William Turner, il Sublime e la luce del Romanticismo

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Luce e colore (La teoria di Goethe). Il mattino dopo il Diluvio. Mosè scrive il libro della Genesi (1843), Londra, National Gallery

Sulla rivista Paragone del 1972 il critico Francesco Arcangeli, con una visione della storia dell’arte come proiezione esistenziale e ricerca del sé, tracciò un fil rouge che da Rembrandt, attraverso Turner, giunge all’Informale. Su questo tracciato che abbraccia quattro secoli di arte, la ricerca pittorica di Joseph Mallord William Turner, nato il 23 aprile 1775 a Londra, sarebbe il punto di svolta verso una completa liberazione dalle catene delle strutture spaziali in favore di uno scatto emotivo.

Con la lente del nostro tempo il rischio è quello di soppesare passato e presente assumendo come unico parametro di misura i valori della nostra epoca; l’emozione di fronte a un quadro di William Turner, come davanti a tutti i capolavori del passato, non ci abbandona a distanza di secoli perché vi proiettiamo noi stessi e la nostra epoca, sondiamo la struttura spaziale, i grumi della pittura, i giochi di luci e ombre, in cerca molto spesso di una bellezza e una grandezza che oggi ci sembrano perdute e di un legame con i deliri del nostro presente.

Siamo romanticamente portati verso Turner anche perché conosciamo l’Impressionismo, di cui il Romanticismo − e Turner in particolare – è una premessa. Turner morì il 19 dicembre 1851, quindi ben ventitré anni prima della mostra ufficialmente impressionista al boulevard des Capucines.

Didone costruisce Cartagine (1815), Londra, National Gallery

Aveva dentro di sé il germe della rivoluzione, ma era troppo condizionato, per non dire ossessionato, dal giudizio dei suoi committenti e di un pubblico aristocratico seguace del paesaggismo, ma pronto a storcere il naso laddove tra il bucolico e il sublime si insinuasse una licenza che Lorrain, il paesaggista perfetto, non si sarebbe sognato.
Altro grande freno di Turner fu proprio Claude Lorrain, italianizzato Claudio Lorenese, pittore del Seicento, il quale rappresentò in modo meraviglioso i raggi del sole all’alba e al tramonto sulla campagna, come recita l’epitaffio sulla sua tomba. Lorrain era per William Turner una vera ossessione, a tal punto da condizionare il suo lascito alla nazione britannica: circa 300 tele, 300 taccuini da viaggio, 30.000 tra disegni e acquerelli, con la clausola che Didone costruisce Cartagine, che considerava il suo capolavoro, venisse esposto in modo permanente alla National Gallery accanto al Porto di mare di Lorrain. E così fu.

Non Luce e colore del 1843, ispirato alla teoria di Goethe, e non Pioggia, vapore e velocità del 1844, ma un paesaggio del 1815 che è allo stesso tempo una copia e un superamento di Lorrain. La critica, difatti, non apprezzò il dipinto, quando venne esposto alla Royal Academy: troppo giallo, non conforme alla natura, una copia senza armonia dal maestro francese, un brutto accostamento di toni caldi e tinte fredde.

Alba con mostri marini (1845), Londra, Tate Gallery

E a noi, dopo due secoli e dopo l’Impressionismo e l’Informale, sembra quasi paradossale che Turner considerasse quel paesaggio il suo capolavoro, non solo perché non regge il confronto emotivo con altre sue tele, ma anche perché l’artista inglese a quella data non aveva ancora compiuto il suo primo viaggio in Italia, nel 1819. Non fu solo un completamento, ma una verifica della propria ricerca; da quella data, gradualmente, e poi con il secondo viaggio dieci anni dopo, il colore esplode in tutta la sua forza costruttiva, la prospettiva si annulla nella potenza della luce, in un vortice di colori sempre più simbolico.

Il colore racconta l’impressione dello scatenarsi della natura e del tempo atmosferico, alimentata dal ricordo; l’osservazione diretta di una violenta bufera di neve, di un mare in tempesta, di un incendio, a debita distanza, scatena il sentimento del sublime, la possibilità di godere intimamente della disgrazia, della magnificenza, del terribile, dell’inesplicabile.

La pittura fonde realtà e immaginazione, mimesis ed espressione, traduce la storia in visione apocalittica e in una lotta impari dell’uomo contro la natura e il destino. L’uomo si fa minuscolo, mosso, travolto dall’atmosfera pesante, da un sole pallido che gela il sangue, e la natura, nel suo turbinio prepotente e schiacciante, ridimensiona le imprese eroiche e le conquiste.

Pioggia, vapore e velocità. La grande ferrovia occidentale (1844), Londra, National Gallery

La pittura di Turner, oscillando tra il bucolico e il sublime, si raggruma, palpita, si fa sempre più sfaldata, evanescente, ruvida, giungendo alle soglie dell’astrazione.

Di fronte a una rappresentazione che si fa spettrale, tremolante, acquitrinosa, invivibile e afosa, il fruitore viene rapito e precipita nello sgomento, ma la sciagura ormai è avvenuta e l’uomo nulla poteva: di fronte al fratello annientato, gode, attraverso l’arte, del piacere del pianto.

William Turner ebbe sempre un atteggiamento ambivalente nei confronti della propria opera, cercò un compromesso con la società vittoriana del suo tempo. Una mortificazione necessaria per lasciare il segno nella storia. Non fu solo affascinato dai temi storici e dal Sublime, ma anche dall’attualità. In Pioggia, vapore e velocità un treno corre all’impazzata e taglia trasversalmente un’atmosfera in cui l’industria si è fusa con la pioggia e la nebbia. Il grande veliero della battaglia di Trafalgar è solo un ricordo: ha inizio una nuova avventura moderna, con inevitabili deragliamenti e rivoluzioni.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Giovanni Buccino dice

    Turner e Constable furono i precursori di un impressionismo geniale dove molti artisti e registi inzuppando nella loro minestra le idee e le suggestioni fantasmagoriche di un paesaggio in dissolvenza, in riflessione, e sublinalmente strutturata per godere dall’anima e dei suoi veri autori storici, infatti questi 2artisti nella loro estenuante maturità fanno sì che sia scomparsa il simbolo è l’uomo e l’oggetti vanno disolvendosi in una nebbia, tra le tempeste invericonde e impossibili da vivere, da vedere prima dell’avvento della fotografia, è all’ora come fecero a dipingerla? Un controverso se si pensa a Cezànne che morì di polmonite per dipingere in plen air un suo paesaggio all’aperto. Se qualcuno ricorda “Barry Lyndon” si rende conto che il paesaggio nel film è una setie di panorami di questi 2artisti incompresi dalla loro Inghilterra, dai moderni, e dovrano aspettare 2secoli nella postmodernità di Lyotard per essere apprezzati, compresi, valutandoli nella maestosa genialità fuori dagli schemi del lofo pefiodo stofico…
    E certo che il mondo non è preparato a geni e pazzi scatenati, si dimette e manda in guerra giovincelli con evidente capacità tecnica, ma senza quella grande esperienza di un anziano saggio…
    Adesso selezionare arte ed artisti è un affare. Tutti si credono “artisti incompresi” e fanno di tutto per “farsi scoprire”, e pagando fior di quattrini per farsi selezionare dai mercanti. E vedi in rete una marea di schifezze, compresi siti specializzati e realizzati da professionali appare un contenuto di tali masturbazioni, e il coraggio dei mercanti che puntano proprio ad essi, i meglio vulnerabili, facendogli credere di essere arrivati agli apici dell’ambiziosa scalata sociale.
    Il mestiere è una storia seria molto seria che va affrontato in vecchie botteghe, o in sontuosi studi dove senti e vedi anche agli antipodi che quella cosa vista ti affascina, ti ispira e si vede come adesso metti le sculture affioranti dalla strada, o un Burri, un Giacometti, un Dalisi, un Buccino…
    segue…

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