Il piacere supremo di svegliarsi ed essere Salvador Dalí

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Dalí e Gala

Il più eccentrico degli artisti, Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech meglio conosciuto semplicemente come Salvador Dalí nacque l’11 maggio del 1904. Considerato uno dei maggiori esponenti del surrealismo nonché un personaggio rivoluzionario per la storia dell’arte grazie anche ai suoi contribuiti e collaborazioni con il teatro, il cinema, la scultura, la fotografia e la moda, Salvador, in tutta la sua stravaganza, pensava fosse di discendenza araba, per questo amava «tutto ciò che è dorato ed eccessivo» e mostrava con fierezza tutta la sua «passione per il lusso e per gli abiti orientali». Influenzato dai pittori Rinascimentali ed appassionato al disegno, dopo aver iniziato gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Madrid nel 1926, ed essere stato espulso poco dopo, si recò a Parigi, culla artistica e richiamo per pittori, scrittori, collezionisti. Qui conobbe Picasso, Miró, Buñuel ma soprattutto Breton, il padre del surrealismo.

«Io credo» scrisse Breton nel 1924 «alla risoluzione futura di questi due stati, in apparenza così contraddittori, che sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, la surrealtà». Con queste parole prese vita il movimento del Surrealismo attivo per oltre quarantanni in due importanti capitali dell’arte, prima Parigi poi New York.

La persistenza della memoria

Il metodo usato da Dalí era quello paranoico-critico basato sull’associazione e sull’oggettivazione dell’inconscio ma anche su tutte le pressioni esterne che lo influenzano. Nelle sue opere emergeva il suo inconscio, i pensieri più profondi ed i sogni in uno stato di totale paranoia. La paranoia era per l’artista «una malattia mentale cronica, la cui sintomatologia più caratteristica consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza o di ambizione». Un continuo stravolgimento, quindi, in cui reale e surreale creavano immagini di intensa fantasia ed emozione. La sua pittura risentì anche della libido, materializzata nella sua adorata musa ispiratrice Gala, ritratta in moltissime opere nuda e sensuale.

La persistenza della memoria, quadro del 1931, conservato a New York è stato dipinto da Dalí in sole due ore ed in condizioni alquanto particolari:

Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell’ipermollezza posto da quel formaggio.

Cristo di San Juan de la Cruz

Gli orologi che richiamano il tempo e la memoria tipici della corrente surrealista, sono molli e sembrano sul punto di liquefarsi a differenza di altri oggetti immutabili tutti immersi in un paesaggio scarno e desolato.

Nel 1939 Dalí si trasferì negli Stati Uniti e negli ultimi anni della sua vita ormai quasi vittima del suo esuberante personaggio, ritornò in Catalogna dove fu accolto dallo stesso re Juan Carlos I di Spagna che gli diede il titolo di Marchese di Pùbol. Nel 1951 dipinse il Cristo di San Juan de la Cruz, adesso a Glasgow, in cui Cristo, visto di scorcio dall’alto, sembra quasi chinare il capo mentre e, pochi anni dopo, nel 1955 un altro quadro a sfondo religioso, L’ultima cena.

Artista, uomo eccentrico ma anche regista. Dalí infatti scrisse insieme a Buñuel, nel 1929, quello che è considerato il manifesto del cinema surrealista, Un chien andalou, un vero e proprio delirio onirico con scene senza tempo divenute un cult. Salvador Dalí si spense il 23 gennaio 1989, il resto è storia.

Ogni mattina, al risveglio, provo un piacere supremo, il piacere di essere Salvador Dalí.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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