Emily Dickinson, la linea pura della lirica statunitense

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Emily Dickinson, la linea pura della lirica statunitense

Emily Dickinson, scrittrice statunitense, nacque in Massachusetts il 10 dicembre del 1830. Visse tutta la vita isolata nel piano superiore della sua casa, in una stanzetta nella quale, vestita di bianco, scriveva e cuciva le sue poesie, ritrovate solo dopo la morte, conservate in una scatoletta. La poetessa dedicò tutta la vita alla scrittura a partire dal 1850, quando ebbe la sua vocazione. Solo la morte avrebbe potuto tenerla lontana dal comporre versi:

Se dovessi smettere di prendere i nomi
Che i miei germogli commemorano –
Sarà perché le dita della Morte
Suggellano il mio labbro mormorante!

Emily2La sua prima raccolta di opere uscita solo nel 1890, venne pubblicata a cura di Vinnie, la sorella di Emily, e di Mabel Loomis Todd, l’amante del fratello. Nel 1924, e per i dieci seguenti anni, uscirono le trecento restanti poesie, ritrovate dalla nipote Martha, dopo la morte della cognata di Emily, che le aveva custodite in vita. Nel 1955 esce invece la prima edizione critica dei suoi testi, a cura di Thomas H. Johnson.

La vita della Dickinson fu molto appartata. Puritana e di famiglia borghese, Emily abbandonò presto il College, proseguendo gli studi privatamente. Nelle sue poesie sono riflessi, sia i piccoli quadretti domestici, di vita quotidiana, sia i grandi eventi storici, come la Guerra di secessione americana, che Emily studiava nella sua biblioteca privata. Le tematiche che maggiormente emergono dalle sue opere sono l’amore per la natura, l’amore platonico e la morte, vista in continuità della vita, come in questi versi dove Emily descrive l’atto poetico come un evento fisico, in cui è lei a raccogliere pezzi della natura, come muschi, ricci e ninnoli, per farli vivere sui suoi fogli, in forma poetica:

Ho derubato i Boschi –
I fiduciosi Boschi –
Gli innocenti Alberi
Mostravano i loro Ricci e i loro muschi
Per compiacere la mia fantasia –
Esplorai curiosa i loro ninnoli –
Afferrai – strappai via –
Che dirà l’austero Abete –
Che dirà la Quercia?

Nel 1855 dopo un viaggio a Washington e a Philadelphia, dove conobbe il reverendo Wadsworth, decise di estraniarsi dal mondo per rinchiudersi nel piano superiore di casa sua, dove poté affrontare i disturbi nervosi, la malattia agli occhi e la solitudine, divenuti veicolo per un altro mondo. In questo frammento, la Dickinson descrive la fuga della sua mente in un’altra dimensione, magica e incantata, come il viaggio di una fanciulla in un paese nuovo, inesplorato:

Confusa solo per un giorno o due –
Imbarazzata – non spaventata –
Incontro nel mio giardino
Un’inaspettata Fanciulla!
Fa segno, e i Boschi si scuotono –
Annuisce, e tutto ha inizio –
Sicuramente, in un tale paese
Non ci sono mai stata!

Il suo linguaggio, semplice, brillante e ricercato è espressione della sua interiorità, di una tristezza coltivata con cura, per donare al mondo i frutti del suo sacrificio «Posso rinunciare a questa estate – senza esitare».
La Dickinson morì ad Amherst nel Massachusset dov’era nata, all’età di 55 anni il 15 maggio 1886.

Non piangerei se fossi in loro –
Quanta rozzezza in uno che singhiozza!
Potrebbe far fuggire la tranquilla fata
Indietro al suo bosco natio!

Silvia Herschmann per MIfacciodiCultura

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