La donna scomparsa, il nuovo thriller di Sara Blædel ad alto impatto etico

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Se un limite endemico al genere del thriller bisogna riconoscere, è il rischio della distanza dalla realtà, e quindi dal pubblico. Limite e pregio, per certi versi, poiché la distanza garantisce lo svago senza eccessivo coinvolgimento: dai rapporti sui pellicani alle trame inestricabili di Jeffrey Deaver, ottenuta la sospensione dell’incredulità l’autore non punta generalmente alla piena identificazione del lettore col protagonista che rimane distante, spesso anche per una questione meramente cultural-geografica. Non è però questo il caso di Sara  Blædel, autrice di thriller danesi di cui ci siamo già occupati per La foresta assassina, e che ora ritorna con un nuovo lavoro, intitolato La donna scomparsa.

Sara Blædel

Fazi editore, che pubblica in Italia la  Blædel, deve credere fortemente alle capacità di quella che è nota come la regina del thriller danese, e non senza ragione: La donna scomparsa è un romanzo interessante, che esula sia dagli stereotipi di genere, che di sottogenere, e persino dalle mode del momento. Ci riferiamo in questo caso alla più che deprecabile tendenza al titolo ad effetto, altisonante al punto che spesso sotto il titolo non c’è nulla; è più che apprezzabile invece questa triade articolo-sostantivo-aggettivo, di una semplicità di altri tempi, che bada al contenuto più che all’apparenza.

Passiamo quindi a definirlo romanzo, La donna scomparsa, anziché “semplicemente” thriller: è vero, il centro della narrazione è costituito dalla risoluzione del delitto iniziale, ma Sara  Blædel aveva già fatto capire in precedenza di essere interessata ad indagare – è il caso di dirlo – gli aspetti più borderline della società medioborghese occidentale, ovvero le questioni più scottanti, come il ritorno di culti religiosi millenari, vedi appunto La foresta assassina. Ovvero, argomenti di complesso giudizio, quali le questioni legate al fine vita, all’eutanasia ed al diritto all’autodeterminazione individuale a riguardo, la legislazione relativa (presente o assente), le implicazioni etiche e religiose.

Non è poco, in un “thriller”. A questo aggiungiamo che  Blædel continua a seguire le gesta della sue eroina, Louise Rick, tanto quanto ne dipana le dinamiche esistenziali personali: “normali”, o quasi, quantomeno normali quanto possono essere quelle di un individuo la cui occupazione lavorativa è legata alle violazioni della legge, ma comunque senza l’eclatante ed improbabile sensazionalità degli investigatori del giallo classico, da Poirtot a Rhyme, e senza la nuance dell’improponibile serialità del giallo italiano  contemporaneo (Camilleri a parte). Insomma, Louise Rick è una protagonista credibile tanto quanto le storie dell’autrice, ivi compresa questa di La donna scomparsa, per cui il lettore può tranquillamente abbandonarsi alla sospensione dell’incredulità e ad una tranquilla identificazione.

Quanto facile ed efficace sarebbe la trasposizione su schermo della scrittura di  Blædel, limpida, sintatticamente scorrevole, settorialmente precisa senza inutili e compiaciute insistenze tecniche (quelle insistenze da azzeccagarbugli cui ci hanno abituati i legal thriller e soprattutto il crime scientifico, in cui il termine tecnico ha la stessa valenza degli acronimi delle pubblicità di automobili: annichilire ed affascinare il lettore tramite la pornografica esposizione di concetti largamente al di là delle sua portata). E con altrettanta semplice efficacia vengono affrontate le tematiche fondamentali de La donna scomparsa. «È interessantissima la questione sull’etica di aiutare qualcuno a morire… Togliersi la vita significa scaricare un enorme dolore su chi rimane».

Quando prolunghiamo una vita, ci è permesso di sostituirci a Dio, ma quando si tratta di liberare dalle sofferenze una persona che vive nel dolore e non ha prospettive di guarigione,

allora il nostro status divino perde validità, condanniamo queste azioni o troviamo che presentino troppi problemi etici

Giustamente,  Blædel presenta la tematica fondamentale del libro in forma di dialogo platonico, la forma che maggiormente si presta alla riflessione e non già all’affermazione incontrovertibile, e che peraltro è maggiormente cinematografica: si capisce dunque che ci aspettiamo, e auguriamo, una versione cinematografica de La donna scomparsa: anche perché il “doppio” editoriale-narrativo della sopra citata identificazione col protagonista è la fidelizzazione, e noi siamo già in attesa del prossimo romanzo di Sara  Blædel – Louise Rick.

 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

Blædel

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