Moi, Lolita: Nabokov, il sesso, gli scacchi e le farfalle

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Moi, Lolita: Nabokov, il sesso, gli scacchi e le farfalle

Era il 23 aprile (10 aprile del calendario giuliano) 1899 quando nacque a San Pietroburgo Vladimir Vladimirovič Nabokov, romanziere, saggista, poeta russo naturalizzato statunitense che raggiunse la fama con i suoi romanzi scritti in inglese. L’opera più importante e conosciuta è sicuramente Lolita, pubblicata nel 1955, testo che provocò grande scandalo al tempo per la tematica trattata (la relazione sessuale tra un uomo adulto ed una ragazzina di 12 anni) e che venne anche trasformata in film da Stanley Kubrick.

Nabokov era figlio di una nobile famiglia russa di San Pietroburgo e crebbe in un ambiente elegante e raffinato, dove si parlava correntemente, oltre che al russo, anche inglese e francese, situazione che portò l’autore ad essere in grado di comprendere ed esprimersi in tutte e tre le lingue fin dall’infanzia. La rivoluzione del 1917 costrinse la famiglia a fuggire prima in Crimea e poi in Gran Bretagna, dove si stabilirono definitivamente e dove Nabokov continuò gli studi, iscrivendosi al Trinity College di Cambridge. Nel 1922 si trasferì a Berlino, dove il padre, un noto politico, venne assassinato, e poi a Parigi, dove cominciò a pubblicare i suoi primi scritti in russo, acquisendo notorietà tra i rifugiati fuggiti a causa della rivoluzione. Il primo romanzo risale al 1926, Mašen’ka (Maria), dando inizio ad una produzione molto fitta, tanto che tra pubblicò, tra il 1926 e il 1935, ben 7 romanzi, quasi uno all’anno. Le tematiche e i generi si differenziavano uno dall’altro, spaziando dal poliziesco (Camera Oscura) alla parodia (Re, Donna, Fante), da una metaforica storia sugli scacchi (La difesa di Lužin) ad una storia dai tratti pirandelliani incentrata su un russo emigrato a Berlino (L’occhio). Fedele ai grandi maestri della letteratura russa come Dostoevskij e Gogol’, il filo rosso che collega queste opere è l’intesse, da parte di Nabokov, per temi come lo sdoppiamento esistenziale o la trasposizione grottesca della realtà, portando però queste tematiche ad un nuovo livello che si intreccia con quella che stava diventando la società europea a cavallo tra le due Guerre Mondiali. Il grande cambiamento nella sua produzione si attua dopo il trasferimento dello scrittore negli Stati Uniti: qui il contatto con una comunità diversa, con valori differenti rispetto a quelli del vecchio continente, fa scaturire in Nabokov una viva curiosità per tutto ciò che riguarda la nuova identità individuale dell’uomo e i nuovi ritmi e priorità della società americana.

Da questo nuovo sguardo sul mondo nasce nel 1955 Lolita, opera turbolenta che provocò problemi allo scrittore già nelle sue fasi di pubblicazione, ma che poi lo fece entrare nel numero dei più grandi romanzieri del ‘900. La trama esplicita, incentrata su una relazione pedofila ed incestuosa tra il professore di mezz’età Humbert Humbert e la sua figliastra dodicenne Dolores (da lui soprannominata Lolita), spinse per anni le case editrici a rifiutare l’opera di Nabokov, a meno che egli non accettasse di effettuare tagli e manipolazioni al libro, ma l’autore si rifiutò sempre. Alla fine fu l’Olympia Press di Parigi, specializzata in romanzi erotici, ad accettare il libro, che, benché elogiato come uno dei migliori romanzi dell’anno, continuò ad avere ulteriori problemi anche dopo la pubblicazione, tanto da essere bandito, nel 1956, per due anni dal Ministero degli Interni francese. Fu con la pubblicazione in America del 1958 che Lolita raggiunse la fama che ancora oggi ha: divenne subito un bestseller, vendendo 100.000 copie nelle prime tre settimane, record raggiunto allora solo da Via Col Vento. Nonostante le alte vendite, la reazione del pubblico americano fu simile a quello europeo, provocando grande scandalo, anche se, in realtà, nel romanzo non sono mai presenti parti esplicite o scabrose, e l’intera relazione è descritta con un tono elegante e raffinato che lascia solo intendere le varie situazioni. Un certo riconoscimento morale, comunque, venne dato all’autore da Kubrick, che si mostrò molto interessato a trasformare il romanzo in un film già nel luglio del 1959: dopo un iniziale rifiuto, Nabokov accettò nel gennaio del 1960, scrivendo la sceneggiatura e partecipando attivamente alla stesura e produzione della pellicola.

La produzione di Nabokov fu, comunque, molto estesa, e non solo letteraria. Grande appassionato di cinema, tanto che nelle sue opere esso è spesso citato, condivideva con Kubrick anche un grande amore per gli scacchi, tanto da comporre una ventina di problemi scacchistici, da lui considerati delle vere e proprie opere d’arte. Fu, inoltre, un entemologo di grande importanza, organizzando la collezione di farfalle del Museo di Zoologia Comparata dell’università di Harvard e pubblicando scritti molto tecnici a riguardo. Questa passione l’accompagnò per tutta la vita, alternandola alla produzione letteraria fino alla sua morte, avvenuta in Svizzera, a Montreaux, il 2 luglio del 1977.

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

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