Bellocchio al Festival di Cannes con “Il Traditore” Buscetta

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Marco Bellocchio

Dal 14 al 25 maggio a Cannes ci sarà il 72esimo Festival del Cinema che assegnerà la rinomata Palma d’Oro, e quest’anno a concorrere c’è una regia impegnata civilmente per la firma di Marco Bellocchio (Nel nome del padre, Il sogno della farfalla, Fai bei sogni tra le tante regie) e tra gli sceneggiatori anche Francesco Piccolo. Il film in questione s’intitola Il Traditore: al centro la figura del boss mafioso, poi pentito, Tommaso Buscetta, determinante per la violenta storia della mafia siciliana degli anni ’80 in poi, e allo stesso tempo per la scoperta dei suoi tradimenti nei confronti dei clan rivali, in primis verso Totò Riina. Buscetta è anche soprannominato il boss tra i due mondi, per il fatto di aver prima messo a punto le stragi, e in seguito di averle confessate e raccontate nel dettaglio, contribuendo alla ricostruzione antimafiosa della magistratura, come durante la collaborazione con Giovanni Falcone per il futuro maxiprocesso.

Non casualmente, Il Traditore uscirà nelle sale cinematografiche in data 23 maggio, in omaggio all’attentato di Capaci in cui morirono Falcone, la moglie Morvillo e la scorta. A Cannes Bellocchio è l’unico regista italiano in concorso, e si dovrà contendere il premio, ad esempio, con Almodovar e Dardenne. Bellocchio tiene a precisare che il film debba essere visto in una certa ottica: «è un film civile, o di denuncia sociale, come si diceva una volta, evitando però ogni retorica o ideologia». Buscetta è ritratto come un personaggio estremamente complesso, «non c’è né altarino, né condanna. La sfida è proprio questa». E aggiungiamo il siciliano, lingua meravigliosa che accentua di più il mistero di questa storia.

L’arresto di Tommaso Buscetta

Nell’incipit Buscetta è in Brasile, a San Paolo, nel 1983. Nello stesso anno Falcone gli propone la collaborazione di pentito ma rifiuta e intanto l’Italia chiede l’estradizione. Buscetta teme il ritorno in Sicilia in quanto è in guerra spietata e aperta con il clan dei corleonesi di Totò Riina, che non ha mai smesso di uccidere persone a lui care. Dunque, in un secondo momento il boss accetta l’invito del magistrato e si pone sulla via della giustizia. «La figura di Buscetta unisce orrore e moralità. Si parla di “tradimento” ma le questioni sono molto più complesse. Buscetta ha “tradito” la propria famiglia, ha reciso le sue radici e se lo ha fatto è stato in qualche modo per salvare la propria vita…», queste le parole di Bellocchio. La collaborazione di don Masino – così dalle sue cosche era chiamato il boss – è stata fondamentale per la svolta delle indagini sui rapporti Stato-Mafia, e per porre fine a una fase di quella che è stata la criminalità organizzata a Palermo e non solo. In particolare, Buscetta fece il nome di Giulio Andreotti e di Salvo Lima dopo le stragi del 1992 e si allontanò di nuovo dall’Italia. Morì all’inizio degli anni Duemila per malattia, in America, in un bunker super segreto.

Pierfrancesco Favino

Al centro del cast un Pierfrancesco Favino molto somigliante al boss pentito grazie ad un formidabile trucco; uno dei volti più noti del cinema italiano (L’ultimo bacio, La vita facile, Romanzo criminale, Romanzo di una strage, Saturno contro, Suburra, A casa tutti bene, solo per citare qualche titolo), dunque, che porterà sul grande schermo una vicenda che fa riflettere sulla storia della legalità del nostro Paese, tra i mille sentieri e le mille strategie che essa comporta.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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