A Mosca, la metropolitana è una vertigine colorata

Molteplici sono le visioni e le sibilline interpretazioni

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Il Lampione di Fondo di palude (La città incantata, Miyazaki)

In quell’agglomerato elegantemente efficiente che è la metropolitana di Mosca si ha l’impressione di ritrovare, a poche fermate di distanza, il mosaico variopinto tipico di Barcellona e del suo Gaudì abilmente affiancato ai lampioni viventi che accompagnano Chihiro ne La città incantata di Hayao Miyazaki. Non c’è uno modello unitario, bensì ogni stazione è uno stile a sè: non tutte, ben inteso, sono dei piccoli capolavori, ma anche le meno decorate sono ben diverse da una qualunque “Cairoli, fermata Cairoli”. Per giudicare quale sia la migliore, è necessario utilizzare il rispettivo senso critico e d’ammirazione che è personale e tipico di ognuno, eppure la bellezza di alcune è indiscutibile.

A blessing in disguise: una benedizione sotto mentite spoglie (L’assassinio del Commendatore)

1.Slavyansky Bulvar

La mia preferita è senza dubbio Slavyansky Bulvar. La stazione realizzata da Vadim Volovič non ha ori nè nulla che richiami all’occhio un impatto altezzoso, bensì vede come protagonisti diversi lampioni tinteggiati di verde Guatemala, abilmente posizionati ai lati delle uscite di granito grigio: se ne stanno lì, fieri nella loro evidente precarietà non diritta, e sotto mentite spoglie nipponico-spagnoleggianti osservano i passeggeri, probabilmente la maggior parte sempre di corsa (come a Milano). Sentinelle degli smeraldini ricordi arabescati di un mondo spagnoleggiante fa, fantasticano e si confrontano riguardo all’imperfezione delle fisionomie che, solo apparantemente perfette, scorrazzano per il mondo.

– Dove sei adesso? – chiese con voce calma.
Già, dove ero adesso?
Con il ricevitore in mano alzai lo sguardo e mi guardai intorno dietro i vetri della cabina. Dove ero adesso? Non sapevo dove fosse quel posto. Non ne avevo la più pallida idea. Dove diavolo mi trovavo? Quello che vedevo intorno a me era solo una folla di gente che mi passava accanto diretta chissà dove. Da quel luogo che non era da nessuna parte rimasi in linea con Midori (Haruki Murakami)

 2. Komsomol’skaja

Komsomol’skaja

Questa fermata elegge la metropolitana di Mosca come la migliore in assoluto, senza possibilità remota di rivali. La sfarzosità egualmente commistionata al punto giusto con la memoria e l’esaltazione storica di quei personaggi che hanno reso la Russia la grande potenza che è oggi, fanno di Komsomol’skaja l’apice della regalità. Sessantotto colonne in marmo sostengono il soffitto, pennellatto da una fitta rete variopinta- ma mai all’eccesso- di scambi reciproci tra giallo e bianco. Sapendolo, si possono osservare i generali russi e la raffigurazione di Lenin, che si destreggiano tra le colonne corinzie e l’imperante stile barocco, in un’esaltazione assoluta del passato e della sua legittima eternità.

Passando qui sotto, si ha la netta sensazione di entrare a far parte di un patrimonio storico e emotivo estremamente vivo nell’inconscio dei cuori russi, i quali non troppo facilmente sarebbero disposti a condiverlo. 

3. Novoslobodskaya

Novoslobodskaya

Questa fermata della metropolitana è nettamente l’equivalente del ripiegamento di un sogno, i cui contorni sono mere apparenze in perenne e immediata trasfigurazione, con le sfumature sibilline, in antitesi tra certezze e ambigui archetipi di ieri e contorni chiari del presente. A pensarci bene, nonostante le 32 vetrate e i mosaici appaiano ben delineati nei tratti, la pendenza delle arcate in rosa degli Urali evoca Dalì e i suoi schizzi per Alice in Wonderland, custoditi al Museum-Gallery Xpo Salvador Dalí di Bruges. L’intera stazione è stata restaurata nel 2003, pertanto si ha tutta la nitidezza necessaria per contemplare il vagheggiare onirico della simmetria, se mai ci si dovesse ritrovare a passare di lì apparentemente svegli.

Il meno che si possa chiedere a una scultura è che stia ferma (Salvador Dalì)

4. Majakovskaja

Maggior esempio dell’architettura stalinista, questa stazione della metropolitana ha alle spalle una storia dall’orientamento ben delineato: è un omaggio al poeta da cui prende il nome e allo stesso tempo un simbolo politico, in quanto Stalin vi fece un discorso nel 1941. Le mura sono in marmo e tra un’arcata e l’altra ci sono infiniti motivi e storie, che lo spettatore s’appresta a leggere e decifrare dal basso. La dorite grigia è perfettamente abbinata ai chiarori pallidamente nobili del rosa e del bianco, ereggendo la leggerezza senza eccessivi sfarzi ma ricca di poesia ad emblema di una modestia elegante ed immortale.

Bellezza che coi suoi 34 mosaici è fiera di essere ancora oggi una delle mete underground più rinomate.

Mio blu – dicevi –
mio blu.
Lo sono.
E anche più del cielo.
Ovunque tu sia
io ti circondo.
(Ghiannis Ritsos)

5. Taganskaya

In tanti hanno decantato il blu, che in inglese è addirittura uno stato d’animo. Quest’ultima stazione tra le mie preferite pullula di turchino, oltre che di tinte oltremare o cyan, col bianco che emerge e padroneggia il complesso dei 14 pannelli di maiolica. Inaugurata negli anni ’50 del secolo scorso, non ha segreti: la grandezza natuale degli anfratti triangolari garantisce l’impossibilità di nascondigli e permette alla bellezza leggermente kitch del blu e di chi si lascia ammaliare, come fosse il canto di una sirena o l’eco di una chimera, di accedere alla profondità e purezza di quel colore dai tanti volti.

La metropolitana di Mosca è dunque questo: il richiamo sibillino a scoprire i segreti sotterranei, nemmeno troppo reconditi, dai mille e più colori.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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