Sigmund Freud: una mente rivoluzionaria

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Marx, Sigmund Freud, Nietzsche

Sigmund Freud (Freiberg, Moravia, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) sarebbe stato definito da Nietzsche come una personalità che, con il suo pensiero rivoluzionario, è riuscita a far saltare secoli di salde convinzioni fondanti il lavoro scientifico. Il fondatore della psicoanalisi è stato riconosciuto da Paul Ricoeur come uno dei tre “maestri del sospetto”, insieme a Marx e a Nietzsche. Essi sono, secondo il filosofo moravo, i principali esponenti della cosiddetta “ermeneutica del sospetto” poiché tutti e tre hanno stravolto le strutture portanti del Vecchio Continente: il filosofo di Treviri ha rivoluzionato gli studi socio-economici, il pensatore di Röcken ha “ucciso” la religione in Occidente mentre il medico di Friburgo ha scoperto che la psiche è più profonda di quanto appaia in superficie. Per descrivere la rivoluzione filosofica di Freud è opportuno procedere per gradi, in quanto il filosofo austriaco si è interessato di diverse discipline, dalla medicina alla religione fino alla letteratura.

Il primo tassello della dottrina freudiana è rappresentato dall’inconscio. La filosofia di Nietzsche e Freud si muove nella direzione opposta rispetto al positivismo scientista di Comte: non tutto è progresso e scienza, ma ci sono anche lati che le persone stesse razionalmente non possono arrivare a conoscere mai del tutto, e di conseguenza nemmeno è possibile un controllo. Ciò che non è conscio si manifesta attraverso gli atti mancati, di cui l’autore parla nel suo capolavoro Der Witz und seine Beziehung sum Unbewußten (1905, “Il motto e la sua relazione con l’inconscio): i lapsus linguae, i sogni (che il filosofo definì «la via regia per l’inconscio») e i motti di spirito dimostrano che dentro di noi si agita qualcosa che non siamo perfettamente in grado di controllare.

Secondo Freud la personalità di ognuno è composta da Es, Io e Super Io. L’Es (che Freud deriva dal Buch vom Es di Georg Groddeck) rappresenta la nostra natura ferina e bruta, incontrollata e indisciplinata, il Super-Io (o Super-Ego) rappresenta l’autorità, il controllo, tutto ciò che definisce quello che è bene o male, cosa è opportuno fare o meno. Pare quasi essere uno scontro tra natura e cultura, con l’intervento mediatore dell‘Io (o Ego) che rappresenta, hegelianamente, la sintesi tra i due. Il pensatore di Freiberg elabora una metafora che permette di capire l’interazione dinamica tra le tre parti: l’iceberg ben rappresenta quelle che Sigmund Freud definisce topiche (dal greco topos, cioè “luogo”). La coscienza è rappresentata dal Super-Ego, l’incoscienza dall’Es e la prescienza dall’EgoL’arte, per Sigmund Freud, è il luogo in cui l’Es riesce a manifestarsi, non essendo sotto la censura del Super-Ego. In questo modo, l’artista è folle in quanto sfugge alle regole e nel suo mondo riesce a esprimere le sue potenzialità, che sarebbero represse nel mondo superegoico.

Un altro caposaldo del pensiero freudiano verte sul confronto, e a volte scontro, tra Eros e Thanatos, ovvero tra l’istinto di vita e l’impulso morte, descritto nel saggio del 1920 Jenseits des Lustprinzips, “Al di là del principio di piacere”. In questo scritto, c’è la definizione della coazione a ripetere, che consiste nella perpetua ripetizione di eventi, anche dolorosi, in quanto l’uomo tende a rivivere gli eventi. Questo processo avverrebbe, secondo Freud, in maniera automatica, e produrrebbe un annichilimento in direzione del principio di morte. Nel momento in cui viene riconosciuta la centralità della dialettica vita-morte, si sposta anche il focus medico-filosofico: se fino a quel punto egli aveva individuato unicamente nello sviluppo sessuale una delle cause principali delle patologie psichiche, gli orrori del primo conflitto mondiale gli permettono di osservare da vicino le conseguenze dell’evento sulle menti delle persone introducendolo sempre al più al dualismo vita-morte.

Non per ultima, anche la religione è al centro del pensiero dell’autore, con una sintesi seconda la quale il credo si fonda sulla morte del padre e sul senso di colpa che ne deriva (tesi espressa in Totem und Tabu, 1913, “Totem e tabù”); in altre parole, a giudizio di Freud, l’esperienza religiosa è un vero e proprio trauma e il monoteismo è il prodotto di tale senso di colpa.

Indubbiamente Sigmund Freud è stato rivoluzionario: il suo pensiero è stato in grado di cambiare un mondo statico abituato a edificare i capisaldi già noti senza apportare innovazioni. Il suo attacco, con le basi gettate su argomenti controtendenza e molto spesso vicini alla censura per i tempi, sono stati quella novità intelligente che, con coraggio, ha permesso di superare le barriere per conoscere più da vicino, per quanto possibile, la mente umana in ogni sua espressione e forma.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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