Nuove prospettive del grottesco: il caso Italia versus Paolo Bonolis (e viceversa)

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Prima il sessismo, il maschilismo, l’utilizzo del corpo delle donne come oggetto. Poi le polemiche relative alla pericolosità del gioco, a seguito di un incidente. Parliamo di Ciao Darwin, naturalmente, una volta di più accusata di essere una trasmissione becera e maschilista. Ma prima ancora, Paolo Bonolis in valore assoluto, dalla retribuzione alle scarpe da 400€ comprate alla figlia. Sembra essere un destino, quello del conduttore romano, di ritrovarsi in mezzo alle polemiche. In effetti, è proprio così: ma vien fatto di chiedersi come mai, in un palinsesto televisivo ed un panorama culturale che non propone quasi null’altro che ammiccamenti erotico-sessuali e stipendi esondanti qualsiasi questione morale, la pruderie perbenista dell’italiano mediocre colpisca con particolare virulenza proprio Bonolis.

Luca Laurenti e una delle tante Madre Natura

Uno dei peccati che sicuramente deve scontare Paolo Bonolis rispetto alla corposa parte di pubblico che lo detesta, è la sua intelligenza. Bonolis ha una proprietà di linguaggio fuori dal comune, una velocità di elaborazione del pensiero quantomeno singolare ed una preparazione culturale di fondo indubbiamente superiore: tutte caratteristiche che nell’Italia di oggi appaiono sempre più come colpe imperdonabili, ma ciò non basterebbe a spiegare l’astio che circonda l’affabulatore romano. Né basterebbe il denaro che lo stesso guadagna, come ben sappiamo essendo ormai propensi ad indentificare il bene nell’avere ed a considerare la povertà alla stregua di una colpa.

Tranne qualche breve spezzone, non abbiamo seguito l’ultima edizione di Ciao Darwin, per il semplice motivo che non vi è peccato maggiore che la ripetitività, e la trasmissione ha sicuramente esaurito da un pezzo la sua primaria funzione innovativa delle origini, ovvero mostrare la caratteristica fondamentale del vero rappresentante della razza italica del nuovo millennio, l’unica – ci sembra – che non sia mai emersa dai gioco di selezione darwiniana della trasmissione: il grottesco.

Non che sia una novità nemmeno questa, ché già la commedia all’italiana, da Sordi ai Mostri, da Paolo Villaggio al Fuxas di Verdone, fino a tutto il becerume vernacolare sovrabbondante, ci aveva mostrato il degrado verso cui ci stavamo dirigendo lesti come lemming. A livello televisivo, la progressiva marcescenza ha visto trasmissioni “cattive” come La Corrida basarsi sul grottesco desiderio di fama wahorliana fare da precursore ai Teo Mammucari, agli Enrico Papi.

La televisione italiana è attualmente un mezzo di comunicazione basato sull’entertainment, e questo è sostanzialmente fondato sull’umiliazione, in parte volontaria ed in parte no, di una massa di volontari privi di qualsivoglia qualità o di

Paolo Bonoli guarda in camera e ci guarda

argomenti, che non hanno niente da dire ma sono mostruosamente desiderosi di dirlo.

Una classica immagine rappresentativa del grottesco

Nondimeno, in una realtà fatta di reality, di cuochi alla guida del pensiero filosofico, di influencer che si fanno pagare per assistere al loro make-up, di personal shopper, di persone famose per il fatto di essere famose, di youtuber che piangono per la paura di doversi trovare un vero lavoro, mentre celebriamo pubblicamente il genetliaco del nostro pornoattore più noto, Paolo Bonolis riesce a venire individuato come potenziale nemico pubblico n.1.

Che cosa lega Paolo Bonolis a Emil Cioran? Nella titolazione, abbiamo preso spunto dall’ottimo saggio di Paolo Vanini, Cioran e l’utopia – prospettive del grottesco, ed è proprio questo che lega il presentatore romano al filosofo romeno, che tra le altre cose nella sua opera mise appunto in evidenza l’aspetto grottesco dell’esistenze (oltre che dell’utopia). Questa è una difesa non richiesta di Paolo Bonolis: ma ciò non precluda il fatto che, nonostante l’intelligenza (o forse proprio per questa), non vediamo nello showman la minima empatia reale. Da tutta la carriera, al contrario, Bonolis si basa sul ludibrio, sull’umiliazione del soggetto debole, a volte talmente debole da non accorgersi nemmeno di essersi coperto di onta culturale: una costante, pluridecennale carrellata di freaks, una costante esposizione in tutte le sue trasmissione di una gigantesca, magmatica Corte dei Miracoli (ben presente, anche in senso fisico, anche in Avanti un altro – titolo peraltro estremamente significativo: nessuno conta nulla). Disposti a qualsiasi umiliazione, azione ributtante o pericolosa pur di ottenere una scarica di adrenalina e 15 minuti di fama.

Un esempio dei freaks delle trasmissioni bonolisiane

Inquietante, ovviamente. Perché come evidenzia Vanini, il grottesco comporta che tutto ciò che ci è conosciuto come familiare diventi all’improvviso estraneo e sinistro, come deformato da uno specchio da baraccone di luna park. Ecco perché Bonolis, che realizza sotto gli occhi del pubblico un po’ meno obnubilato un totale capovolgimento di prospettiva, ci è così difficile da guardare: perché, con malcelata cattiveria, sta a guardare attraverso le sua trasmissioni la nostra miseria, e ce la ributta in piatto. Ciao Darwin, e l’azione di Paolo Bonolis sulla cultura italiana, è più complesso nelle sue interazioni di quanto possiamo esplicitare qui: ma semplificando all’estremo possiamo dire che realizza una visione manichea in cui da un lato (proprio come in Ciao Darwin) stanno gli obnubilati totalmente inconsapevoli, e dall’altro i semisenzienti che intuiscono la prospettiva grottesca e ne soffrono terribilmente. Bonolis, purtroppo per noi, non fa altro che farsi beffe di entrambi, di quelli che sbavano per il culo di Madre Natura come di quelli che si indignano per lo stesso, pur avendo metabolizzato che sul deretano si basino fior di carriere, anche politiche.

Per quanto male possiamo giudicare il sessismo, l’aggressività, la pochezza delle trasmissioni di Paolo Bonolis, Ciao Darwin in primis, la prospettiva reale e la causa prima del nostro disagio è che in realtà è Bonolis che guarda noi. Guardare una trasmissione di Paolo Bonolis è come guardare negli occhi un basilisco. Che ci giudica, malissimo e senza pietà, mostrandoci per quello che siamo.

Grotteschi.

Guardate quest’uomo, sembra un deficiente e parla come un deficiente,

 ma non lasciatevi ingannare: è veramente deficiente!

 Groucho Marx

 

VieriPeroncini per MIfacciodiCultura

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