Charlotte Brontë: il capolavoro “Jane Eyre” e il rifugio della scrittura

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Ci sono nomi (e cognomi) che nel mondo della letteratura sono una garanzia, e questo è il caso di Charlotte Brontë (Thornton, 21 aprile 1816 – Haworth, 31 marzo 1855), dato che è una delle tre sorelle Brontë ad aver scritto un romanzo che ha segnato la storia della letteratura inglese, grazie al caso di Jane Eyre. Infatti non si possono non citare Emily con il capolavoro di Cime tempestose ed Anne con Agnes Grey.

Mi agita fino a star male sapere che l’orizzonte sarà sempre il nostro confine.

Charlotte Brontë
Jane Eyre

Già da piccola Charlotte Brontë si esercitava nello scrivere racconti, cercando di creare vite parallele, cercando di farsi guidare dal mondo della fantasia, al di là di una realtà vissuta nel rigore. Per questo il suo rifugio fu la scrittura, anche se le costò fatica dal momento in cui era una donna. Eppure non si può negare che la saggezza e la determinazione non mancarono a tutte e tre le sorelle Brontë nel realizzare il loro sogno di scrittrici.

Era il 31 marzo del 1855 quando la Brontë morì molto giovane, all’età di trentotto anni, a causa di un’affezione polmonare a seguito della gravidanza, che purtroppo non portò a termine: pare che avesse cominciato solo in quel momento a sentirsi più serena nella sua vita privata, perché era sempre stata combattuta tra la volontà di voler scrivere liberamente e il fatto di doversi sposare per mantenersi, tuttavia diverse volte rifiutò proposte di matrimonio. Soltanto sul finire della sua vita però optò per quest’ultimo, dopo essersi innamorata del reverendo Nicholls, che già da molto tempo la corteggiava.

Nel clima della brughiera inglese, della campagna tetra e solitaria, in perfetto stile Cime tempestose, la Brontë ricevette un’educazione molto rigorosa sia perché era figlia del reverendo di Thornton (nello Yorkshire) sia perché fu costretta a frequentare il collegio femminile Clergy Daughter’s School, diretto dal reverendo Wilson, amico del padre. Si può dedurre quindi come il padre abbia sacrificato l’educazione delle figlie per favorire, al contrario, quella del figlio maschio. Un ambiente del genere ebbe delle conseguenze notevoli sulla salute fisica e psicologica di Charlotte, dal momento in cui le condizioni igieniche non erano adeguate alla norma e la disciplina più che austera. Addirittura le due sorelle maggiori dell’autrice, Maria ed Elisabeth, morirono prematuramente per tubercolosi.

Charlotte Brontë
dal film

L’atmosfera del collegio, così ferrea e soffocante, diede l’ispirazione a Charlotte per la stesura del suo romanzo Jane Eyre: indice del fatto che l’esperienza della vita reale, delle sofferenze subite siano fonte di ispirazione per la scrittura, e così l’osservazione del mondo circostante. La stessa Charlotte, ai tempi della frequentazione del collegio, insieme alla sorella Emily aveva dovuto imparare a temprare il suo carattere, a sviluppare un’attitudine coraggiosa e ribelle. E, appunto, tutto questo si è poi riversato nel romanzo. Dall’opera infatti si percepisce come Jane Eyre sia un’eroina ottocentesca fuori dal comune, pronta a superare le vessazioni subite dai cugini e dalla zia a cui viene affidata durante l’infanzia, le ipocrisie della società: non scende a compromessi, è decisa ad affermare la sua volontà grazie alla sua libertà e alla sua indipendenza, anche al di là di privazioni e sacrifici. Proprio questo la rende un personaggio moderno, dalla forte introspezione psicologica che l’autrice ha saputo attribuirgli. Uno dei maggiori conflitti che vive la protagonista, sfortunatamente o fortunatamente (sta al lettore giudicarlo) è l’innamoramento nei confronti di Edward Rochester, un uomo già sposato che a sua volta ama la giovane disperatamente, non appena mette piede nella sua tenuta di Thornfield, nello Yorkshire.

Jane Eyre è un classico che ha appassionato anche il mondo cinematografico, e tra i numerosi adattamenti rilevante è l’ultimo realizzato nel 2011, dai toni gotici e oscuri, per la regia di Cary Fukunaga, e con Mia Wasikowska, Michael Fassbender e Judi Dench. Qui di seguito vi proponiamo il trailer.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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