Karl Marx e l’oppio dei popoli ai giorni nostri

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Karl Marx
Karl Marx

Karl Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) non c’è cosa su cui non abbia scritto: può essere definito filosofo, economista, storico, sociologo, giornalista, e molto altro. Ed è difficile trovare un modo univoco per interpretarlo, soprattutto se non si è tra gli addetti ai lavori.

La caratteristica incredibilmente positiva del suo pensiero è che può essere ancora profondamente attuale in molti campi, tra cui la religione. Non c’è angolo del mondo in cui questa non sia ancora una componente imprescindibile, anzi. Le religioni sono in una posizione incredibilmente rilevante, e riescono ancora, persino nel mondo che noi definiamo moderno, a condizionare la nostra vita quotidiana.

L’Isis, le sue imposizioni ai popoli dei territori occupati, il Vaticano, che si pronuncia in merito a questioni laiche, o anche solo i nostri pensieri, in cui sotto sotto c’è sempre quella matrice religiosa che riaffiora, dal dubbio esistenziale alle preghiere che ci ha insegnato la nonna.

Anche Marx ha scritto fin da subito che la critica alla religione è la premessa di ogni altra critica, precisando così che qualunque tipo di religione, in qualunque comunità, è un elemento da cui non si può distaccare né la società né la coscienza umana.

E perché l’uomo non se ne distacca? Come è possibile che dopo tutti questi secoli non abbia ancora capito che le religioni non sono altro che diversi stadi di concezione dell’uomo e della vita, «non sono altro che differenti pelli di serpente deposte dalla storia», di cui l’uomo si riveste?

Perché l’uomo non può, ecco perché. «La religione è il gemito della creatura oppressa. È l’oppio dei popoli» e l’uomo non può liberarsene così facilmente, a cuor leggero, perché lo aiuta, lo stordisce, lo illude. L’oppio fa proprio questo: crea un mondo giusto, l’illusione della giustizia nell’aldilà, ma denuncia anche quanto la realtà sia insopportabile per l’uomo e quanto lo renda infelice.

Incapace di capire perché si trova in questa condizione, l’uomo si costruisce illusioni.

E allora che fare? Eliminare le religioni? Non è questa, intelligentemente, la soluzione proposta da Marx: voler cancellare la religione significherebbe esigere dall’uomo la felicità reale, senza però cambiare le condizioni materiali, in cui vive quotidianamente e concretamente. Ed è proprio per questo che la religione sembra l’unico impero a non essere mai crollato: riesce a creare intorno all’uomo un mondo immaginario, leggero, portatore di cose belle e condizioni migliori, dove l’esistenza, anche se disumana, ha un senso.

Se non si può levare l’oppio all’uomo infelice bisogna lavorare su ciò che di materiale lo circonda: è stato proprio partendo dalla critica alla religione che Marx ha lavorato su tutto il resto. Il capitalismo, il proletariato, la lotta di classi, i cambiamenti sociali, le rivoluzioni e tutto ciò che va cambiato per rendere migliore la coscienza e la condizione umana.

Non ci si può liberare dalla religione eliminandola: innanzitutto la religione non nasce da sola, ma nasce dall’uomo, e soprattutto è l’uomo a non volerla abbandonare, la sua droga che gli fa sembrare tutto migliore.

E oggi poco è cambiato: molti cercano ancora una felicità interiore, che non possono avere nella loro vita reale e quotidiana, appigliandosi a teorie astratte, che promettono la felicità. Molti valori oggi, anche non religiosi, tengono letteralmente in piedi molte persone, che altrimenti non troverebbero soddisfazioni in questa vita.

Come riportare gli uomini nell’aldiqua? Migliorando le loro condizioni e i rapporti sociali concreti. Non ci siamo ancora arrivati. La storia si muove continuamente, gli uomini rimangono ancora appigliati a valori irreali che li aiutano a combattere l’infelicità, la tristezza, la noia.

Papa Benedetto XVI, nella sua ovvia critica a Marx, ha affermato che il grande filosofo ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo, e che non sarà possibile risanarlo solo dall’esterno creando condizioni economiche favorevoli. Ed è sicuramente così: un essere pensante non può essere cambiato solo mutando il suo ambiente, ma può sicuramente essere aiutato.

La religione è creata dall’uomo per essere un aiuto quando le condizioni in cui deve vivere la sua vita terrena non gli permettono di essere felice, di essere uomo. Peccato che nemmeno le religioni oggi, in molti casi, stanno facendo bene il loro lavoro di oppio: dividono, odiano, discriminano, predicando pace.

Voleva cambiare le condizioni dell’uomo: è partito dalla religione, è passato dall’economia, è arrivato alla nostra coscienza.

Jessica Freddi per MIfacciodiCultura

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