Lolita, la “ninfetta” che ispirò Nabokov si chiamava Sally Horner

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Sue Lyon nei panni della Lolita di Kubrik

Camden, New Jersey, 1948, la piccola Florence Sally Horner, 11 anni, ruba un quaderno di cinque dollari per impressionare i suoi amici; esce dallo spaccio, un uomo sulla cinquantina, Frank La Salle, si qualifica come un agente dell’FBI e la dichiara in arresto: ha inizio la storia di Lolita.

Frank è in realtà solo un meccanico, con un curriculum gonfio di accuse ed arresti: ha appena finito di scontare una condanna di cinque anni per corruzione di minori, cinque ragazze tra i dodici e quattordici anni, poco dopo una condanna per truffa. Sally non poteva conoscere la storia di quell’uomo, per lei rappresenta la legge, quando comprende che l’uomo potrebbe chiamare la madre la bambina scoppia a piangere, La Salle la lascia andare. Pochi giorni dopo l’uomo incontra di nuovo Sally, il governo è stato esplicito, la bambina dovrà essere processata ad Atlantic City. Disperata, la piccola decide di raccontare bugie alla madre. Spaccia Frank per il padre di una sua amica che l’ha invitata al mare, paradossalmente la madre e la famiglia tutta credono a quella storia. Per tre settimane chiama costantemente casa, inventando scuse sempre meno credibili, poi d’un tratto le chiamate finiscono, la famiglia si preoccupa, Sally è sparita.

Jeremy Irons e Doominique Swain nella versione di Lyne

Le indagini portano la polizia ad Atlantic City ma La Salle è già andato via, con la ragazzina intraprende un viaggio in lungo e in largo per gli USA, alloggiando per alberghi, spacciandola per sua figlia. La Salle intanto si stabilizza a Dallas per un anno, apre un officina e iscrive la ragazza a scuola, Sally si rassegna, nessuno crederebbe ormai a quanto accaduto. Un’amica di La Salle, Ruth Janish, intuisce che in quella coppia c’è qualcosa di forzato. Convince l’uomo a raggiungere lei e il marito in California per un’opportunità di lavoro e lì viene arrestato, trentacinque anni di condanna. Sally torna a casa e tutti in città pensano che la piccola sia una poco di buono scappata con un cinquantenne, la tormentata vita della ragazza ha la sua conclusione due anni dopo, morta in un incidente stradale.

Vladimir Nabokov

Le somiglianze tra Sally e Lolita, celebre romanzo di Vladimir Nabokov sono sostanziali. Dal punto di vista filologico vi sono differenze e collegamenti cangianti, la storia, seppur romanzata vede proprio Sally nei panni di Lolita. Sì, proprio quella «Lolita, luce della vita, fuoco dei lombi, Lo-li-ta», che tutti abbiamo visto, sentito nominare, si spera letto. Lolita non è solo un romanzo, Lolita è vita, è scandalo, squallore, rabbia, verità. Nabokov ha sempre negato collegamenti tra la storia di Sally e il suo capolavoro, eppure ci sono alcune prove che legano inevitabilmente Lo e Sally Horner. Nel libro The real Lolita, di Sarah Weinnam viene ripercorsa tutta la storia. Le fughe in macchina, i soggiorni, i capricci della ragazza accontentati da Humbert Humbert, il professore di francese, la durata del rapimento ed altri piccoli dettagli. Sia Sally che Dolores erano more, erano figlie di madri vedove ed avevano la stessa età quando furono sequestrate e quando morirono.

Tra le carte di Nabokov sono stati trovati ritagli di giornali proprio sui fatti La Salle-Sally: il romanzo è coperto da un velo di struggente mistero. Scoprire la verità assoluta è un’attività che si lascia volentieri a qualche appassionato, il romanzo vero o fantasioso che sia è potente. Nabokov mette anima, cuore, dolore su quelle pagine capaci di sprigionare lati oscuri del nostro subconscio e destabilizzare il nostro io. Lolita è tutto e niente, è ciò che uno più desidera ma anche rifiuto assoluto. È indignazione e ora anche storia, perché la piccola Sally in fondo è esistita e poco importa se Nabokov si sia ispirato o meno perché Sally, grazie a le pagine memorabili di Nabokov in fondo non è mai morta. Torna in vita nella mente del lettore ogni volta che viene letta: la persona si è fatta personaggio.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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