Keith Haring: tra arte e sociale, una comunicazione per tutti

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Keith Haring: tra arte e sociale, una comunicazione per tutti

2013-10-15-KeithHaring_StefanodeMartinoNato in Pennsylvania, a Reading, il 4 maggio 1958, il giovane Keith subisce con passione l’influenza creativa del padre fumettista, iniziando così a mettere piede nel mondo della grafica e dell’arte figurativa.

Keith si iscrive quindi alla Ivy School of Professional Arts di Pittsburgh, arrivando a tenere la sua prima mostra personale al Pittsburgh Center for the Arts, esponendo e iniziando a mostrare agli altri la sua idea di arte astratta.

A vent’anni, Keith Haring decide di trasferirsi per motivi di studio a New York, nella speranza di trovare maggior risposta alla sua sete di arte e voglia di fare. Qui, si iscrive alla School of Visual Arts e nel frattempo continua a coltivare e concretizzare la sua concezione di arte grafica, perfezionando la tecnica che lo porterà ad avere fama mondiale come rappresentatore dell’arte di strada degli anni Ottanta newyorchesi. Si dedica alle stazioni della metropolitana e ai muri di strada, dove i suoi graffiti diventano sempre più numerosi e sempre più apprezzati dai giovani della città che avevano per la sua pop art un magnetico interesse.
La sua filosofia artistica lo porta a realizzare creazioni sfruttando ogni elemento a portata di mano: manifesti pubblicitari, muri, oggetti trovati passeggiando, plastica recuperata dagli scarti. Tutto questo gli permette di esprimersi in maniera frenetica ed entusiasta per la città.

Ma è la metropolitana di New York a essere il suo studio personale, ormai luogo d’identità in cui gli omini stilizzati sono costantemente sotto gli occhi dei pendolari che li amano e ne apprezzano l’originalità e i messaggi umani e sociali.

Integrando la sua arte grafica con i moderni strumenti multimediali, Keith Haring decide di registrare su videocassetta un piccolo filmato di trenta secondi in cui mostra l’esecuzione dei suoi pezzi d’arte. E tutti hanno potuto ammirare questa artistica animazione sul mega schermo a Times Square. Insomma, Keith Haring è ormai un simbolo della città.

keith-haring-17Iniziano le sue molte esposizioni e realizzazioni grafiche in tutto il mondo, come, per esempio, a Londra, in Brasile, in Australia o a Tokyo, e viene coinvolta persino la nostra Italia.

La versatilità dell’arte di Keith Haring non ha confini materiali: qualsiasi oggetto del quotidiano per lui può essere elemento d’arte, persino un’automobile, la cui carrozzeria fa da base per il suo tratto artistico. La conoscenza del leggendario Andy Warhol lo incoraggia a considerare anche il dipinto su tela, aggiungendo ulteriormente del materiale al suo inesauribile estro artistico.

Nel 1986, Keith Haring apre il suo personale negozio d’arte: è il Pop Shop, un punto vendita in cui poter acquistare riproduzioni delle sue realizzazioni e gadget che vi si ispirano. È il momento culmine del suo genio a diffusione mondiale: la sua arte ora è non solamente nelle strade e fuori dalle case della gente, ma è possibile avere parte di questa pop art anche all’interno delle proprie mura domestiche.

Notizia degna di nota nella sua biografia, per il peso storico che ne comporta, è l’aver dipinto e lasciato il suo segno – sempre nel 1986 – su ben centosette metri del muro di Berlino. Ma questa sua impronta resta decisiva anche nel sociale, cercando di trasmettere costantemente messaggi di spessore: attivo in campagne contro l’Aids, droga e la ormai inaccettabile discriminazione contro l’omosessualità. Egli stesso è un attivista omosessuale a cui viene diagnosticata l’HIV (causa della sua morte), cosa che lo porta a impegnarsi in diverse attività di valore per la sensibilizzazione dei giovani verso tali tematiche. È da questo contesto che nel 1989 nasce la Keith Haring Foundation.

P1018519Esempio tra i più famosi della sua lotta sociale e del suo impegno per trasmettere messaggi di vita è il Crack is Wack, un murales del 1986, con linee nere su sfondo arancione, situato ad Harlem, restaurato nel 2007. L’opera è una vera reazione artistica al crescente e inarrestabile uso di crack nella città. Il titolo della realizzazione è schietto e diretto: il crack è orribile.

Ma anche qui, in Italia, abbiamo conservato una testimonianza di questo genio poliedrico: a Pisa, sulla parete posteriore del convento dei frati Servi di Maria della chiesa di S. Antonio, si trova il Tuttomondo, un murales che richiama l’armonia nel mondo. I suoi tipici omini si legano in una trama fitta che ricopre completamente i dieci metri di altezza e i diciotto di lunghezza della parete. Un segno indelebile di un messaggio di speranza e pace.

Una figura eclettica, piena di voglia di fare, creare e comunicare. Un artista che sa parlare in modo efficace e diretto, impegnato e profondo. I suoi omini, disegni e graffiti sono un marchio di riconoscibilità della sua mano e della sua espressione creativa. Keith Haring ha toccato le vette dell’originalità e ha saputo lasciarci un vero e proprio modello di arte per tutti e che ancora oggi – a ventisei anni dalla sua scomparsa – domina tra noi.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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