San Pietroburgo: un carillon di antiche bellezze e celata diffidenza

Il Palazzo d'Inverno, l'Ermitage e un ritorno alle regalità del passato

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San Pietroburgo raccoglie entro le sue fattezze un patrimonio storico e una memoria emotiva degna delle grandi piazze italiane. Ad ogni angolo, ovunque è possibile riscoprirsi esterrefatti e senza troppi commenti dinanzi a un particolare nuovo, che pochi secondi prima non si era notato.

Cattedrale di San Nicola dei Marinai

L’impatto è stato un’esplosione di suggestioni, con la cattedrale di San Nicola dei Marinai intenta a suonare le campane sul finir del pomeriggio, in un’eco anacronistico di richiamo ai marinai che molto tempo addietro abitavano la zona. Le tinte indache in contrasto col bianco evocano una sensazione a metà tra grandiosità e purezza, elevazione e trascendenza, culminante nell’egemonia delle cupole le quali, da lassù, si pavoneggiano esibendo le barocche tinte dorate. Il Teatro Mariinskij visto da fuori genera fantasie sull’interno caldo e adorno di sbrilluccicanti lampadari e ballerine in scena, ma non eguaglia la grandezza del Bol’šoj  a Mosca (Bol’šoj peraltro significa “Grande”). La cattedrale della Trinità s’erge sul lato destro della strada, chi ci passa la nota e viene colpito dalle pennellate blu della cupola. Aguzzando l’occhio, poi, si nota un manto di stelle, che in realtà sono 1112, tutte in oro sulle cupole.

Cattedrale di Smol’nyj o della Resurrezione

Per fare una passeggiata nel verde, ci sono i Giardini d’Estate oppure quelli del Palazzo di Tauride, il quale è uniformemente equilibrato sia nei colori che nelle simmetrie secondo il volere di Caterina II. A pochi passi da quest’ultimo, c’è la cattedrale di Smol’nyj o della Resurrezione, realizzata dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli nella zona omonima di Smol’nyj. In poche guide viene citata, eppure fin da lontano cattura l’attenzione dei viaggiatori pellegrini alla ricerca di sublimi visioni. In stile barocco elisabettiano, nel fulgido imbrunire la struttura appare tutt’altro che una chiesa, richiamando invece alla mente edifici nobiliari.

Pietroburgo, la città più astratta e premeditata di tutto il globo terrestre

(Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”, 1864)

Cattedrale di Sant’Isacco

Pare quasi di captarla quell’astrattezza di cui parla Dostoevskij, ed è commistionata a ogni cimelio che dai tempi addietro permane, s’avvinghia a ogni lampione decadente e sussurra egemonie di fantasmagoriche bellezze anelanti all’eternità. Eppure, San Pietroburgo è anche premeditata: non l’avrei capito, se non avessi aspettato il giorno seguente. L’alba che si spalanca sull’Ermitage, il Palazzo d’Inverno, Jusupov Palace (Mojka) e altro ancora. Traversando la Prospettiva Nevskij s’incontrano le donne che coi loro veli consegnano per pochi rubli mazzetti di ulivo dinanzi alla cattedrale della Madonna di Kazan’ e, superando il numero 23 di via Malaja Morskaja in cui una realtà fa visse Fëdor Dostoevskij, si raggiunge la cattedrale di Sant’Isacco.

L’interno, realizzato da Brjullov, è un autentica magnificienza, anche per quanto riguarda la commistione di differenti materiali (in totale, più di 350 000 tonnellate!). E poi, sulla destra l’Ammiragliato, con la guglia in oro e issata all’apice una caravella, che da quell’altezza è in grado di scorgere lande lontane e desideri insondati. Tornando però a quella San Pietroburgo “premeditata”: durante tutto il percorso, camminando lungo la Nevskij e per le vie traverse si sarà sempre e comunque sotto una lente d’ingrandimento costante. In maniera molto superiore rispetto a Mosca, qui il turista ha la netta sensazione non solo di essere tale, ma che quell’etichetta sia qualcosa di estremamente bizzarro agli occhi dei russi che passano accanto. Sospetto, diffidenza o bonaria curiosità? Non si può saperlo. Non resta che godersi quella città astratta decantata, tra gli altri, anche da Gogol’:

Non c’è cosa più bella del corso Neva, almeno a Pietroburgo: per essa è tutto. Di che non rifulge la strada regina della nostra metropoli? So per certo che neppure uno di questi incolori e burocratici abitanti darebbe il corso Neva per quanto oro vi è al mondo (Nikolaj Vasil’evič Gogol’, Il corso Neva, in “Racconti di Pietroburgo”)

Il punto nevralgico, quello che disorienta e istantaneamente riconduce altresì a casa è il Palazzo d’Inverno, che assieme all’Ermitage domina Piazza del Palazzo e le garantisce un’aura di magiche rimembranze dai nobili aspetti. E’ lo stesso architetto che ideò la cattedrale di Smol’nyj, ovvero l’italiano Bartolomeo Rastrelli, che nella prima metà del XVIII secolo realizzò quella che fu la dimora degli zar fino al 13 marzo 1881, quando Alessandro II Romanov venne assassinato. Badate bene, non è al Palazzo d’Inverno che si svolge la pellicola cinematografica Anastasia, in quanto le riprese sono ispirate al Palazzo di Caterina, a poco più di un’ora da San Pietroburgo.

Accedendo, l’Ermitage è un tripudio d’arte e orgoglio, che commuove quasi per la vastità di opere presenti inserite in un’ambientazione regale e prestigiosa: c’è la seconda copia di Amore e Psiche di Antonio Canova (la prima è collocata al Musèe du Louvre) nella sezione di statuaria italiana, e poi altri grandi nomi tra le 60 000 opere della scuola francese, spagnola, fiamminga e olandese. Se il Museo Puškin delle belle arti a Mosca è già di per sè un petit joyeux dell’arte antica, qui non manca proprio nulla. Infine, da non perdere nel giro a San Pietroburgo sono: la Chiesa del Salvatore sul Sangue versato e Palazzo Jusupov, lungo la Mojka. Del secondo parlerò in un altro articolo, in cui si narrerà l’assassinio di Grigorij Efimovič Rasputin avvenuto proprio in questa sede e dell’eccidio dei Romanov durante la Rivoluzione d’Ottobre.

Chiesa del Salvatore sul Sangue versato

Trattando dunque ora della Chiesa del Salvatore sul Sangue versato, questa è anche chiamata chiesa della Resurrezione ed è precisamente qui che Alessandro II Romanov venne ferito a morte- con due bombe, in due tentativi a distanza di pochi minuti- nel 1881 mentre faceva ritorno a Palazzo d’Inverno percorrendo i lati del canale Griboedov. Fu infatti il figlio Alessandro III a commissionare l’opera due anni dopo, in ricordo del padre. Ceramiche, oro, vetro, smalti: le cupole svettano verso il cielo e pennellano di colori un luogo di tetre memorie, consegnando una manciata di inconsapevole candore a chi non conosce le passate vicende o a chi, ben essendone al corrente, vuole momentaneamente scordarle.

Da visitare è anche il Museo della letteratura russa (scordandosi le scritte di spiegazione in inglese, non esistono) e la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, con l’aquila a due teste dei Romanov che accoglie sospettose all’entrata. Insomma, dasvidania San Pietroburgo, è stato un gioioso magico tuffo nelle regalità  estinte del passato, con qualche occhiata guardinga e sorpresa lungo la tanto decantata Nevskij Prospekt.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

 

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