La Sindrome di Stendhal: i poteri della grande bellezza

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Marie-Hanry Beyle -Stendhal

La Sindrome di Stendhal prende il nome dal francese Marie-Hanry Beyle poiché il romanziere romantico fu tra i primi a descrivere lo stato di smarrimento e di angoscia percepito durante “la contemplazione della bellezza”. Lo pseudonimo Stendhal comparve in occasione della stesura del testo Roma, Napoli e Firenze: con ogni probabilità lo scrittore si ispirò alla terra natia dell’ammirato e stimato critico e storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann, la cittadina tedesca di Stendal. Proprio in tale diario di viaggio del 1817 Stendhal affermò:

Ero già in una sorte di estasi per l’idea di essere a Firenze, e la vicinanza dei grandi uomini di cui avevo visto le tombe. Assorto nella contemplazione della bellezza sublime. […] Ero arrivato a quel punto di emozione dove si incontrano le sensazioni celestiali. […] Ogni cosa parlava così vividamente alla mia anima. Ah, se solo potessi dimenticare. Uscendo da Santa Croce avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi. La vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere.

Stendhal (Grenoble, 23 gennaio 1783 – Parigi, 23 marzo 1842) ebbe con l’Italia un rapporto profondo. Vi soggiornò a lungo e in svariate occasioni. Fu qui che prese spunto per la stesura dei suoi romanzi storici, a partire da La certosa di Parma. Interessante osservare che, nonostante beneficiò del Grand Tour grazie alla sua ricchezza, fu tra i primi ad utilizzare la definizione di “turista”, considerando il viaggio come un elemento comune, ordinario e fondamentale, da non riservare a pochi benestanti. Nella penisola sperimentò insoliti fenomeni emozionali che gli procurarono indebolimento e disturbi percettivi, causati dall’avvicinamento ad opere d’arte.

Santa Croce, Firenze

Bensì in molti ne avessero già inconsciamente parlato, la definizione “Sindrome di Standhal” nasce in tempi recenti, così soprannominata dalla psicoanalista Graziella Magherini (Firenze, 1927) e dal suo gruppo di studiosi. In La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte del 1977, la studiosa fiorentina affronta la questione dal punto di vista scientifico, prendendo in analisi un centinaio di casi, in cui venne riscontrato turbamento psichico dinanzi alle opere d’arte. Così la Magherini spiega come nacque l’interesse per tale fenomeno:

All’epoca svolgevo l’attività di psichiatra responsabile del Servizio per la salute mentale dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova di Firenze, e fui molto colpita, insieme ad altri miei colleghi, dal fenomeno ripetuto di arrivi d’urgenza di persone colpite da disturbi psichici improvvisi.

Stile Arte, intervista a G. Magherini

È l'estate, fredda, dei morti
L’isola dei morti di Arnold Böcklin, uno dei quadri che maggiormente provoca la Sindrome di Stendhal

Nel volume emerge come l’elemento del viaggio sia centrale ed in particolare lo studio evidenzia come, nel 87% dei casi, si tratti di viaggiatori individuali, persone quindi lontane dalla loro “confort zone”. Tali disturbi psicologici acuti, della durata di qualche ora o al massimo di pochi giorni, riscontrati in turisti in visita alla città toscana, hanno generato per lo più negli affetti un forte desiderio di casa e la necessità di conforto da parte di familiari o conoscenti. I sintomi analizzati sono identificabili in tre macro-tipologie: crisi di panico, disturbi di affettività e disturbi del pensiero. Lo sviluppo varia a seconda delle personali biografie e delle storie infantili dei singoli, generando così palpitazioni e svenimenti, depressione o euforia ed ancora alterazione delle percezioni.
Curioso come tali individui fossero generalmente asintomatici prima di imbattersi in un’opera d’arte particolarmente evocativa. L’ambiente, non sempre era visto dai soggetti chiamati in causa come ostile e disorientante, veniva considerato spesso come piacevole; ma in particolari circostanze per il fruitore insorgeva la difficoltà nel contenere le emozioni. La condizione di viaggio è quindi fondamentale per lo sviluppo della Sindrome di Stendhal, in quanto nel nostro “habitat naturale” è molto più semplice contenere e gestire situazioni di disagio.

Prima Scena de La Grande Bellezza

La Sindrome di Stendhal non è limitata solo all’Italia ed è spesso identifica sotto la dicitura di “Sindrome di Gerusalemme”; un recente studio nomina le tre città più affette: Firenze, Gerusalemme e Parigi. Vero è che il Nostro Paese si confà a tale ingrato compito, essendo l’Italia intera un museo a cielo aperto, dove l’arte parte dalle istituzioni e si dirama per le piazze e per le strade, dando luogo a stimoli sensoriali abnormi. Tale argomento è stato ripreso da Paolo Sorrentino nella prima scena de La grande bellezza, in cui un turista giapponese ammirando la maestosità della Città Eterna ha un mancamento. Così il regista afferma, durante un intervista al New York Times, in relazione all’episodio:

Per me era importante comunicare che Roma ha una bellezza talmente potente che, se osservata troppo a lungo, può uccidere.

Greta Canepa per MifacciodiCultura

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