppo economico, la fiducia nel progresso e la corsa verso un futuro grandioso sembravano le uniche possibilità. L’etá moderna era ormai espressa in tutta la sua estensione. Ecco allora che Avedon, abbandonando la staticità delle fotografie di moda del periodo precedente, utilizza il salto per ritrarre lo spirito di un’epoca. Molte delle fotografie di Avedon fino a metà degli anni ’60, infatti, vedono ritratti soggetti che saltano, spiccando quasi il volo, come in ascesa sulla scia del successo Americano del tempo.

Annie Leibovitz, Pubblicità Monclair

Avedon si ispira, in realtà, al lavoro di un altro fotografo di moda, Martin Munkacsi (Cluj-Napoca, 18 maggio 1896 – New York, 13 luglio 1963): fu lui per primo a ritrarre una modella durante un salto. Osservando le fotografie di moda di Munkacsi capiamo un’altra cosa fondamentale: la fotografia di moda è in grado di influenzare profondamente tutte le altre arti ed è a sua volta influenzata da esse. Stanley Kubrick, per citare un esempio noto a tutti. La fotografia delle sue pellicole, le sue inquadrature, il suo modo di ritratte la figura femminile mai sarebbero potute esistere senza l’esempio dei grandi fotografi di moda. Kubrick si ispira infatti a Munkacsi per la rappresentare la Lolita del romanzo di Nabokov sul grande schermo.

Il fotografo di moda, quindi, è prima di tutto un osservatore, o meglio un lettore. Non esiste fotografia di moda ben fatta che non sia un viaggio dentro alla personalità del soggetto che viene ritratto. Per questo fotografia di moda, fotografia di ritratto e reportage sono legati insieme tra loro a filo doppio. Ogni grande fotografo di moda nasconde l’animo di un avventuriero dietro le prime pagine e le copertine luccicanti delle riviste. 

Annie Leibovitz Waterbury (2 ottobre 1949), fotografa americana di fama internazionale e sicuramente una delle personalità più di spicco nella fotografia contemporanea, è un ottimo esempio per capire cosa sia la fotografia di moda oggi. Annie Leibovitz non realizza semplici immagini, crea letteralmente mondi. Nel momento in cui ritrae una figura femminile, dipinge un’eroina.

Anche in Italia, patria dei grandi stilisti, la fotografia di moda ha avuto modo nel corso degli anni di raggiungere livelli altissimi, spesso mischiandosi anche con le tinte di temi di rilevanza sociale. Oliviero Toscani (Milano, 28 febbraio 1942) è noto ai più per essere stato il volto del marchio Benetton per più di vent’anni. Oliviero Toscani è un fotografo di moda, ma è anche un pubblicitario, un politico, un attivista. Contro il razzismo e la pena di morte, impegnate in campagne di prevenzione contro l’HIV quando ancora nessuno ne parlava, le immagini di Oliviero Toscani sono spesso state oscurate dalla censura. E sono entrate nei libri d’arte.

Oliviero Toscani, campagna Benetton contro il razzismo

Meno aggressivo, forse, ma altrettanto emblematico, è Toni Thorimbert (Losanna, 1957). Se negli anni Settanta ritraeva la vita sbandata dei ragazzi di Quarto Oggiaro e di Pioltello (nella periferia Milanese) dopo meno di un ventennio pubblicava campagne di moda su Vanity Fair. Con lo stesso sentimento. Ascoltando Thorimbert parlare si impara molto: sulla fotografia, sulla moda,  qualcosa anche sul mondo. Thorimbert ammette a gran voce che gli anni d’oro per i fotografi di moda forse sono passati, e non nega che ad oggi emergere è difficilissimo. Guardando il suo lavoro, però, capiamo che lui, ad emergere, sarebbe riuscito senza problemi anche oggi, e che ci riuscirebbe anche domani. Le modelle dai corpi mozzafiato che Thorimbert ritrae oggi in  studio hanno la stessa faccia dei Kids from Pioltello degli anni Settanta. La stessa faccia da schiaffi, come sottolinea ironico lui stesso. Thorimbert ci insegna una cosa importantissima: le regole della fotografia di moda esistono per essere stravolte,  accartocciate e poi buttate. Fino al 13 maggio 2017 sarà in mostra al Leica Store di Milano la retrospettiva dal titolo Beside Thorimbert che ripercorre la sua carriera da dietro le quinte. Un allestimento semplice e pulito, nello stile del Leica Galerie; ai lati di ogni fotografia, un testo scritto. Poche righe che sembrano paragrafi tratti da I vagabondi del Dharma di Jack Kerouac, o versi di Allen Ginsberg.

La fotografia di moda oggi è arte e letteratura, è cinema e storia.

Le immagini della moda di oggi sono soprattutto la vita vissuta che c’è dietro a chi la fotografia di moda non la fa, ma la inventa.

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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