Søren Kierkegaard – Il pensiero individuale votato a Dio

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Søren Kierkegaard – Il pensiero individuale votato a Dio

Søren Kierkegaard - Il pensiero individuale votato a Dio
Bredgade 70,Copenhagen, casa di Kierkegaard

Søren Kierkegaard nasce il 5 maggio 1813 a Copenaghen: ultimo di sette fratelli, trascorre una vita abbastanza appartata, viaggiando raramente. In particolare si muove verso Berlino per assistere alle lezioni dell’ultimo Schelling. La sua vita è caratterizzata da una impostazione pietista, una confessione all’interno della Chiesa protestante, improntata a una forte individualità e al misticismo, e da una forte presenza paterna, che pare abbia attirato su di sé una “grave colpa”, la quale avrebbe gravato su Søren e i suoi fratelli: difatti, cinque tra loro morirono. La grave colpa del padre sembra potersi riferire o all’aver maledetto Dio quando era molto giovane o per aver sposato la sua domestica, poco tempo dopo la morte della prima moglie.

Queste vicissitudini portano Kierkegaard a concepire un pensiero che tocca molti temi, più o meno autobiografici.

Innanzitutto la sua è una feroce critica alla Chiesa danese, per la grande ipocrisia con cui viene ostentata la fede: ad essere importanti sono le opere, la manifestazione di religiosità. Tutto questo, per il danese, non ha però nessuna validità se il gesto non è accompagnato da una solida impalcatura interiore: la fede deve provenire dall’interno e non deve essere un modo per vivere in società, non può essere una operazione di facciata.

Infatti, la fede è scandalo e paradosso. Questi due termini sono utilizzati in maniera diversa da come vengono solitamente utilizzati nel linguaggio comune, così come spesso accade in Kierkegaard: il paradosso è nella figura di Abramo, il quale è stato in procinto di uccidere suo figlio, pur di obbedire a Dio e per questo motivo è definito «cavaliere della fede». Mentre per scandalo si intende l’incomprensibile alla ragione, rappresentato dalla croce, il farsi Uomo di Cristo, evento umanamente incomprensibile: è solo attraverso la fede che si può comprendere come Cristo abbia potuto scegliere di morire, sebbene egli fosse di natura divina e avrebbe potuto fare qualsiasi cosa per salvarsi.

Søren Kierkegaard - Il pensiero individuale votato a Dio
Caravaggio, Sacrificio di Isacco.

Gli esempi di Abramo e Cristo fanno notare come Kierkegaard preferisca parlare di individuo, piuttosto che di massa. Difatti, nella sua critica alla società danese vi è un riferimento anche al concetto di massa, che nell’avanzare del XIX secolo prendeva sempre più piede, fino a sfociare nei quadri di Munch o al testo di Le Bon Psicologia delle folle. Nella folla, per il filosofo danese, non si riesce a distinguere il singolo, colui che da solo con la sua coscienza deve porsi di fronte a Dio; la massa tende all’omologazione e alla eliminazione della singolarità che per il filosofo è invece fondamentale, sia per  la sua impostazione pietista e luterana, sia anche per la sua negazione della filosofia hegeliana.  Hegel, invero, è il suo principale bersaglio polemico, poiché il filosofo di Stoccarda fa della sua filosofia una filosofia dell’Assoluto, dove l’Io è incorporato all’interno dello Spirito Assoluto, il quale con le «astuzie della ragione» utilizza il singolo per far sì che lo Spirito stesso possa auto – comprendersi. Inoltre, Kierkegaard rifiuta l’impostazione assolutizzante del concetto hegeliano, il quale rende astratto il concetto di Soggetto: per il filosofo danese il soggetto deve essere soggetto esistente, la fredda logica razionalista hegeliana porta il soggetto a estinguersi nell’astrattezza del concetto, scordandosi di vivere.

Infine il punto centrale, e più conosciuto della filosofia kierkegaardiana, è  quello relativo ai tre stadi dell’esistenza, i quali dovrebbero rappresentare tre tipi di percorso che un essere umano può seguire. Il primo è lo stadio estetico, rappresentato dal Don Giovanni di Mozart, il quale non fa che vivere la propria vita all’insegna della ricerca dell’estetico, della bellezza, della novità, rifiutando completamente ogni tipo di legame. Questo lo porta a trangugiare ogni tipo di esperienza, senza nemmeno assaporarne il gusto, vivendo con l’obiettivo di provare ogni tipo di ricerca: insomma, vive nell’immediatezza.

Søren Kierkegaard - Il pensiero individuale votato a DioLo stadio etico, invece, è incarnato dal Consigliere di Stato Guglielmo, ligio alla patria e alla famiglia: la figura esemplare è quella del marito, che vive tutta la vita in una dimensione borghese dell’esistenza, nella ripetizione della scelta da lui intrapresa di volersi legare a una certa moglie, un certo lavoro, e così via.

Ciò che fa uscire il marito dalla sua posizione e farlo entrare nella dimensione religiosa, nonchè ultimo stadio di questa triade, è il pentimento. Infatti l’uomo etico è messo di fronte al peccato, del quale sente l’inadeguatezza morale. Infine, come ricordato precedentemente, l’uomo religioso, il «cavaliere della fede», è colui, che come Abramo, si trova di fronte Dio e solo con lui instaura questo dialogo, che non obbedisce alle leggi terrene.

Seguendo questa impostazione squisitamente religiosa l’uomo contemporaneo è fermo a un gradino che vede la commistione di estetismo ed eticità, intesa come omologazione ma in senso estetico, cioè siamo vittime della novità imposta dalla nostra scelta di aderire a uno stile di vita predefinito, standard e quindi borghese, o etico, di un’eticità imposta dall’esterno.

La sua visione filosofica, qui brevemente accennata, può far meglio comprendere il suo ritiro a una vita solitaria e alla scelta di annullare il fidanzamento con la diciottenne Regine Olsen. Muore, così, a soli 42 anni, l’11 novembre 1855.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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