Italiani senza librerie: per leggere serve l’automobile

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Secondo la ricerca Book Desert, il 60 % del territorio italiano è sprovvisto di librerie: ad essere precisi circa 10 milioni di italiani devono percorrere minimo mezz’ora in macchina per arrivare alla prima libreria aperta.
Un dato drammatico se si tiene anche conto che nel nostro Paese si legge pochissimo. Perchè se Amazon e gli ebook possono sicuramente aver influito sul crollo delle vendite dei libri nelle librerie, il problema italiano è però legato alla totale mancanza di passione per la lettura. Le statistiche in merito fotografano un Paese che non legge a parte le rare eccezioni rappresentate dalle donne e dai ragazzini fino ai 14 anni.

Le librerie chiudono in continuazione

Ad essere penalizzate sono sopratutto le aree interne, già malservite dai servizi essenziali, e costrette in questo modo a rinunciare anche all’unica via, spesso, per i propri ragazzi di avvicinarsi al mondo della cultura. L’Italia continua ad affermarsi come un Paese che non promuove la lettura, che decide di non scommettere sulla cultura e a pagarne le conseguenze sono le librerie, specialmente quelle indipendenti, perle rare, che tentano in tutti i modi di portare avanti anche quello che è il mestiere del libraio. Infatti è difficile trovare personale veramente appassionato e qualificato: si tratta per lo più di venditori e quindi chiedere un consiglio equivale a ricevere il riassunto della trama nel migliore dei casi, e nel peggiore solo il tentativo di vendere l’ultimo romanzo di un famoso youtuber, perchè ciò che conta, sempre, è fare numeri.

Le librerie sul territorio italiano

Personalmente sono una lettrice accanita, di quelle che leggono anche cento libri l’anno, spaziando dal fantasy al thriller alla narrativa.
Sono cresciuta a Hogwarts con Harry Potter, ho percorso la Terra di Mezzo con Frodo Baggins, ho viaggiato in treno con Anna Karenina, ho affrontato il gelo della Russia con Michele Strogoff, ho vissuto il vero amore con Florentino e Fermina. Non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori per avermi messo in mano il primo libro quando avevo soli cinque anni, per aver riempito la casa di volumi e volumi di ogni genere e per avermi dato un’àncora di salvezza a cui aggrapparmi nei momenti di difficoltà.
L’altra mia grande fortuna è di abitare vicino a ben due librerie così ogni qualvolta ne sento il bisogno posso farmi una passeggiata di qualche minuto, entrare in libreria e annusare il profumo inconfondibile della carta stampata.

Leggere forma il pensiero critico

Quindi mi domando come sia possibile vivere lontano da una libreria, che indica il vero grado di civiltà di un Paese. Leggere non deve essere un’imposizione, ma un insegnamento al piacere, al gusto della scoperta, all’avventura. Insegnare ai bambini a leggere significa permettere loro di sviluppare un proprio pensiero critico, di crescere sapendo che un libro non ti tradirà mai, che sarà tuo compagno per la vita e che non ti deluderà. Permettere ai nostri giovani di entrare in una libreria sarebbe rivoluzionario: spesso si dice che la scuola sia maestra di vita e sicuramente lo è, ma esiste anche un’altra maestra di vita che non chiede nulla in cambio se non di essere seguita e amata e stretta per mano…..la lettura. Sarò romantica ma ho sempre creduto che un buon libro possa cambiare le cose, aiutare a sopportare meglio le difficoltà della vita, consentire di fare viaggi lunghi un’esistenza solo col potere della mente (Salgari scrisse tutti i suoi romanzi d’avventura senza mai spostarsi da casa…l’avreste mai detto?).

Un Paese che ha dato i natali ai grandi della letteratura non può permettere questa ecatombe di librerie, non può spegnere la sete di sapere che tutti noi abbiamo e che va solo alimentata.
Togliere questo diritto a milioni di italiani, che siano essi giovani o anziani, è un delitto contro l’Italia stessa. Significa rinunciare alla bellezza, alla spensieratezza, alla conoscenza, alla libertà, alla vita perchè come diceva Umberto Eco «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…perchè la lettura è un’immortalità all’indietro».

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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