Miguel de Cervantes, il padre del Don Chisciotte

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Miguel de Cervantes: chi era il padre del Don Chisciotte

Nato ad Alcalá de Henares il 29 settembre 1547, pilastro fondamentale della letteratura spagnola,  Miguel de Cervantes Saavedra è il padre del Don Chisciotte, romanzo di primaria importanza in tutto il panorama letterario mondiale. Pubblicato in due volumi, il primo nel 1605 ed il secondo nel 1615, l’opera vuole essere una satira dei precedenti romanzi cavallereschi anche se, come finirà per affermare il poeta tedesco Heinrich Heine «La penna del genio è sempre più ardita del genio stesso, e Cervantes senza averne coscienza scrisse la più grande satira contro l’umano entusiasmo».

Il romanzo, non soltanto ingloba al suo interno tutti i generi letterari precedenti ma, porta con sé anche il germe di quelli futuri.

In un luogo della Mancia, del quale nome non voglio ricordarmi..

Così si apre El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha.

quijote2Mentre Amleto, figlioccio di Shakespeare – quest’ultimo morto soltanto un giorno dopo l’autore spagnolo- si interrogava su «essere o non essere?» Cervantes semplicemente non voleva. Volere o non volere: questa è la domanda. Il Chisciotte in fondo non voleva. Non voleva cedere alle leggi di una vita banale e mediocre e, pertanto, grazie alla sua spinta a fantasticare riesce ora a trasformare una semplice contadina di provincia nella famosa e bellissima principessa Dulcinea ora a combattere contro dei mulini a vento trasformatisi in giganti, accompagnato, nelle sue deliranti avventure, del suo fedele destriero Ronzinante – che altro non è se non un mulo mal ridotto – e da un contadino fattosi scudiero chiamato Sancio Panza.

Un elogio alla pazzia quello che Cervantes ci offre in questo romanzo. La stessa pazzia che permette al nostro eroe di sfidarsi con le leggi e gli usi di un mondo che lui rinnega.
È un uomo fatto di libri, favole e fantasmi, che cerca perennemente di ridar voce a quell’ingenuità un po’ fanciullesca tipica dei bambini. Un eroe fallimentare ma al tempo stesso di una ricchezza e di insegnamenti esemplari, costruito a immagine e somiglianza del suo stesso autore.

Sempre all’insegna di una vita molto movimentata, Cervantes si arruolò prima nell’esercito della Lega Santa (una coalizione cristiana tra Spagna, Repubblica di Venezia ed altri piccoli stati italiani) ed in seguito combatté nella battaglia di Lepanto contro i Turchi dove perse per sempre l’uso della mano sinistra. Di ritorno verso casa, la nave su cui viaggiava il nostro scrittore fu attaccata dai corsari, che lo fecero prigioniero ad Algeri.
Soltanto nel 1580 riuscì a tornare in Spagna, dove cominciò la sua carriera da letterato ma, a causa delle condizioni economiche instabili, fu costretto a lavorare come esattore delle imposte.

Cervantes, Chisciotte e Sancho plaza de espana madrid
Monumento del Don Chisciotte e Sancho Panza – Plaza de España, Madrid

Pubblicata nel 1585 La Galatea è l’opera di esordio di Cervantes. Opera giovanile suddivisa in sei capitoli, unisce tratti tipici della poesia pastorale con elementi tipici del romanzo ellenistico. Due figure, quella di Cervantes e del Chisciotte, che spesso tendono a sovrapporsi e che, ancora oggi, a distanza di ben quattrocento anni, continuano a tramandarci un messaggio attuale: riuscire a realizzare la nostra individualità e credere nei nostri sogni e nelle nostre intuizioni, andando al di là degli schemi preconfezionati della società.

Il Chisciotte sarà sembrato pur matto agli occhi di chi lo osservava ma, in fondo, la pazzia altro non è che l’altra faccia della logica e della razionalità e, magari, dovremmo ricordarci più spesso di lasciarci cadere in balia delle nostre passioni e dei nostri sentimenti.

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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