5 centimetri al secondo in tutti i cinema per tre giorni

La pellicola di Makoto Shinkai sulla distanza sarà sul grande schermo il 13, 14 e 15 maggio

0 921

Ieri ho sognato il passato, quando eravamo solo dei ragazzini tutti e due. Sicuramente è stato per la lettera che ho trovato.[2] (Akari)
Tu la conosci la velocità a cui cadono i petali di ciliegio?

秒速5センチメートル, ovvero “5 centimetri al secondo”, sarà nelle sale milanesi solo il 13, 14 e 15 maggio (cliccare qui per visualizzare l’elenco dei cinema e i relativi orari di programmazione). Un titolo alquanto bizzarro, senza dubbio, ma superato il primo scetticismo sorpreso ci si ritrova avvinghiati alle trame di una storia che già dal titolo lega a sè con una sensibilità rara: 5 centimetri al secondo è il tempo che impiegano i fiori di ciliegio a depositarsi al suolo. A dirselo sono i due protagonisti, Takaki Tōno e Akari Shinohara, che all’inizio degli anni Novanta s’incontrano entro le mura di una scuola e si riscoprono indivisibili (trailer qui).

Akari: Sai, è di 5 centimetri al secondo.
Takaki: Cosa?
Akari: La velocità a cui cadono i fiori dei ciliegi. 5 centimetri al secondo

Takaki: Ciao Kanae, torni a casa? Kanae: Sì, anche tu? Takaki: Sì. Torniamo insieme?

Il film non ha nulla a che vedere con un eccesso di frivole dolcezze, e altresì è ben lontano dalle trame scontate e dai finali ancor più indovinabili tipici dei film americani; la pellicola è invece un ritratto fedele e quanto mai ricco di fragilità di un rapporto tra due persone che semplicemente s’incontrano e sentono di appartenersi. Nel disvelare il loro percorso, il regista racconta una storia lineare solo in apparenza, in quanto si tratta più che altro di un filo che invece che sbrogliarsi va spesso a confondersi e creare apparenti matasse superflue di distanza, per poi ritrovare quello che Shinkai definirà “Musubi” qualche anno dopo nella pellicola Your name.

Musubi «è il termine antico per chiamare la divinità protettrice delle terre locali. Questa parola ha un significato molto profondo: unire i fili insieme è musubi, connettere le persone è musubi, lo scorrere del tempo è musubi. Tutto questo si connette al potere divino, per questo i fili che intrecciamo sono una tecnica divina che rappresenta lo stesso scorrere del tempo; si uniscono e prendono forma, si torcono, si intrecciano, a volte si sciolgono, si spezzano e si uniscono di nuovo. Anche questo è musubi, questo è il tempo» ( Your name君の名は。)

Il solo fatto di vivere riserva delle montagne di tristezza: nei panni stesi al sole, nello spazzolino da denti sul lavandino, nei messaggi di un telefonino… “Ti amo ancora”: ecco cosa mi aveva scritto

I luoghi di Your name si possono ricercare a Tokyo (vedi percorso qui), mentre quelli di 5 centimetri al secondo in realtà rimagono talmente impressi nella mente che è quasi un peccato rovinarli andandoli a trovare nella realtà. Quello che conferisce al film un valore aggiunto è il colpo d’occhio sulla natura, che è pennellata talmente nel dettaglio che ogni singolo particolare di foglia o infinitesimo sbrilluccichio notturno risalta alla coscienza come un fotogramma già noto, alla stregua di una reminiscenza sbiadita.

La memoria emotiva attivata dai colori all’alba e dai ritmi bianchi e silenziosi fa vibrare primigenie corde malinconiche e richiama un sentore di distanza emotiva e fisica, quanto mai sincere che chiunque ha sperimentato, almeno una volta nella vita, con una costanza maggiore o meno.

Ogni stazione sembrava incredibilmente lontana dall’altra e ogni volta il treno si fermava un’eternità. Dal finestrino vedevo un paesaggio coperto di neve come non ne avevo mai visti. Il tempo non passava mai, avevo mal di stomaco per la fame: tutto ciò accentuava il mio senso di solitudine. (Takaki)

, in un grande prato coperto di neve, si vedevano solo le luci di qualche casa sparsa qua e là. Intorno c’erano solo le tracce dei nostri passi sulla neve fresca, e così eravamo tutti e due sicuri che un giorno avremmo rivisto insieme i ciliegi in fiore.

Un treno, la neve che fiocca violenta e s’infrange sui vetri che riflettono un vuoto violaceo che sta scomparendo nell’imminente ufficialità della notte. Lì in quel momento, vagheggia smarrita la sensazione del ritardo e la relativa impotenza, coadiuvata al terrore di perdere qualcuno che attende a distanza, probabilmente nel torpore nevischioso di una stazione solitaria. Il fumetto bianco del protagonista è silenzioso e tace i frenetici monologhi parlanti, lasciando agli occhi color nocciola il compito di scrutare un treno pieno di puntini neri anonimi col cappello, ognuno dei quali indaffarato entro il proprio cosmo di fantasie, totalmente asettico e incurante delle apprensioni altrui.

A che velocità dovrei vivere per poterti incontrare di nuovo?

«In quel momento mi è sembrato di capire dove si trovano le cose che chiamiamo “eternità”, “cuore”, “anima”; mi sembrava di condividere con lei tutto quello che avevamo vissuto nei nostri tredici anni di vita, ma poi l’istante seguente fui preso da una tristezza infinita. Il calore di Akari, la sua anima, dove potevo portarle, cosa potevo fare, non ne avevo idea. E così, quasi d’improvviso, mi resi conto che io e Akari non potevamo restare insieme […] eppure l’angoscia che mi opprimeva incominciò a sciogliersi dolcemente e lasciò il suo posto alla dolcezza delle labbra di Akari».

Ciò che potrebbe mancare a 5 centimetri al secondo è la presenza di quel pizzico d’ironia che caratterizza Qual è il tuo nome, eppure nel suo stile, inconfondibilmente Shinkai con una pennellata velata di Murakami e di Miyazaki per i treni sibillini e pieni di silenziose forme viventi alla Spirited Away, rimane un gioiellino d’introspezione che solo chi ha un certo grado di sensibilità può apprezzare davvero.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.