Robert Doisneau, l’obiettivo che catturò la bellezza reale

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Robert Doisneau, l’obiettivo che catturò la bellezza reale

Gli scatti Robert Doisneau sono ormai noti a tutti: il suo stile inconfondibilmente sincero, allegro e reale ha fatto sì che fotografie come Le Baiser de l’hôtel de ville siano diventate delle vere e proprie icone pop. Ma cerchiamo di scoprire il genio che si cela dietro queste fotografie epocali e qual era il suo messaggio.

Doisneau nasce il 14 aprile 1912 a Gentilly, un quartiere parigino, studia litografia e si mormora che abbia scattato la sua prima fotografia a una pila di ciottoli ammucchiati per strada nel 1928, all’età di 16 anni.

È presto vestito del ruolo di precursore della fotografia umanista, quella fotografia che immortala la vita quotidiana ma che non si limita a documentarla, scava a fondo per portare alla luce gesti di quotidianità e di umiltà, quella vita difficile ma sorprendente che si nasconde nei sobborghi di Parigi. Robert Doisneau cattura aspetti nascosti e inattesi di una metropoli che sta cambiando velocemente: incuriosito dai dettagli, è un osservatore acuto, ma anche un abile pescatore.
Per cinquant’anni si apposterà sulle rive della Senna fotografando la vita in tutta la sua pienezza. È la vita la sua più grande musa: la vita dei bistrot, delle piazze, delle strade, dei quartieri e dei sobborghi. Ci mostra l’umorismo e i giochi di strada dei bambini, la Parigi degli innamorati, la Parigi poetica, ironica e surreale.

Robert decide di fotografare un mondo ideale, quello in cui vuole vivere e che desidera mostrare alla gente. Attraversa la guerra, che però non macchia le sue immagini di sangue: i suoi scatti sono delicati, caratterizzati da un entusiasmo aggraziato, e fanno trapelare la sua necessità di fotografare ciò che di buono e puro c’è nel mondo: «Il mondo che cercavo di far vedere era un mondo dove stavo bene, dove la gente era gentile e dove trovavo la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie fotografie volevano dimostrare che un mondo del genere poteva esistere».

Che cosa quindi è reale e che cosa è costruito? La produzione di Robert Doisneau è un teatro di emozioni, cercate catturate o ricreate, al centro troviamo sempre l’essere umano nella sua quotidianità. L’artista utilizza un registro ironico, un processo talvolta impulsivo talvolta simulato. La simulazione dell’immagine trattiene tuttavia sempre un senso di essenzialità e genuinità, le immagini sono esaurienti e riempiono gli occhi di fascino: esso stesso si definisce pescatore d’immagini. Le cerca, le aspetta, ma quando non le trova, le crea.
Intenerisce la realtà Robert Doisneau, la addolcisce, ne smussa gli angoli e ne rimuove le schegge, così da impedire allo spettatore di pungersi: un po’ documentò e un po’ creò la Parigi dei suoi anni. Dopotutto, non c’è niente di più soggettivo dell’obiettivo, come affermava lui stesso.

Per cogliere meglio l’intensità e la sensibilità che caratterizzano le immagini di Robert bisogna leggere le sue parole:

Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. È una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori. 

Robert Doisneau

Robert Doisneau, che si spegnerà a Montrouge il 1° aprile del 1994, in un’intervista con Frank Horvat pubblicata su Leica Lab, parla del suo approccio con la gente: le persone non erano mai meri soggetti vincolati e sottomessi al suo obiettivo, bensì individui, tanti miracoli fotografici in procinto di accadere, si doveva prestare la dovuta attenzione o svanivano nel nulla.
L’umanità è ciò che davvero caratterizza questo fotografo, la sua instancabile capacità di meravigliarsi è potente quanto le immagini stesse.

Chiara Salvi per MIfacciodiCultura

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